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Tecnologie e Società

 

Autore: Roberto Marchesini
Luogo: Torino
Editore: Bollati Boringhieri
Anno: 2002
Lingua: Italiano
Allegati: nn
Prezzo: 32 €
ISBN: 88-339-1379-1

Post-Human. Verso nuovi modelli di esistenza
Recensione di Giancarlo Perrone


Da alcuni anni, diffusamente si parla di un processo di erosione da cui una supposta linea di demarcazione tra il biologico e il tecnologico sembrerebbe essere investita, e relativamente al quale la nostra specie si porrebbe sia in quanto luogo, tra gli altri, della sua realizzazione, sia in quanto suo agente generatore. La causa di tale processo è ravvisata nell’ennesima accelerazione prodottasi nello sviluppo del polo scientifico-tecnologico, dovuta all’emergere di una rete di connessioni tra gli strumenti infotelematici e quelli bioingegneristici.

Con le possibilità sinergicamente offerte da questi due settori, infatti, il tecnologico sembra ipertroficamente crescere dentro e fuori di noi, prefigurandoci, da un lato, un’immersione sempre più spinta in un ambiente sintetico, dall’altro lato, la sua penetrazione nel nostro organismo fin a livello molecolare, sotto specie di artefatti di dimensioni nanometriche. Da Moravec a Rifkin, da Stelarc a Kurzweil, per indicare solo alcuni nomi tra quanti hanno condotto le loro riflessioni su tale terreno, sono state delineate ipotesi su un possibile superamento dei limiti posti dal biologico per mezzo di una sua fusione con il tecnologico, e si tracciano oramai scenari evolutivi post-biologici.

In questo modo, come è spesso accaduto nel nostro passato, è venuto a crearsi un quadro di attese, variamente connotato da timori o entusiasmi, prodotto dall’evoluzione tecnologica. Tuttavia, il complesso ed esteso dibattito culturale ad esso riconducibile ha dato spesso, se non di regola, per scontata un’opposizione concettuale la quale necessita oggi di essere meno dogmaticamente e ideologicamente valutata: l’opposizione natura-cultura. Se, infatti, si assume tale coppia in termini di sovrapposizione, anziché di opposizione, il processo di erosione tra il biologico e il tecnologico, da molti considerato in atto, si connota di un diverso significato.

Post-Human, di Roberto Marchesini, pubblicato dalla Bollati Boringhieri nel marzo del 2002, ha tra i suoi meriti, innanzitutto, quello di riconsiderare la coppia concettuale natura-cultura al di fuori dell’opposizione nella quale da una lunga tradizione di pensiero è stata relegata. Natura e cultura, sostiene l’autore in apertura di questo saggio, che brillantemente si pone al crocevia di numerosi ambiti disciplinari, vanno intesi solo strumentalmente in rapporto di opposizione. Nel caso contrario, aggiunge, non risulta possibile "spiegare i feedback delle acquisizioni tecnologiche sul sostrato organico dell’uomo".

Se si accetta l’idea che il tecnologico non può essere considerato una facoltà acquisita dalla nostra specie ad un certo stadio della sua evoluzione in risposta ad una carenza nei propri requisiti biologici, ma uno dei fattori stessi che ne hanno determinato il processo di speciazione, essendo la produzione di artefatti documentata ad oltre due milioni e mezzo di anni fa, e precedente, forse, la stessa comparsa del genere Homo, allora si deve accettare l’idea che siamo il risultato di una coevoluzione che ci vede strutturalmente accoppiati, come direbbero Humberto Maturana e Francisco Varela, ai nostri strumenti tecnologici, all’’interno di una complessa rete di feedback, negativi e positivi, i quali ci stabilizzano e destabilizzano sul piano di un equilibrio adattativo dinamicamente e incessantemente conseguito. In questo modo è chiaro come l’opposizione natura-cultura, possa costituire un ostacolo alla comprensione della relazione tra il biologico e il tecnologico. L’opposizione natura-cultura implica necessariamente una reciproca alterità del biologico e il tecnologico sul piano evolutivo, definendo la loro relazione in quanto pura opposizione tra entità provviste di identità autonome e irriducibili l’una all’altra. Ed è questa la prospettiva che alimenta ogni sorta di sospetti e timori nei confronti della sfera tecnologica.

Marchesini rifiuta ogni residuo del fissismo linneano, tacitamente presenti nell’umanesimo attardato dei nostri giorni, e si colloca pienamente in una prospettiva sistemico-evolutiva quando definisce la nostra specie un sistema ibrido e aperto. Un sistema che potrebbe essere altrimenti considerato, facendo sempre riferimento alla cosiddetta "scuola di Santiago", in quanto determinato sul piano strutturale dalla facoltà di istituire la più estesa rete di accoppiamenti, che si danno nella nostra ecosfera, ovvero: quelle relazioni ricorsive che danno luogo alle ibridazioni alle quali Marchesini fa riferimento. In questo senso, quello con il tecnologico va senz’altro considerato il più rilevante accoppiamento sul piano della deriva filogenetica che conduce alla nostra specie, avendola generata. E se si riconosce alla nostra specie tale genesi, non si dovrebbero avere inibizioni nel definirla più propriamente: biotecnologica. La posizione di Marchesi sembra essere esplicita a riguardo, quando non esita, infatti, ad affermare che ogni tecnologia andrebbe considerata una biotecnologia.

Se ci si colloca all’interno di una tale prospettiva, il fenomeno dell’erosione della linea di divisione tra il biologico e il tecnologico, da molti considerato in atto, non è altro che lo sviluppo quantitativo di un processo che ha condotto alla comparsa della nostra specie, la quale trova la sua identità sul piano dell’evoluzione filogenetica proprio in quanto soggetto e oggetto di questa stessa erosione. Certo, lo sviluppo quantitativo si traduce oltre una certa soglia in mutamento qualitativo, ed è in questo senso che la questione andrebbe posta per essere meglio valutata nelle sue possibili implicazioni. Possiamo così dire, come nel caso della metafora dello specchietto retrovisore cara a McLuhan, che il futuro prospettato è alle nostre spalle, essendo iniziato oltre due milioni e mezzo di anni fa. Da Post-Human, al di là di quanto altro implica nei suoi contenuti, si può ricavare un solido contributo a tale prospettiva.

Pro: Per molti anni l’esigenza di un approccio interdisciplinare si è risolta in poco più di una aggregazione di punti di vista eterogenei, estranei gli uni agli altri. Post-Human offre una conferma alla possibilità di una ricerca interdisciplinare intesa come integrazione della conoscenza.
Contro: Discutibile l’interpretazione del relativismo epistemologico. È possibile ignorare i "riorientamenti gestaltici" di Wittgenstein, Hanson o Kuhn, rotture percettive che rivelano una discontinuità storico-antropologica, quando si valutano le retroazioni esercitate dai media?














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