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Web semantico, Blog Aggregator e Feed RSS

 

 

 

 

Le polemiche di cui si è detto nei capitoli precedenti si sono protratte per mesi. Ad un certo punto, ci si è resi conto che tutte le discussioni all'interno della comunità dei blogger assumevano un carattere autoreferenziale, protraendosi all'infinito in una rete inestricabile di rimandi da una opinione all'altra. La complessità di questi dibattiti diventava intollerabile, non tanto per gli argomenti in sé, quanto per l'abbondanza degli interlocutori. Tutto questo generava infine, percontrasto, un desiderio di rassicurante isolamento.

A tale proposito, Giuseppe Granieri ha proposto un'analogia fra la crisi di questo tipo di democrazia comunicazionale e quella della democrazia ateniese (V secolo a.C.):

Fino a dieci anni fa si trattava di speculazioni filosofiche o artifici narrativi. Oggi invece è un problema che affrontiamo, tutti noi, ogni giorno. Siamo sommersi dalle relazioni, dalle opinioni, dai dati. Eravamo abituati (ed è un'abitudine culturale radicata da secoli) ad avere a che fare con un centro, mentre invece oggi il centro cala e le reti crescono. Non c'è nessuna autorità , nessun dogma universale, nessuna etica di base. Abbiamo poche cose in cui credere e - paradossalmente - ci tormenta sempre la sensazione di dover scegliere senza avere un faro (o senza sapere tutto). Sembra un problema nuovo, eppure non è un problema nuovo. Nella storia della civiltà occidentale questa "battaglia contro la complessità " si è già fatta. E purtroppo l'abbiamo vinta.
La storia, sostengono gli studiosi, è una buona maestra. E la storia racconta di un città chiamata Atene, in cui la democrazia diretta ha funzionato benissimo finché il numero dei cittadini ha raggiunto una soglia critica. Tutti dicevano la loro opinione, c'era la discussione, tutti partecivano alle decisioni. Poi, intorno al V secolo avanti Cristo, la popolazione aumentava e le discussioni hanno cominciato a farsi un po' più lunghe. Più complesse.
Il cittadino cominciava a credere che la sua partecipazione alle attività comuni gli sottraesse tempo inutilmente. Tornava a casa tardi la sera e per garantire la partecipazione trascurava i suoi interessi, la sua famiglia. Qualcuno ha cominciato a far notare che si parlava un po' troppo e si combinava poco, c'era chi diceva che alcuni commenti erano inutili, chi segnalava che certe digressioni erano troppo filosofiche e chi andava su tutte le furie perché qualcuno parlava male e non c'era piacere ad ascoltarlo.
Un bel giorno un signore si è alzato e ha proposto di far parlare solo in base a criteri di merito. Altri, per stanchezza e per pigrizia, hanno gridato che si, andava bene, era così che si doveva fare. Bastava stabilire i criteri.
E così si fece. Per effetto di questo cambiamento si scelse di passare, nel migliore dei casi, ad una democrazia elettiva [...]. La battaglia era vinta, la complessità eliminata.
[G. Granieri, 20/1]

Lo stesso problema si ripropone oggi, alle prese con le nuove possibilità della comunicazione digitale. Per "salvare" la complessità sarà necessario elaborare degli strumenti che ci consentano di gestirla, comprenderla, interiorizzarla. E la messa a punto di questi strumenti dovrà avvenire innanzitutto sul piano tecnologico, mettendo a punto criteri di efficienza e di efficacia:

Basta dire "non far questo che non serve a nulla". Basta appoggiare criteri di produttività e di selezione dall'alto laddove andrebbero incoraggiati il senso vitale dell'esplorazione, della relazione e della scoperta.
In fondo la rete, dicono i bene informati, è fondamentamentalmente spreco (di tempo). E a sentire chi ne capisce, lo spreco è la fonte dell'arte, di nuovi modelli, di nuove idee
[40].

Con le riflessioni sopra esposte, si è ormai arrivati sulla soglia del "web semantico": si tratta di definire uno standard informatico che sia in grado di riorganizzare i contenuti presenti nella rete, secondo efficaci criteri di qualificazione e/o attendibilità. Questo dovrebbe consentire al "navigatore" di ottimizzare il suo tempo, trovando la maggiore quantità possibile di informazioni interessanti.

Il blog come "giornale di uno solo" è una finzione semplificativa per due ragioni: 1) non è mai esaustivo; 2) E' in rete e per definizione "porta fuori". E questo il lettore lo sa (e si regola di conseguenza). dove non si arriva da soli o con gli strumenti informatici, come giustamente sostiene Cesare Lamanna [41], si arriva "con le teste pensanti" [42].

Il problema di fondo è limitare la cosiddetta "dispersione" dei contenuti. La chiave per affrontarlo, secondo Granieri, è essenzialmente cognitiva: occorre interrogarsi su quali sono i percorsi effettivi del lettore.
In effetti, il lettore non visita "un" blog, ma "il blog collettivo": ogni blog è solo un nodo della rete, che fornisce alcune informazioni e poi lo rimanda subito altrove. Ogni blog infatti ha dei links: ma con quale criterio vengono scelti? Il visitatore è consapevole di dove lo conducono? Quanti di questi links sono davvero utili? E quanti lo portano fuori strada? Ogni blog, per sua natura, "porta fuori": nessuno è una monade a sé stante. Occorre dunque gestire al meglio questa "uscita", indirizzando il visitatore verso destinazioni di cui sia consapevole. Una prima soluzione sarebbe che i links venissero chiaramente distinti in base a categorie: i "blog amici", i "blog che leggo" eccetera.

Un'altra ipotesi (visto che, di fatto, gli "ambienti" esistono già) potrebbe essere quella, un po' provocatoria ma non peregrina, di proporre al visitatore una specie di rete nella rete. Una serie di collegamenti non esclusivi (e mai isolati dal resto, ovvero mai senza alternativa) che permetta la navigazione all'interno di una aggregazione di weblog caratterizzata da quanto ritenete sia utile. Un percorso guidato, che il lettore può o meno seguire, ma che sarà felice di vedersi offrire. E non è importante che si tratti del percorso "diari intimi" o del percorso "cucina tradizionale". Sono piccoli accorgimenti. ma aiutano. Basta parlarsi, aggregarsi, scegliersi. Ed essere coscienti che il nostro blog è solo un nodo in un tappeto [43].

La parola chiave è proprio "aggregazione". Nasce un ulteriore tipo di blogger: la "testa pensante", appunto. Colui che "aggrega" e classifica altri blog secondo determinati percorsi: non tanto di contenuto, quanto di metodo, approccio e stile. L'attuazione di questa prospettiva è stato il Blog Aggregator.

Infatti, categorizzare i blog (o i siti web in generale) in base ai contenuti è la soluzione più ovvia e tradizionale. Ma non sempre queste suddivisioni sono di qualche utilità:

Quinto Stato propone l'ennesima directory [44] di blog organizzati in base ai contenuti. Come ho già avuto modo di dire (ma è una cosa di per sé evidente) è impossibile classificare un blog in base a categorie basate su argomenti precisi, perché un blog finisce sempre per essere un contenitore di punti di vista su cose molto diverse fra loro. Questa operazione di etichettatura, invece, può essere tentata "non" sui blog, ma su quella che io chiamerei l'unità minima di senso: il singolo post [45].

E' seguito un dibattito su come organizzare le informazioni immesse in rete dai blog. Il 19 febbraio 2003, dopo un periodo di scambi di idee esplorano la questione dal punto di vista prettamente tecnico), Granieri ha infine annunciato:

Per fare un esperimento ho montato un “Blog Aggregator” [46] come lo intendo io. Ho invitato una quarantina di blogger a partecipare (il numero può crescere fino a "n", può persino non essere subordinato ad una password), permettendo loro di inserire (con una operazione che richiede pochi secondi) i titoli dei post appena pubblicati, e delle informazioni sull'argomento e sul tono. Il numero (o il tipo) di informazioni addizionali può essere variato.
Il meccanismo è semplice: scrivo un post, lo pubblico, faccio una capatina sulla pagina che mi permette di inserirlo nel Blog Aggregator e spendo 20 secondi per trascrivere titolo e permalink.
Il risultato è che i post appaiono suddivisi per argomento (e non per blog). L'utente può (basta un modem e un browser) consultare l'elenco discriminando per agomento e tono (magari ha poco tempo e i post scherzosi sono un disturbo), puntando direttamente al post che gli interessa.
Lo svantaggio è che ci vuole una azione da parte del blogger (registrare il post), ma il beneficio è notevole (in termini di attenzione per il blogger, in semplicità d'uso per il lettore).
Infine, va superata (secondo me) la superstizione del controllo della totalità delle informazioni. E' vero che un blogger potrebbe non aver voglia di segnalare i suoi post, ma è anche vero che potrebbe non aver voglia di implementare i feed RSS. Io credo, poi, che la "selezione" sia una possibilità offerta all'utente. I blog che ho invitato, infatti, hanno una buona probabilità (IMHO) di generare interesse nei visitatori di Blog Notes. Ed è una cosa che potrebbe essere apprezzata. Purtroppo ho dovuto escludere (per ovvie ragioni) i blog che non hanno i permalink.
Io ci ho lavorato un paio d'ore (domani renderò possibile la "correzione" delle informazioni). L'idea è quella di sperimentare il sistema per un po', raccogliendo idee e suggerimenti. Poi gli sviluppi sono notevoli: si può, ad esempio, dare all'utente l'opzione di registrarsi e personalizzarsi l'interfaccia (selezionando gli argomenti e i blog che gli interessano). Ma non solo: si possono legare tra loro i psot correlati. E si può fare altro. Come dice un proverbio catalano, "al mondo ci sono più soluzioni che salsicce”
[47].

Un approccio diverso al problema del web semantico è rappresentato dai feed RSS: i feed RSS sono strumenti per la distribuzione di contenuti. Ma per essere davvero efficaci, questi strumenti dovranno risolvere notevoli problemi tecnici: bisogna "mettere d'accordo" piattaforme assai diverse tra loro, trovare uno standard insomma. Inoltre il loro utilizzo non è così immediato: si richiede una certa capacità tecnologica per la loro implementazione. Il blog, al contrario, si è affermato proprio perché può essere gestito sfruttando il web, in maniera intuitiva e senza bisogno di installare programmi aggiuntivi (e dunque anche da computer diversi).

 

Note

40) G. Granieri, http://www.bookcafe.net/blog/aggregator/, 20 gennaio 2003.

41) Link a http://blogs.it/0100214/2003/01/15.html

42) G. Granieri, http://www.bookcafe.net/blog/aggregator/, 16 gennaio 2003.

43) G. Granieri, ibid.

44) Link a http://www.quintostato.it/links/

45) G. Granieri, http://www.bookcafe.net/blog/aggregator/, 19 febbraio 2003.

46) Link a http://www.bookcafe.net/blog/aggregator/

47) G. Granieri, “Blog Notes”, http://www.bookcafe.net/blog/, 19 febbraio 2003.