NOEMA Home › STUFF
Tecnologie e Società

 

Autore: Roberto Paci Dalò, Emanuele Quinz (a cura di)
Luogo: Napoli
Editore: Edizioni Cronopio
Anno: 2006
Lingua: Italiano
Allegati: nn
Prezzo: € 14,50
ISBN: 88-89446-13-7

Millesuoni. Deleuze, Guattari e la musica elettronica
Recensione di Franco Torriani


Polifonia delle commistioni, remix e entità sonore che rimbalzano di rete in rete. La musica è il campo di osservazione - leggi: la musica elettronica sperimentale - vista  in una complessa interferenza con la galassia filosofica di Deleuze e Guattari. Questo è il tema di Millesuoni. Deleuze, Guattari e la musica elettronica, denso studio con testi di autori vari, a cura di Roberto Paci Dalò e Emanuele Quinz. Una delle questioni che il libro pone all'inizio è quella dell'impatto di tale filosofia con la sperimentazione elettronica, senza nascondersi, d'altra parte, il suo "...scarso impatto sulla musica 'contemporanea'...". Non sono risposte facili. I vari saggi, contenuti in Millesuoni suggeriscono interpretazioni non sbrigative e, sopra tutto, non dogmatiche, un pregio considerato - a sensazione di chi scrive - l'orientamento dei vari autori così profondamente deleuziano.

In Millesuoni, il titolo rimanda - come remix?! - a quello in francese dei Mille Plateaux, libro che nel 1980  scrollò lo spirito filosofico corrente  con epicentro Parigi, ma indica un riorientamento, e una attualizzazione eventuale,  del pensiero di Deleuze e Guattari sulla musica elettronica e non solo. Interessante l'aver indicato, nell'introduzione, un elenco di pubblicazioni comparse in più paesi, imperniate "sull'influenza della filosofia di Deleuze e Guattari (...) sulla musica". Millesuoni di Paci Dalò e Quinz porta infine in Italia, "la storia dell'incontro" tra i due filosofi e la musica elettronica.

In prospettiva storica l'informazione è accurata: leggendo il testo non solo si ha una cronologia del progressivo avvicinarsi, con qualche attenzione maggiore per Deleuze, alla musica e ad una parte dei suoi mondi, ma emergono concetti chiave del pensiero di Deleuze e Guattari, soprattutto sviluppati nell’opera comune del 1980, Mille Plateaux. Compaiono, inoltre, la didattica (Università di Vincennes), i rapporti con Pierre Boulez, il principio-modello del rizoma, gli emblematici CD che, in Belgio e in Germania, uscirono commemorando Deleuze.

Si tratta di In Memoriam Gilles Deleuze, CD della label tedesca Mille Plateaux, e di Folds & Rhizomes for Gilles Deleuze, della belga Sub Rosa, seguito poi da un altro doppio, Double Articulation, Folds and Rhizomes Remix Projects. I fondatori delle due etichette indipendenti, rispettivamente  Achim Szepanski e Guy-Marc Hinant, compaiono  in Millesuoni con un saggio ciascuno. Questi cd sono tributi discografici che, nel suo scritto, Timothy S.Murphy indicano "... l'attenzione per quei musicisti che sono stati profondamente influenzati dalla più recente rivoluzione informatica nel campo musicale..". Questa rivoluzione, scrive Murphy, determina l'incrinamento del monopolio detenuto fino a allora "... dalle grandi e più inaccessibili macchine 'mainframe' (...) sulla sintesi sonora..."

L'intervento iniziale di Quinz ("Strategie della Vibrazione. Sull'estetica musicale di Deleuze e Guattari") fornisce elementi chiave alla lettura del testo, forse più stringenti sul piano dei concetti riferiti alla musica, che - a mio parere- sulla natura frastornante dell’estetica dei due filosofi francesi. Quinz, molto opportunamente, parla di estetica sperimentale, polifonica, a più voci. L'analisi è, se mi si permette l'irriverenza, "schizo-analisi" sì, ma non al punto da dirottare nel nulla. Quinz fa bene, dopo aver parlato di metodo "schizo-analitico", né lineare, né dialettico, a introdurre una bella immagine, quella di una visione dall'alto, "...una visione né analitica, né sintetica, ma piuttosto 'panoramica' o meglio 'cartografica'...". In seguito, Quinz esamina alcuni concetti con una maggior rilevanza per la musica: Ritornello, territolarizzazione/deterritolarizzazione, rizoma, tempo pulsato/non-pulsato.

Ritornello come "un'articolazione territoriale - secondo Deleuze e Guattari-, (...), dimensione sonora di un'articolazione territoriale..". Se, avverte Quinz, "Il Ritornello instaura un territorio", dunque ne delimita le frontiere, la musica la si può considerare "come strategia della deterritorializzazione...". In Mille Plateaux si legge: "La musica è l'operazione attiva, creatrice, che consiste nel deterritorializzare il Ritornello". Ne risulta l'affermarsi di una materia astratta; emissione e ascolto "...tendono a ridurre le loro componenti soggettive...".

Lasciamo al lettore di Millesuoni  la riflessione che, in questo saggio, suggeriscono il richiamo al paesaggio sonoro, o meglio alla melodia come paesaggio sonoro, e la classificazione dei ritornelli secondo gli autori di Mille Plateaux.

La musica "...può essere letta a partire da strategie di territorializzazione e di deterritorializzazione.." . L'analisi di Quinz spazia dal classicismo, al romanticismo, all'epoca moderna. Mentre il sistema tonale funziona, in pratica, secondo un modello di tipo arborescente, quindi secondo un modello centrato, in seguito, nell'era della macchina, "...la variazione diviene il motore di una serie di strategie di polarizzazione, di decentramento....". Con l'era elettronica, si veda in Mille Plateaux, "...(si) rende udibile il processo sonoro in sé...".
Il rizoma, "...non è composto di unità, ma di dimensioni. o piuttosto di direzioni di movimento...". La musica, ricorda Quinz, come rizoma è un'antimemoria, un processo (Steve Reich).

Una delle tesi di fondo del libro di Paci Dalò e Quinz è quella di ben distinguere, riferendosi alla complessa matrice filosofica di Deleuze e Guattari, l'elettronica sperimentale dalla musica elettronica "classica". Nell'introduzione si legge una citazione di R.Grossmann, salvo errori di interpretazione di chi scrive, in cui "...le traiettorie multiple delle cellule sonore producono una moltiplicità di piani...." . La prospettiva è poi quella, come si legge in nota 4, pag.14, della convergenza fra i concetti di Deleuze e le nuove tecniche digitali di produzione.

Millesuoni sottolinea la differenza fra "...musica elettronica di matrice 'classica', orientata alla produzione prima analogica e poi elettronica e infine digitale di nuove sonorità..", e una sorta di "estetica della manipolazione, dell'appropriazione, ...della de/territorializzazione...". Sono le pratiche, e la cultura, del djing e del sampling, tendenti "a trasformare dei materiali sonori già esistenti". I referenti storici vanno dal futurista Russolo a Cage, dalla musica concreta anni '40 di Pierre Shaeffer alla musica elettronica anni '50, a Colonia, Milano, Princeton. In Millesuoni Christoph Cox ne scrive con grande attenzione, in un saggio a dir poco panoramico ("Come fare della musica un corpo senza organi? Gilles Deleuze e l'elettronica sperimentale").

Torniamo ai quattro concetti che, nel suo saggio, Emanuele Quinz assume come fondamentali nel rapporto fra Deleuze e Guattari e la musica. Quindi, torniamo al Ritornello, alla territorializzazione/deterritorializzazione, a quel rizoma che, secondo le parole di Deleuze e Guattari: "....all'opposto dell'albero, non è l'oggetto di un processo di riproduzione, ma vive in un tempo fluttuante, sospeso, procede per variazione, espansione, conquista, cattura, puntura...".  Una memoria corta, dice Quinz, un'antimemoria. Di nuovo, “la musica come processo...", come secondo la definizione di Steve Reich.

Il quarto concetto è la distinzione "fra tempo pulsato e tempo non -pulsato": tempo territorializzato, il primo, tempo che marca il territorio, scandito più dal Ritornello che dal metronomo. Liberato dalla misura, il tempo non-pulsato (Deleuze ne parlò in una sua celebre conferenza all'Ircam, a Parigi) è un insieme di durate, una "musica di molecole sonore". Conclude Quinz sottolineando come il tempo non-pulsato segni "l'emergenza di un materiale estremamente liberato e complesso. Un materiale la cui funzione è di rendere udibili delle forze che per natura non sono sonore...". L'ascolto, appunto, di "un universo plurale".

Dal canto suo, lo scritto di Cox spiega come, a suo parere, un filofoso che ha scritto di musica meno di quanto abbia scritto d'altro sia diventato  "l'eroe intellettuale dell'elettronica' sperimentale...". Piuttosto specialistica, del resto Cox è docente di filosofia, la sua analisi del 'piano di consistenza', o 'piano di immanenza' che "è uno dei nomi per la concezione (...) del mondo di Deleuze". Più che opportuno, specie per i non addetti, il richiamo che egli fa al naturalismo "degli eroi filosofici (di Deleuze): Spinoza, Nietzsche e Bergson". Anche il corpo va destratificato, reso un corpo senza organi che, per Deleuze e Guattari, "...smantella continuamente l'organismo provocando il passaggio (...) di particelle asignificanti di pura intensità.." . Come può diventare la musica un corpo senza organi? Lo scritto di Cox riflette su questo processo e, saltando alle sue conclusioni, l'autore scrive che Deleuze inizia, alla fine degli anni '70, a rispondere affermativamente alla domanda "ascoltando i minimalisti classici". E' poi con l'elettronica sperimentale, e con l'ascolto dei musicisti che stavano riunendo nei loro CD Guy-Marc Hinant e Achim Szepanski, che Deleuze, nei suoi due ultimi anni sofferti di vita, constata "...come tutte le forze della deterritorializzazione musicale sono portate a congiungersi e la musica a diventare definitivamente un corpo senza organi".

L'excursus di Cox va dalla deterritorializzazione dell'opera classica, si parte dall'Europa di tre secoli fa per arrivare, fra gli altri, a Varèse che, nel 1936 scrive che, al posto della melodia, "l'intero lavoro sarà una totalità melodica. L'intero lavoro scorrerà come un fiume..." (citazione perfetta che l'autore prende da Liberation of Sound di Varèse...). Seguono, nel saggio, la musique concrète e l’elektronische Musik.

Il minimalismo è poi quanto apre "all'esterno l'opera classica (...) costruendo un piano musicale immanente". Il "tempo non-pulsato" di Deleuze subentra a quello pulsato della composizione classica. Cox cita Reich, e nota che il "tempo non-pulsato dei minimalisti è totalmente impersonale e processuale...". E' la contrapposizione non solo fra due concezioni del tempo e delle loro relazioni con la musica, è anche il dicorso che, in merito, aveva introdotto Deleuze su Aion e Chronos. Tempo cronologico, quest'ultimo, eternità il primo. Eternità è una traduzione corrente di Aion, vocabolo che, dai filosofi greci in poi, ha assunto valori diversi e divergenti. La contrapposizione, comunque, Aion/Chronos, ha radici antiche, Platone la sistema nel Timaeus. Deleuze ne trattò in un celebre corso a Vincennes, su tempo non-pulsato e pulsato, nel 1977 (cfr. http://www.webdeleuze.com, la data del corso è 3 maggio 1977).

In termini di deterritorializzazione, Cox allarga il campo e introduce il Free Jazz e il Rock. Non solo il primo disarticola, negli anni '60, gli standard sonori e le gerarchie precedenti, come quella fra sezione ritmica e solisti, per poi arrivare, come nel John Coltrane di Ascension, al "...trattate ogni strumento come un dispositivo di suono...". Cox segnala, forse un po' frettolosamente, quelle "tecniche estese" con cui si usano gli strumenti, per esplorarne le possibilità sonore più celate.

In effetti, come è stato anche con il rock ("...pochi generi musicali sono più rigidamente stratificati del rock..", ricorda opportunamente Cox), si osserva una deterritorializzazione del Ritornello, per dirla alla Deleuze e Guattari. Cox sottolinea come il post-rock abbia "in gran parte(...) tolto di mezzo il cantante, cioè l'eroe e il punto focale della tradizione rock". La strumentazione rock, in sostanza, resta, ma il post rock "ha sottomesso questi strumenti ad un profondo détournement...".

Cox, infine, traccia un sistema complesso di relazioni fra generi musicali ma, per chi scrive, l'impronta di Deleuze, e di Guattari con lui, in nessun genere è nitida come nella musica elettronica. Millesuoni ha il merito di mettere a fuoco un'epoca irripetibile, di indicare alcune piste di confronto, e anche di conseguenze possibili in generi musicali disparati e successivi nel tempo, in divenire.

Ci sono nel libro pagine e dichiarazioni di riconoscenza, di omaggio verso i due filosofi, e chiude il volume il contributo di immagini di uno dei due curatori del testo, Roberto Paci Dalò ("La macchina da guerra").

Nell'intervista di Carlo Simula, Dj Spooky, ricordato che "...nella cultura dj  tu crei strutture di sequenze. Il mio stile è la colonna sonora del brulicante sviluppo urbano...", sottolinea la stratificazione in Deleuze e Guattari "di situazioni multiple che accadono simultaneamente"... Per Dj Spooky questo "riflette lo scenario 'post post moderno', non riguarda la 'decostruzione', ma la ricostruzione....".

http://www.giardini.sm/millesuoni/index.htm


Pro:
Contro:














Cerca dentro NOEMA - Search inside NOEMA



Iscriviti! - Join!

 

RSS

 

Top