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I Love You
[Versione italiana] [English Version]

jaromil

 

 

 

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[Italiano]

 

Sto curando una mostra dal titolo I Love You presso il museo delle arti applicate di Francoforte, che si terrà dal 23 maggio in poi per due settimane, sui virus ed il codice sorgente: quella che io chiamo digital bohème.
Spero di suscitare il vostro interesse su questioni ben poco discusse e conosciute postando qui il mio testo introduttivo all'evento.

jaromil, Vienna 2002

 

Preludio

Quando parliamo di software come di arte è bene considerare l'intero processo creativo che porta alla sua concezione e realizzazione, concezione e realizzazione di una nuova operabilità nel dominio digitale: stiamo volgendo il nostro sguardo al codice sorgente (1), all'affascinante mondo dell'algebra e dell'algoritmo che nell'immanenza digitale prende forma in espressioni molteplici: dense, riformulabili e produttrici di senso.

Il codice sorgente o meglio gli algoritmi e l'algebra, strumenti digi-artigianali privilegiati dalla nostra contemporaneità e memori di millenarie teorie matematiche (2), solo da poco più di un quarto di secolo arrivano a costituire il software: strumento di creazione artistica e di comunicazione, una meta-letteratura che definisce modalità di veicolare e (ri)produrre senso moltiplicando le possibilità di comunicazione. Come il software è uno strumento di meta-comunicazione, così esso stesso a sua volta rappresenta una Parole (citando Saussure) che deriva la sua esecuzione da una Langue: l'universo grammaticale e linguistico del codice. L'esercizio metafisico è ricorsivo; anche se per molti è un oscuro criptogramma il codice sorgente condiziona indirettamente il nostro modo di comunicare, ed ancor più l'efficienza con cui lo facciamo.

È a fronte di tali premesse che proviamo a considerare il fenomeno dei virus software: al contempo ribelle atto poetico, sintomo politico e strutturale, tentativo di escursione della rete nella sua permeabilità; intelligenze artificiali (di rado dannose, a dover di cronaca) che da sempre popolano l'universo digitale.

 

Digital Bohème

Nel considerare il codice sorgente letteratura, dipingo i virus come delle "poesie maledette", "giambi" rivolti contro chi vende la rete come un posto sicuro e borghese. Il dominio digitale è regolato da rapporti di forza e leggi "fisiche" differenti dal dominio naturale: realizza un chaos - scomodo perché insolito, fertile - nel quale navigare; in esso i virus sono delle composizioni spontanee, liriche nel causare l'imperfezione di macchine "fatte per funzionare" e nel rappresentare la ribellione dei nostri servi digitali.

Potrebbe sembrare che il lirismo di cui si parla sia apprezzabile solo grazie a cognizioni tecniche specifiche, ma non è così; uno dei tentativi dell'esposizione I Love You (http://www.digitalcraft.org/) sui virus software che si terrà nel Museo delle Arti Applicate di Francoforte è proprio questo: esplorare aspetti troppo spesso trascurati di una "boheme digitale" che è riuscita a dare un corpo più organico alla rete nella quale ci muoviamo oggi, elaborando in essa nuove modalità di circolazione delle informazioni ed una vera e propria estetica della quale la cosiddetta net-art ha spesso saputo permearsi.

Il chaos:

"The last possible deed is that which defines perception itself, an invisible golden cord that connects us: illegal dancing in the courthouse corridors. If I were to kiss you here they'd call it an act of terrorism - so let's take our pistols to bed & wake up the city at midnight like drunken bandits celebrating with a fusillade, the message of the taste of chaos."
Hakim Bey

Ora digita :(){ :|:& };: in un qualsiasi terminale Unix.

 

Anticorpi della Rete

Così come un organismo difende se stesso dalle malattie che lo infettano, così la rete ha reagito producendo anticorpi che assalgono i bachi di alcuni software difettosi. Una particolare specie di virus che si è maggiormente propagata di recente, i worm, lo ha fatto soprattutto tramite programmi di posta e server di dati. Le case produttrici dei software vulnerabili sono ancora impegnate nel tentativo di migliorare la sicurezza dei propri prodotti, che nel nostro caso significa la privacy delle nostre comunicazioni.

Sul piano politico vediamo che la reazione di molti scrittori di virus, entità che si identificano in rete per una profonda conoscenza dei suoi elementi costitutivi, è provocata proprio dall'approccio corporativo e monopolista di alcuni giganti del mercato che sognano di rendere la rete una piazza virtuale per i propri affari, senza rispettare l'orizzontalità che la caratterizza e le abitudini dei cittadini che l'abitano. Ad oggi contiamo innumerevoli tentativi di ostacolare la velocità con la quale le informazioni possono circolare, dalla censura alle restrizioni sul copyright (3):

"Since the earliest days of the personal computer, Cyberspace was seen as a vehicle to restore disappearing public spaces. Lee Felsenstein, one of the founders of the personal computer, advocated using this new tool to restore an information commons (Felsenstein). Felsenstein and many of his fellow personal computing pioneers envisioned that the Internet could provide a vast public space that would reflect diverse interests and encourage free speech and creativity.

For many years popular discourse framed the Internet as a diverse free speech zone where 'anyone can be a creator'. But in the early days of the WorldWide Web, public areas of the Internet became increasingly walled-off. In 1994 this author warned of the 'colonizing effect' that commercial interests would have on the public space that the Internet then represented (Besser, 1994). And in 1995 he discussed how control by large industries would supercede the public benefit and diversity aspects that the Internet had promised. Almost a decade later, we see Internet spaces increasingly fenced off, and peoples' actions increasingly tracked and recorded."
Howard Besser

I virus sono il sintomo politico di una comunità ad oggi molto vasta e bandirli non è la soluzione ai problemi da cui scaturiscono. Lo stesso discorso valga per anonimato e hacking.

 

Rhizography

Ad uno scrittore di virus interessa esplorare la permeabilità della rete. Un rizoma di tali e tante dimensioni come internet non può essere rappresentato in nessuna topografia, ad oggi i tentativi sono stati molteplici, ma mai completi. La sua estensione può essere tracciata seguendo un cammino: sondare i meandri, seguirne i percorsi e le connessioni. Iniettare un liquido di contrasto nell'organismo per seguirne la conformazione e la struttura; al risalto otteniamo il percorso tipico dei vasi nell'angiogramma.

Ora facciamo uno sforzo e consideriamo le origini dell'Istinto di Esplorazione così come possiamo rappresentarcelo nella nostra storia, quella del mondo organico conosciuto.

 

Ringrazio di cuore tutto il team di digitalcraft.org per l'attenzione e l'interesse a quello che è stato il nostro lavoro, una ricerca collettiva e appassionata alla quale sono onorato di contribuire; con un ringraziamento particolare a Franziska Nori, Lobo, Florian Cramer, Andreas Broeckmann, Alessandro Ludovico, Garderobe23/Kunstfabrik Berlin, Woessel; in solidarietà con tutti coloro che ancora resistono.

 

Copyleft 2002 jaromil (http://korova.dyne.org/)

Permission is granted to copy, distribute and/or modify this document under the terms of the GNU Free Documentation License, Version 1.1 or any later version published by the Free Software Foundation; with all Sections being Invariant. Permission is granted to make and distribute verbatim copies of this document page provided this permission notice are preserved on all copies.

 

 

[English]

 

 

Prelude

Any discussion of software as art requires consideration of the whole creative process involved into its concept and realization, which leads to a new operability in the digital domain: our attention here is focused on source codes (1), the fascinating world of algebra and algorithm that can be seen in many expressions of form within the digital immanence and all of them can be reformulated and produce meaning.

Source codes, or rather algorithms and algebra, are the tools of the digital craftsman in the modern age with over a thousand years of mathematical theories behind them (2), only for little more than a quarter of a century have they acted as software. Software is a means of creating art and communicating. It is a metaliterature which defines how meaning can be carried and (re)produced by multiplying the possibilities of communication. Just as software is a means of metacommunication, so it represents a Parole, (to quote Saussure), deriving its execution from a Langue, i.e. the grammatical and linguistic universe of the code.

The metaphysical exercise becomes recursive here: although many see the source code as merely an obscure cryptogram, it has an indirect effect on the way we communicate and even more on the efficiency with which we do so.

With all this in mind, let us now turn our attention to the phenomenon of software viruses. These are a combination of poetical acts of rebellion, political and structural symptoms, attempts to get into the cracks of the net exploring its permeability; artificial intelligences, (rarely harmful, just for the record), which have always populated the digital universe.

 

Digital Bohème

In considering a source code as literature, I am depicting viruses as "poesie maudite", "giambi" against those selling the net as a safe area for a bourgeois society. The relations, forces and laws governing the digital domain differ from those in the natural. The digital domain produces a form of chaos - sometimes uncomfortable because unusual, alltough fertile - to surf thru: in that chaos viruses are spontaneous compositions, lyrical in causing imperfections in machines made to serve and in representing the rebellion of our digital serfs.

It might seem that this notion comparing viruses to lyrical poetry can only be appreciated by those with specific technical knowledge but this cannot be true. This is, in fact, one of the attempts made by the I Love You exhibition of digitalcraft.org, exploring the too often neglected sides of what i call here digital boheme. This succeeds in making the net we surf today more organic by devising new ways for information to circulate on it and an aesthetic, in the true sense of the term, which has often permeated so-called net-art.

The chaos:

"The last possible deed is that which defines perception itself, an invisible golden cord that connects us: illegal dancing in the courthouse corridors. If I were to kiss you here they'd call it an act of terrorism - so let's take our pistols to bed & wake up the city at midnight like drunken bandits celebrating with a fusillade, the message of the taste of chaos."
Hakim Bey

Now type in :(){ :|:& };: on any UNIX terminal

 

Internet Antibodies

Just as an organism defends itself against the diseases which infect it, so the net has reacted by producing antibodies attacking the bugs from several types of defective software. One particular type of virus spreading recently is worms, which has done so particularly through e-mail programmes and data servers. Vulnerable software manufacturers are still busy trying to improve the safety of their products which, in our case, means the privacy of our communications.

Politically speaking, we see that the reaction from many virus writers, who can be identified on the net as having a profound knowledge of the elements that make up the net itself, has been brought about precisely because of the corporate, monopolistic approach of certain giants on the market who are dreaming of turning the net into a virtual shopping area for their own forms of business, with no respect for the horizontal nature in the relationships of the citizens who live on it. So far, we have had endless attempts to hamper the speed at which information can circulate, ranging from censorship to copyright restrictions, with the precise goal of centralizing the flow (3):

"Since the earliest days of the personal computer, Cyberspace was seen as a vehicle to restore disappearing public spaces. Lee Felsenstein, one of the founders of the personal computer, advocated using this new tool to restore an information commons (Felsenstein). Felsenstein and many of his fellow personal computing pioneers envisioned that the Internet could provide a vast public space that would reflect diverse interests and encourage free speech and creativity.

For many years popular discourse framed the Internet as a diverse free speech zone where 'anyone can be a creator'. But in the early days of the WorldWide Web, public areas of the Internet became increasingly walled-off. In 1994 this author warned of the 'colonizing effect' that commercial interests would have on the public space that the Internet then represented (Besser, 1994). And in 1995 he discussed how control by large industries would supercede the public benefit and diversity aspects that the Internet had promised. Almost a decade later, we see Internet spaces increasingly fenced off, and peoples' actions increasingly tracked and recorded."
Howard Besser

Viruses are a political symptom of a community which continues to be extremely vast and banning them is not the solution to the problems deriving therefrom. The same holds true for anonymity and hacking.

 

Rhizography

A virus writer is interested in exploring the permability of the net. A rhizome of such and so many dimensions as the internet cannot be represented by any map many have tried but no one has so far completed this task. Its extension may be traced by following a path, sounding where it wanders off and tracing its directions and connections. Injecting a contrast medium into the organism to follow shape and structure will produce an angiogram showing the typical arrangement of veins.

Let's now make an effort and consider the origins of the Instinct of Exploration as we can represent it in our own history, the history of the organic world as we know it.

I Love You is an exhibition curated by the Franziska Nori and the digitalcraft.org team into the Museum of Applied Arts in Frankfurt, opened to the public from the 23d of May to the 13th of June. The phenomenon of computer viruses will give place to an exposition, round table discussions and a catalog publication, in particular on the opening held the 23d of May there will be a code-poetry reading, a mafia software presentation and a discussion with epidemiC, Florian Cramer, 01001.ORG, Eric Chien from Symantec and me.

I'd like to express my heartfelt thanks to all the digitalcraft.org team for the attention and interest in our work. It has been an honour for me to contribute to this ongoing collective research for which there has been so much enthusiasm. Very special thanks to Franziska Nori, Florian Cramer, Andreas Broeckmann, Alessandro Ludovico, Garderobe23 / Kunstfabrik Berlin, Woessel; in solidarity with all those who still resist.

 

Copyleft 2002 jaromil (http://korova.dyne.org/)

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