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Tecnologie e Società

 

Autore: Pietro Barcellona
Luogo: Roma
Editore: Città Aperta
Anno: 2007
Lingua: Italiano
Allegati: nn
Prezzo: € 8
ISBN: 8881373076

L’epoca del postumano
Recensione di Antonio Tursi


Filosofo del diritto che non si tira indietro rispetto a temi che invece sono poco frequentati dai suoi colleghi (ricordiamo anche un recente volume sul linguaggio che non trascura di prendere in carico lo spazio dei flussi informativi che dopo William Gibson chiamiamo ciberspazio), Barcellona esplora in questo testo un tema di frontiera. Il gioco che l’autore ci propone è quello tra due categorie filosofiche antiche, necessità e contingenza: sono queste che articolano - con una certa ambiguità - l’argomentazione intorno a quattro elementi chiave. Diciamo subito che siamo portati a condividere sufficientemente gli argomenti sul corpo e sulla politica, e a ritenere invece fuorvianti la stessa definizione di postumano e la deriva trascendente della proposta conclusiva.

Il corpo è “il residuo irriducibile a partire dal quale la domanda su cosa è un uomo si ripropone integralmente”. Non è questione di materialismo, ma di necessaria comprensione del corpo come segno distintivo del nostro esserci. Il corpo non è riducibile ad algoritmo e come tale non può essere visto come l’ultimo ostacolo verso la nostra smaterializzazione completa così come auspicano da tempo i transumanisti alla Hans Moravec. Ma il nostro corpo non è riducibile ad algoritmo non in quanto irriducibile a qualsiasi segno, ma in quanto - come ogni segno - esso non è dominabile, non è levigabile, è opaco. Barcellona attribuisce con efficacia questa caratteristica all’alterità: quell’essere altro rispetto alla potenza conoscitiva dell’io pensante, quell’irriducibilità che ci interroga e ci fa comprendere la nostra finitezza. Ma nell’epoca delle mutazioni genetiche possiamo ormai riconoscere quell’alterità anche in noi stessi: soggettività mutanti che restano opache a se stesse.

La politica come progetto di emancipazione, come azione della libertà e per la libertà, fonda lo spazio dello stare-insieme, uno spazio diverso da quello biologico-naturalistico, “uno spazio della creazione del senso, delle mete individuali e collettive”. Si legano a questa tesi due corollari. Il primo riguarda l’opera di naturalizzazione dell’economica politica: il capitalismo riduce l’uomo a soggetto di bisogni soddisfabili ‘naturalmente’ tramite il mercato. Il turbocapitalismo del nostro tempo non lascia nessuna eccedenza, pervade ogni forma di vita, anche quelle attività una volta sottratte alla valorizzazione economica. Ecco perché il progetto politico oggi non può non farsi carico della sfera del bios. Su questa si gioca tanto il tentativo di naturalizzazione dell’economico (la vecchia ideologia borghese), quanto l’attuale progettualità del politico. Il secondo corollario riguarda la connotazione della politica come “progetto umanistico della soggettività”: forse l’instabilità delle soggettività contemporanee avverte circa l’inopportunità di riferirsi al Soggetto politico, al Soggetto paranoico della civiltà, all’Uomo.

Con questo veniamo alla definizione di postumano: l’essere generato dall’integrazione del cervello e del computer, dell’umanità e della tecnica, allo scopo di produrre una perfetta intelligenza immateriale, calcolante, selettiva, capace di tutto controllare. Il postumano è dunque il risultato di un riduzionismo informazionale, è il prolungamento dell’ideologia moderna dell’onnipotenza, dell’autocostituzione dell’umano come soggetto assoluto. Questa denuncia è fondata se riferita a Moravec ed epigoni, ma essa non coglie affatto la fecondità teorica e pratica del nuovo orizzonte filosofico. Con postumano deve intendersi il superamento dell’umanesimo tradizionale e cioè proprio di quell’ideologia moderna che Barcellona stigmatizza. Un’ideologia dell’onnipotenza che si fondata su una barra, quella che ha distinto (e subordinato irrimediabilmente) l’Umano da ciò che non ne faceva parte: gli animali, gli artefatti e non dimentichiamocelo i sotto-uomini. I “negri” senza anima, le donne invasate, i folli, i diversamente abili, ma anche quella classe operaia a cui si richiama Barcellona, non hanno sempre fatto parte dell’Umano. Inoltre, l’orizzonte postumano contempla l’irriducibilità del corpo: si tratta infatti di un orizzonte emancipativo di cui si avverte sempre più il bisogno in riferimento a diverse attuali questioni di bioetica. Il corpo del postumano non è garantito da alcuna istanza trascendente (anima, Dio) ed è perciò agente e luogo del conflitto per la sua stessa determinazione.

Per opporsi al diavolo della Tecnica, Barcellona ricorre all’acquasanta di ciò che lui chiama “il sacro”. Il sacro evidentemente non è il religioso, ma è ciò “che coincide con la realtà”, “uno spazio simbolico inappropriabile”. Il movimento verso tale spazio è però governato da logiche trascendenti, da “un’altra fede”, dal bisogno di credere, dall’“anelito spirituale di un rapporto con la divinità”. Insomma, per combattere l’antropologia dell’autocostituzione assoluta dell’umano, l’autore ricorre ad un’antropologia fondata sulla trascendenza, in questo caso verso il cosmico. “Il ritorno del ‘sacro’, di ciò che non è nella disponibilità della Tecnica, è la sola resistenza alla dissoluzione dell’umano nel meccanismo dell’artificialità vivente”. Ma se si ricordasse l’heideggeriano monito sull’essenza non tecnica della Tecnica, forse si comprenderebbe il ruolo e la responsabilità dell’umano. Barcellona ricerca il sacro, la trascendenza, il Padre amoroso, per rilanciare la politica, per salvarla dalla tenaglia tecnica-economia: in luogo della fede nella tecnica, propone così un’altra fede, quella nello spirito cosmico. La politica resta però confinata ad intervenire sul mondo e non certamente sull’ordine cosmico. Il tentativo di rilanciarla su questa base rappresenta dunque uno scacco forte: la politica si ritrova, in questo modo, impotente rispetto a ciò che la fonda, il sacro. Chi potrai mai intervenire su questo nuovo, antico fondamento?
 
 
Pietro Barcellona è professore di Filosofia del diritto nell’Università di Catania. A partire da un’analisi marxista degli istituti fondamentali del diritto privato, la sua ricerca di è orientata sulla attuale crisi della dialettica tra Stato, società e mercato. Tra le sue pubblicazioni La parola perduta. Tra polis greca e cyberspazio (Dedalo, 2007), Critica della ragion laica (Città Aperta, 2006).
 
 
[NIM.libri. Rubrica di recensioni di NIM – Newsletter Italiana di Mediologia http://www.nimmagazine.it Numero 10, settembre 2008]

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