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Tecnologie e Società

 

Autore: Allucquère Rosanne Stone
Luogo: Milano
Editore: Feltrinelli Interzone
Anno: 1997
Lingua: Italiano
Allegati: nn
Prezzo: 40000 L
ISBN: 88-07-46013-0

Desiderio e Tecnologia
Recensione di Simona Caraceni


Citando la quarta di copertina, si hanno dei dubbi su come definire questo libro: un saggio? Una raccolta di aneddoti scritti da persone diverse su temi in apparenza dissonanti? La chiave di lettura ce la fornisce la stessa personalità dell'autrice nell'introduzione e nella conclusione: Il libro in questione si propone di analizzare le nuove dinamiche della interazione, partendo dal presupposto che l'analisi della comunicazione prostetica ci faciliti nell'esasperazione delle dinamiche una sorta di soluzione del problema dell'identità che assilla l'umano dalla nebbia dei tempi.

In effetti l'interrogativo drammatico "In che cosa ci stiamo trasformando oggi?" non è così preoccupante come molti tentano di farci credere: da sempre la natura dell'individuo è modellata dalla cultura intesa come pratica, e l'identità è a ben guardare quello che trapela dell'individuo nel suo "corpo leggibile", nella significazione sociale associata ad un insieme variabile di codici culturali. Per sostenere questa tesi l'autrice ci guida nell'analisi di un caso giudiziario di violenza carnale ai danni di una donna affetta dalla sindrome di personalità multipla, in cui ad una ad una tutte le diverse personalità vennero chiamate a testimoniare sul banco degli imputati: l'io quando si comporta come una società . Siamo successivamente trascinati nella rete Compuserve dei primi anni ottanta, in cui suscitò molto scalpore la vicenda di uno psichiatra che si finse donna paralitica e sfigurata per poter esercitare la professione in rete aiutando altre donne in difficoltà: l'io che si dibatte fra la propria "vera identità" e la "quasi identità" della modalità virtuale, immerso in una serie di regole sociali che non sono necessariamente le stesse del mondo "reale". E l'acuirsi di questa crisi nelle prime BBS, in cui il codice di programmazione in una perfetta logica cyborg passa dalla traslazione parziale della macchina all'assemblaggio umano, e quindi biologico. L'autrice ci presenta infine la tecnoepistemologia dell'Atari Lab nei suoi tempi d'oro o dei teams che sviluppano videogiochi.

Partendo dal presupposto che l'ampiezza di banda della realtà sia paragonabile al 100%, i casi di comunicazioni mediate da interfacce, che riducono l'ampiezza di banda delle nostre percezioni l'ossessione degli attanti verso l'interpretazione di ogni minimo dettaglio esaspera la nostra esigenza di identità: ci rendiamo conto che il software produce soggetti mediante le strutture delle interfacce, ma che alla fine l'identità è sempre la nostra. è un po' come un antico racconto in cui il nostro pianeta veniva immaginato come appoggiato nello spazio siderale sul dorso di una tartaruga: alla domanda su cosa poggiasse la tartaruga la risposta era un'altra tartaruga, sopra un'altra, ed un'altra ancora, all'infinito: sotto l'identità virtuale c'è un'altra identità, ma che poggia su un'altra identità, su un'altra ancora, all'infinito (?).

Pro: Dalla prima all'ultima pagina ci troviamo soggiogati ed affascinati dalla personalità dell'autrice, che ci introduce nelle tematiche trattate con lo stesso fare vellutato di una Terence Sellers
Contro: Dopo la lettura ed una pausa riflessiva si ha l'impressione di aver solo sfiorato gli argomenti, e che poco di quanto si ha letto abbia realmente molto a che fare col titolo














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