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Le architetture megastrutturali degli anni Sessanta
L’immaginario tecnologico nei progetti megastrutturali di Archigram
Dalla megastruttura Plug-in City alla casa-abito Suitaloon
Bibliografia

 

Archigram e l'immaginario tecnologico dell'architettura megastrutturale degli anni '60

Valentina Mulas

 

[Ricerca realizzata per l'esame del Corso di Teoria e tecnica delle comunicazioni di massa
(prof. Pier Luigi Capucci), DAMS, Università di Bologna, A.A. 2004/2005
Programma del corso (pdf, 80 Kb)]

 

megastrutture
David Green, Living-pod, 1966 [Immagine tratta da http://www.archigram.net/index.html]

 

Tra gli anni Cinquanta e Sessanta si sviluppa, su scala internazionale la poetica megastrutturalista. In realtà non è possibile parlare dell’idea megastrutturale come di un’unica poetica organicamente strutturata, ed è quindi preferibile parlare di movimento nel quale confluirono le istanze più diverse. Reyner Banham, critico inglese sostenitore delle idee megastrutturali, individua i centri propulsori di tali ricerche nell’architettura giapponese ( in particolare nel gruppo Metabolism), nella scuola francese (Urbanisme spatial e l’architecture mobile di Yona Friedman), nella situazione italiana (Tafuri e la discussione sulla “città-territorio”), nel gruppo inglese Archigram e in sviluppi canadesi e americani.