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Il concetto di avanguardia

 

Il concetto di avanguardia

 

 

I primi trent'anni del nostro secolo hanno prodotto dei movimenti artistici di cui si parla oggi, generalmente, col termine riassuntivo di "Avanguardie storiche". Con questo termine si indicano: l'Espressionismo (1905), il Cubismo (1908), il Futurismo (1909), l'Astrattismo (1910), Il Cavaliere Azzurro (Der Blaue Reiter, 1914), il Dadaismo (1914), la Metafisica (1916) e il Surrealismo (1924). Dato il carattere "progressivo" e, spesso, provocatorio dell'arte prodotta da queste correnti, il termine "avanguardia" ha assunto, nell'uso comune, il significato generico di un'arte ardita, rivoluzionaria, innovativa da un punto di vista stilistico; perdendo, però, il suo significato reale di arte che propone lo sconfinamento continuo con la vita, di arte che agisce contemporaneamente tanto sul piano dell'"etica" come su quello dell'"estetica".

Il significato più autentico di "avanguardia" è, quindi, quello di un'arte che, agendo sulla sensibilità delle persone, sia capace di promuovere in loro un rinnovamento, di migliorare il livello di qualità dell'esistenza o motivarne le stesse scelte esistenziali. Il termine "avanguardia" è tratto dal vocabolario militare, e compare già in epoca romantica, ma sarà solo nei primi anni del Novecento che troveremo questo concetto collegato tanto ad un rinnovamento sostanziale del linguaggio (condizione indispensabile per il rinnovamento delle idee), quanto alla formula caratteristica del gruppo di artisti che elaborano in comune l'orizzonte di poetica (se non l'ideologia stessa) sottesa al loro operare artistico. È, infatti, nel momento in cui si affermano le ansie di rinnovamento portate da gruppi associati tra loro, spesso per motivi economici e dal comune intento di opposizione al conservatorismo dell'Accademia, che diventa sempre più frequente la struttura del gruppo di tendenza.

Dagli inizi del Novecento ne troviamo almeno uno nelle principali capitali europee, con uno schema spesso simile: vi sono un letterato/teorico del gruppo, uno o due artisti guida e una serie di affiliati. Tutto ciò lo ritroviamo quindi anche col Futurismo: siamo a Milano e Filippo T. Marinetti si circonda di artisti (pittori e scultori che non si fanno mancare occasione per esporre le proprie teorie attraverso i noti manifesti) del calibro di Umberto Boccioni, Carlo Carrà, Giacomo Balla, Luigi Russolo, Luigi Depero e molti altri. Paradossalmente però quasi nessun gruppo di avanguardia, nonostante le premesse comuni e il lavoro di gruppo, riuscirà a produrre una vera e propria omogeneità di stile al di là dell'ideologia che accomuna i componenti del gruppo. L'utopia dell'avanguardia si sposa così al concetto della libertà dell'artista, che sorprende e frastorna il pubblico con "salti" creativi e imprevedibili, a volte contraddittori. Ma non bisogna dimenticare che comunque sia, come dice il termine stesso, avanguardia è avanscoperta, laboratorio e scommessa con il futuro.