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Nuovo Mercato/3. Quando la sicurezza dell'investitore latita

Informazioni finanziarie via Internet, la Consob dà un stop alle aziende quotate. Ma la sua paletta serve a poco. Il caso Freedomland e quegli strani attriti con le procure...

di Francesco Cisternino

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Il recentissimo appello alle aziende della Consob, organismo addetto al controllo per tutto quello che passa in Piazza Affari, ad informazioni più complete e aggiornate nelle notizie diffuse attraverso la rete evidenzia una piaga scoperta in verità già da tempo: gli investitori possono essere tratti in inganno (e di fatto lo sono) da documentazioni societarie carenti se non fuorvianti presenti nelle pagine dei siti web ufficiali dedicati all'informazione finanziaria, troppo spesso dediti in realtà a perseguire finalità promozionali. Fa giusto al caso nostro un Paese sinora inedito, gli USA, dove la potente commissione di controllo SEC impone alle società quotate di emettere dei profit warning (informazioni sui profitti) quando gli utili sono inferiori a quelli preannunciati. E altre misure come questa a tutela del consumatore/investitore abbondano. In Italia, invece, ciccia: la sicurezza scarseggia anche perché la stessa Commissione è praticamente impotente. E vediamo perché.

Innanzitutto, la Consob si trova nell'assoluta anomalia di non poter intentare azione civile, che avrebbe tempi ben più rapidi rispetto all'inservibile penale (mediamente servono circa 17 mesi), e porterebbe a veloci definizioni di danno sull'illecito profitto nel caso ad esempio di insider trading o aggiotaggio. La Sec, invece, agisce nel giro di poche ore attraverso uno staff di 2900 tecnici (Consob ne ha 1616, non pochi se vengono poste le debite proporzioni) attivo 24 ore su 24. Probabilmente la verità sta nel fatto che una Consob potente fa paura alle procure penali che preferiscono tenere da sole le imprese sotto scacco, ed è per questo che l'organo guidato dal pur bravo Spaventa non seguirà le orme del "cugino" inglese, che da pochi giorni ha conseguito questa importante possibilità.

Proviamo ora a dare uno sguardo sul modo in cui opera la Sec nel caso di un sospetto di insider trading, vale a dire quell'azione illegale compiuta da qualcuno che, in possesso di informazioni riservate sull'attività di un'azienda (acquisizioni, ad esempio, nuove strategie o comunque qualsiasi attività che può condurre a oscillamenti significativi dei titoli), utilizzi questa asimmetria informativa a fini speculativi. Due senior analist e un gruppo di tecnici sorvegliano sistematicamente i movimenti "sospetti" dividendoli in tre fasce, la prima blu, la seconda gialla e la terza rossa. Quest'ultima fa attivare un allarme elettronico, denominato "blue sheet", che automaticamente chiede ai broker di identificare i clienti alle prese con quel titolo. Raramente si ricorre ad intercettazioni telefoniche, generalmente disposte dal magistrato solo quando le tracce sono svanite. Un po' di numeri ci potranno illuminare sull'efficacia dell'azione: dal 1995 al '99 la Sec ha vinto 162 cause civili contro 270 imputati di insider trading, ottenendo sanzioni per oltre 40 milioni di dollari di profitti illeciti. Più o meno nello stesso periodo (dal '95 al settembre scorso), andando a sommare Italia (due in dieci anni), Gran Bretagna, Germania, Francia e Svizzera le condanne per lo stesso reato sono state solo 19. Una bella differenza, non c'è che dire.

Passiamo adesso ad un esempio specifico, concernente però altri reati finanziari attigui, e parliamo in particolare di una società molto chiaccherata, Freedomland. Tale azienda, il cui fondatore risponde al nome di Virgilio De Giovanni, ha immesso sul mercato da circa un anno e mezzo un servizio davvero innovativo per il nostro Paese: dietro pagamento di un canone viene fornito un decoder, una tastiera a infrarossi, un telecomando, un indirizzo di posta elettronica e l'accesso ad un portale in italiano che consente ai neofiti un primo (e parziale) contatto con Internet. In sintesi, si tratta di una via di mezzo fra un computer ed un televisore. Sia detto per inciso, questa società ha dei connotati quantomeno peculiari: una rete di vendita enorme, 5-6 mila persone (ma c'è che dice che siano 10 mila) che periodicamente si ritrovano in maxi convention a base di musica a manetta, display giganteschi sui quali scorrono le parole della New Economy, bandiere e striscioni e via andare. E soprattutto lui, Degio, come lo chiamano i suoi, ex "ragioniere" presso il negozio di calze e guanti dei genitori, che in un viaggio negli Usa non solo ha modo di conoscere Malcolm Forbes, ma scopre anche l'analisi tecnica e il network marketing. La sua vita cambia di colpo. Mette in pratica ciò che ha imparato negli Usa, fonda l'azienda che viene regolarmente quotata al NM. Tutto tranquillo, almeno in apparenza, fino al 5 ottobre scorso, quando si sparge la notizia che la società risulta iscritta nel registro degli indagati per i reati di falso in bilancio e false comunicazioni al mercato. Pare in sostanza che la società abbia pubblicato delle relazioni abbondantemente gonfiate per ciò che riguarda in particolare il volume delle vendite. E qui arriva quello che ci interessa: già dalla primavera scorsa, mentre la Consob stava esaminando il prospetto sottopostole dalla società e dai suoi advisor in vista del collocamento azionario, la Guardia di Finanza aveva cominciato le sue indagini senza avvertire in alcun modo.

Come mai, ci chiediamo, la commissione è stata tenuta fuori dalle indagini? Perché non ha potuto collaborare, forte sicuramente di elementi utili alle indagini, peraltro tuttora in corso? Un mistero. Ma, visto che abbiamo stuzzicato la curiosità su Freedomland, aggiungiamo qualcos'altro su questa intrigante faccenda della New Economy all'italiana.

L'azienda milanese si difende asserendo che si tratta di un complotto: Giovanni Romagnoni, amministratore delegato di Freedomland, asserisce durante la European Convention del 21 ottobre scorso le seguenti parole: "Quando ti capita di portare in Borsa una società e i mercati crollano e qualcuno ti tira uno scherzetto, tutti sottolineano che hai torto". Lo scherzetto, riporta Michelangelo Borrillo in un bell'articolo comparso sul Giornale due giorni dopo ("De Giovanni si difende dai fan", pag. 20), è la valutazione di 52 euro (contro i 105 del collocamento) fatta da un importante broker italiano. De Giovanni ammette: "Di alcuni contratti è vero, mancava il riscontro cartaceo; ma bastava chiamare i clienti per dimostrare la veridicità. (...) Forse due o trecento fatture erano proprio sbagliate (...) Piuttosto, se leggo che ci sono le prove, che cosa si aspetta a formalizzarmi un'accusa? Altrimenti si dica che ci sono solo dubbi."

I misteri di questa vicenda, a dire il vero, non sono pochi: agli inizi di Settembre, il giudice che aveva iniziato le indagini sul caso già nel marzo precedente viene trasferito. Pura casualità? Può darsi. "Intanto - si chiede il Degio - cercherò di capire chi ha rastrellato i titoli dopo la riammissione in borsa". E i suoi agenti applaudono e si commuovono, come fosse una star del rock.

E' molto interessante anche notare il fatto, riportato anch'esso da Borrillo, che arrivano nell'occasione attestati di stima dai principali partner della rete di vendita Internet & Telecommunication, da Daniele Rivolta di Mercedes Italia (il 27 per cento delle vendite di Smart è fatto da I&T), da Nicola Lanzetta di Infostrada (il 43,5 per cento dei clienti pare essere merito della rete di De Giovanni). Degio chiude così: "Eliminate De Giovanni, I&T e Freedomland saranno più grandi di prima". No comment.

Ma, ritornando ai guai di casa Consob, non tutto è perduto: l'esperienza di Luigi Spaventa si è rivelata fondamentale nel corso del progetto della Fesco, il coordinamento europeo delle commissioni analoghe, sulla definizione di alcuni tra i principali reati finanziari e sulle relative perseguibilità. Che questo rappresenti il primo passo verso una commissione più forte e autorevole, ma non autoritaria, dove la sicurezza per gli investitori diventi l'unico obiettivo in assoluto?

 

(Le cifre riguardanti il confronto SEC-Borsa Italiana, la descrizione delle modalitĚ d'operazione della Commissione americana e le ipotesi sui timori delle Procure penali sono tratte da "Insider trading, attenti alle Procure", Il Foglio, 30 agosto 2000).

 







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