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Tecnologie e Società

 

Autore: George P. Landow
Luogo: Bologna, Milano
Editore: Baskerville; Bruno Mondadori
Anno: 1993 - 1998
Lingua: Italiano
Allegati: nn
Prezzo: 18,08 €; 21,69 €
ISBN: 88-8000-007-1; 88-424-9343-0

L’ipertesto. Il futuro della scrittura
L’ipertesto. Tecnologie digitali e critica letteraria
Recensione di Simona Caraceni


I edizione in Italia:
L’ipertesto. Il futuro della scrittura (inglese: Hypertext. The convergence of contemporary critical theory and technology)

II edizione:
L’ipertesto. Tecnologie digitali e critica letteraria (inglese: Hypertext 2.0)


È il caso di sciogliere le perplessità riguardo alle due edizioni presenti da anni in Italia del celeberrimo saggio di Landow: infatti, mentre nella lingua originale (l’inglese) le due edizioni si distinguono già nettamente dal titolo (l’una si chiama Hypertext, e la seconda edizione Hypertext 2.0), in Italia ci troviamo di fronte a due edizioni, Baskerville e Bruno Mondadori, di un libro intitolato in entrambi i casi L’Ipertesto. Solo il sottotitolo differente ci potrebbe aiutare in primo luogo a sciogliere l’arcano, se di arcano si tratta, e cioè capire che Landow ha scritto due opere differenti sull’ipertestualità: una precedente all’avvento del web ed una successiva, quando la struttura rizomatica era divenuta una realtà effettiva e consolidata in Internet.

Andando ad analizzare le due edizioni del testo, si può osservare che quello che di fondamentale era stato scritto nel testo del 1992 è presente anche nella seconda edizione, ma con delle differenze nell’impianto dei capitoli: nella seconda edizione è presente un’introduzione scritta dall’autore sull’ipertestualità, ed il capitolo sulla riconfigurazione del racconto è stata divisa in due capitoli differenti, uno su come bisogna riconfigurare la scrittura e l’altro relativo alla narrativa. Indicativo il fatto che manchi nella seconda edizione il capitolo conclusivo, che si poneva le domande sulla sorte della scrittura scritta con l’avvento dell’ipertestualità, ma comprensibile dal fatto che quasi in tutta la seconda edizione i capitoli sono stati ri-redatti con un occhio di riguardo alle sperimentazioni già in corso in Internet.

Landow si interroga su come possa cambiare la scrittura e la pratica letteraria con gli strumenti ipertestuali a nostra disposizione, e lo fa con dovizia di esempi in entrambe le edizioni (un esempio ancora presente in Internet è rappresentato da The Victorian Web). Nella prima edizione si esaminano i primi tentativi di sprimentare l’ipertestualità, nella seconda edizione il linguaggio ipertestuale dei link e dei collegamenti fra pagine web è già quasi universalmente una lingua conosciuta: quindi i primi studi compiuti nella prima edizione vengono avvalorati da esempi presi da Internet, oltre che da ipertesti costruiti con Hypercard o con altri programmi analoghi. A questo punto la domanda non è più come si riesca a digitalizzare un testo, ed a predisporre percorsi e strumenti utili al suo interno, ma è come i principi del web semantico possano aiutarci nel nostro modo di fare e studiare la letteratura, od altre forme di sapere.

Pro: È in entrambi i casi un testo fondamentale per chiunque si debba confrontare con la multimedialità; mentre la prima edizione ci rende un panorama esaustivo su come la scrittura possa far uso dell’ipertestualità, la seconda apre le porte al web ed alla universalità del sapere mondiale a portata di click
Contro: Un lettore distratto o non esperto della materia rischia di non capire che del libro esistono due edizioni differenti: nella seconda edizione, quella di Bruno Mondadori, solo leggendo attentamente l’introduzione si evince che esisteva un’altra edizione in Italia, sostanzialmente differente da quella che abbiamo in mano














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