NOEMA Home SPECIALS › La resa del dinamismo nell'arte futurista
Tecnologie e Società
Umberto
Boccioni e il
dinamismo
universale

 

Umberto Boccioni e il dinamismo universale

 

 

 

Abbiamo detto come, anche in pittura, il Futurismo punti alla rappresentazione del movimento, della velocità, del dinamismo; dopotutto non va scordato che adesso il nuovo modello di bellezza è l'automobile, e quindi anche in questo campo dell'arte (propriamente detta) si deve "farle onore". Non va dimenticato che un'altra importante esigenza di questa avanguardia italiana é la creazione di nuovo linguaggio, attraverso il quale esprimere i valori innovativi di cui si fa portatrice. Chi per primo affronta e approfondisce questa problematica è il pittore Umberto Boccioni (1882-1916). Non lo soddisfa più la semplice rappresentazione oggettiva della realtà e proprio questo, insieme alla sua volontà di dipingere la vita moderna, che lo caratterizza sin dagli inizi, lo porterà a incontrare Marinetti nel 1910. Lui punta però ad una diversa idea del movimento e della "simultaneità", e lo fa descrivendo l'immagine in più punti della sua traiettoria.

Tutto comincia con un assioma: un corpo fermo si muove (in quanto partecipe del dinamismo universale) non meno di uno che si sposta. Boccioni non è interessato tanto dal principio ottico della persistenza delle immagini sulla retina (su cui si basano invece, come vedremo nel paragrafo seguente, i dipinti "cronofotografici" di G.Balla e le "fotodinamiche" di A.G. Bragaglia), quanto dal motivo della persistenza dei contenuti della coscienza, ovvero del principio della "durata", teorizzato da Bergson. La "durata", che è sintesi di tempo passato, presente e futuro, si realizza nella dimensione della memoria e della coscienza. Che al tempo stesso è "memoria, è "slancio vitale", cioè divenire e creazione in atto: anche questa suggestione si riversa sul futurismo boccioniano. Ma allo spiritualismo di Bergson, Boccioni, che parla di "vibrazione universale", integra il dato della sensazione e il principio della luce, la quale si presenta corposa, densa e molecolare. Boccioni non segue Bergson quando questi contrappone materia e movimento (ossia materia e vita): ma abbraccia piuttosto la soluzione energetista dei fisici che riduce la materia a energia.

Materia e movimento non sono termini quindi contraddittori ma sono riconducibili allo stesso principio dell'energia, valore nuovo rispetto alla tradizionale antinomia di materia e spirito: valore fisico, psichico e dinamico che investe la stesa vitalità della psiche. Il 1912 è l'anno più esplosivo per Boccioni: viaggia per l'Europa, dipinge, scolpisce e scrive anche il Manifesto tecnico della scultura; la sua attività plastica è ora precisata teoricamente. L'interesse per la costruzione della forma dinamica si riflette anche nei quadri dipinti in questo stesso anno; del resto un dissidio tra pittura e scultura, nell'attività del pittore, non esiste: più che il colore in sé, o la forma in sé, il suo fine espressivo è l'ambientazione dinamica. Connessa alle ricerche plastiche è Elasticità (fig. 1).

 


Fig. 1. Umberto Boccioni, Elasticità, 1912

 

L'opera si impone per l'aggressività plastica dell'immagine ed è uno degli esempi cui la poetica boccioniana aderisce perfettamente: vortici di linee-forza e il dinamismo di un ambiente industriale sono ricostruiti con tensione tipicamente futurista. o il movimento di un divenire diventano un simbolo della civiltà avvenirista. Il dinamismo è per Boccioni un motivo lirico, di carattere metafisico. Solo così ci si può spiegare come mai egli ritorni, in certi momenti, alle figure più statiche. Come scrive egli stesso, in queste ricerche cerca di rendere il movimento universale e non quello relativo. Anche il 1913 è un anno importante nel quale prevale ancora l'esigenza di rendere, in pittura e in scultura, il movimento in tutti i sensi. Le opere di questo periodo raggiungono una astrazione finora mai toccata, astrazione che però non esclude la riconoscibilità del soggetto nelle sue linee di tensione dinamica.

 


Fig. 2. Umberto Boccioni, Dinamismo di un foot-baller, 1913.
New York, The Museum of Modern Art

 

Questa nuova immagine è legata ad una concezione spaziale diversa dove il movimento e la velocità sono stati riassorbiti da un interesse verso il soggetto stesso. Una dimostrazione di tutto ciò è la splendida serie dei Dinamismi (fig. 2, fig. 3, fig. 4): qui l'artista orchestra una soluzione che gli fa fondere i corpi in movimento con lo spazio attraversato, forme e colori divengono quasi forze centrifughe e ne risulta come un rilievo colorato che tende ad espandersi dai centri di forza seppur dominato plasticamente nella misura quadrata. In Dinamismo di un foot-baller (fig. 2), per esempio, (nella critica c'è chi ha voluto vedere in questa un'opera conclusiva del periodo futurista) tutta l'attenzione del pittore si sofferma sui movimenti del corpo di un uomo mentre gioca una partita di calcio. L'osservatore è di nuovo chiamato a ricostruire l'immagine, anche se non ancora del tutto riconoscibile. Tagli obliqui, luce colori vivaci e contrastanti, resa pittorica a piccoli tocchi realizzano una composizione fortemente dinamica.

 


Fig.3. Umberto Boccioni, Dinamismo di un ciclista, 1913

 

Un caso simile è Dinamismo di un ciclista (fig. 3): un uomo in sella ad una bicicletta è un soggetto congeniale a Boccioni, una combinazione ideale per rappresentare il dinamismo e la velocità tipici del Futurismo. È la dinamica della pedalata del ciclista, la fusione tra l'uomo-bicicletta e l'ambiente circostante ad interessarlo e a permettergli di creare un'opera dai colori brillanti, dai tagli diagonali e dalla compenetrazione di piani. Concludendo quindi possiamo notare come Boccioni abbia elaborato una complessa "filosofia" del movimento anche se alla sua visione è estraneo il culto della macchina; secondo lui, infatti, il simbolo del dinamismo "universale" è il cavallo in quanto è l'incarnazione di una perenne energia di natura.

 


Fig. 4. Umberto Boccioni, Dinamismo di un corpo umano, 1913

 

Inoltre alla esplosione vitalistica dei colori, come si vede anche nelle immagini appena analizzate, fa sempre riscontro un espressionismo inquietante e quindi lontano dagli allegri e giocosi ideali marinettiani. Ed ecco che una tale profondità lo rende profondamente differente dall'amico Marinetti la cui complessità è invece nel senso di un'affermazione di vitalità giocosa e ottimistica. È questo latente contrasto di idee, seppur nella forte solidarietà d'azione, che condurrà Boccioni, nel 1915, a un sostanziale distacco da Marinetti e all'isolamento nel movimento futurista.