NOEMA Home SPECIALS › L'arte di Andy Warhol
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Introduzione
Andy Warhol e la produzione letteraria
Warhol e i Velvet Underground
Il concetto del tempo nell'arte di Andy Warhol
L'arte di Andy Warhol: influenze, tecniche, media
Andy Warhol e la produzione artistica
Andy Warhol e il cinema underground della Silver Factory
Andy Warhol e Paul Morrissey
La trilogia: carne, spazzatura, calore
Appendice: aforismi pop
Filmografia, bibliografia e sitografia

 

L'ARTE DI ANDY WARHOL: INFLUENZE, TECNICHE, MEDIA

 

 

Influenze artistiche
Tecniche e media

 

Influenze artistiche

Warhol è stimolato da vari artisti e varie arti: l'avanguardia musicale minimalista (già con John Cage, poi con la Monte Young), i primi happening, le ricerche del gruppo Fluxus, le coreografie del Judson Dance Theater di Merce Cunningham, il cinema underground, The Theatre of Ridiculous di Ronald Tavel.

In particolare l'intento del JDT è di creare azioni sceniche non teatrali che demistifichino la concezione classica della danza contemporanea: movimenti liberi e presi dal quotidiano, ripetizione di gesti banali, interventi parati, inserimento di giochi di gruppo contribuiscono alla creazione di happening il cui aspetto più importante è la collaborazione che si viene a creare tra i diversi ambiti artistici e l'intervento del pubblico mescolato alla rappresentazione.

Altri influssi derivano dai registi underground (Stan Brakhage, Gregory Markopoulos, Ron Rice, Kenneth Anger, Jack Smith, The Kuchor Brothers) accomunati dall'estrema libertà compositiva, da una ricerca formale che privilegia la giustapposizione di immagini e suoni nel montaggio analogico, dalla sperimentazione iconografica, dalla manipolazione dell'immagine e dalla pellicola fino al raggiungimento di esiti astratti. I soggetti sono spesso visionari e trattano di ossessioni personali degli autori, di incubi, di violenza, talvolta rappresentano una critica feroce all'estabilishment americano.

 

Tecniche e media

All'inizio le tecniche usate sono lo stencil e gli stampi di gomma su cui l'artista interviene poi applicando il colore direttamente sulla tela; è un processo manuale laborioso. Nel 1962 Warhol ricorre al processo fotomeccanico senza intervento manuale su tela, cioè al lavoro serigrafico.

"La tecnica della stampa con i timbri di gomma che avevo usato per ripetere le immagini all'improvviso mi sembrò troppo poco professionale; volevo qualcosa di più tecnico che desse un effetto di ripetizione. Con la serigrafia prendi una foto, la ingrandisci, la trasferisci sulla tela usando la colla e poi passi sopra il colore in maniera tale che esso penetri attraverso la tela ma non sulla colla. Così hai la stessa immagine, ogni volta leggermente diversa. Era un procedimento semplice, veloce e casuale."

La tecnica del riporto fotografico su tela permette all'artista di riprodurre fedelmente le fotografie in maniera anonima e impersonale. Warhol si limita a selezionare le foto da serigrafare e a determinare il formato e i colori. Scardina così l'idea dell'originalità dell'opera d'arte e dell'unicità dell'atto creativo da parte del pittore, che delega il processo di stampa. L'utilizzazione del processo serigrafico implica già in primo grado l'impersonalità dell'autore che sceglie di riprodurre "found image", immagini già esistenti nel circuito dei mass media, che non hanno diritti d'autore.

Il passaggio graduale da una tecnica ad un'altra testimonia la continua ricerca di Warhol di un processo meccanico di stampa in grado di rendere il lavoro facilmente riproducibile in tempi brevi: sarà nel mezzo cinematografico che, dal 1963, troverà l'ideale processo riproduttivo del reale. La tensione verso la meccanizzazione assoluta dell'opera d'arte ("I want to be a machine") ha la precisa finalità estetica di documentare tutto ciò che accade. Per questo Warhol, durante tutta la sua carriera artistica, utilizzerà strumenti meccanici come il registratore, il video, la fotografia, il cinema, che gli permetteranno di cogliere la quotidianità in tutte le sue forme.