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Introduzione: il “blog” e il “blogger”

 

 

 

1. Il “blog”

In questi anni sono state proposte molte definizioni di che cosa sia un blog. Maurizio Dovigi, autore del libro Weblog. Personal Publishing, lo spiega così:

Blog, altrimenti detto "weblog", è un termine di lingua inglese che deriva dalla contrazione dei termini "web" e "log". Web è lo spazio di internet in cui vengono pubblicati siti formati da documenti che possono contenere testi, immagini, suoni e filmati. Il web ha un funzionamento basato su collegamenti ipertestuali, che consentono di saltare automaticamente fra diversi documenti, magari distanti migliaia di chilometri fra loro, con un semplice clic del mouse. Log è un diario in cui vengono registrati gli eventi in ordine cronologico.
Weblog, o blog, è una pagina web nella quale vengono pubblicati in ordine cronologico testi, piuttosto che immagini, suoni, filmati e link. Ciò che viene pubblicato per ultimo, in ordine di tempo, appare in testa al documento. Man mano che i nuovi testi sopraggiungono, i testi più datati vengono a posizionarsi verso il basso rispetto al layout della pagina web, fino a finire negli archivi settimanali, mensili o annuali, a seconda dell'organizzazione data dal curatore del blog
[1].

Ognuno di questi testi prende il nome di post, e viene associato univocamente a un indirizzo url, che si chiama permalink. In cima a tutti i post di una giornata compare la data ed il giorno della settimana. In coda ad ogni post viene invece indicato l'autore, l'ora di pubblicazione e il permalink. C'è inoltre la possibilità di cliccare sui "commenti", aprendo così una finestrella che consente di scrivere ciò che si pensa a proposito di quel post (e di leggere quanto scritto dagli altri visitatori). La presenza dei permalink e dei commenti non è comunque indispensabile: molti blog non ne sono dotati.

Del resto i blog esistenti sono ormai numerosissimi, e molto diversi tra loro. E' dunque difficile dare una descrizione generale del loro aspetto e delle loro caratteristiche. Diciamo che il blog "classico" è formato da tre campi verticali. Quello centrale è il più importante, perché vi si trovano i post.

Sulle due fasce laterali si trovano:

- i links ad altri blog (i "preferiti" dall'autore) e a risorse di altro tipo (come giornali e riviste);

- l'archivio dei testi suddivisi per periodo.

A questi elementi, ovviamente, si può aggiungere qualsiasi cosa possa personalizzare il proprio weblog.

Il software che permette di creare e gestire un blog è stato messo a punto nel 1999 da due ragazzi americani. Essi hanno poi creato Blogger (http://www.blogger.com), il capostipite dei siti che offrono a tutti la possibilità di creare un blog. I siti italiani più importanti di questo tipo sono: Splinder (http://www.splinder.it), Clarence (http://blog.clarence.com) e Bloggers.it (http://www.bloggers.it). Grazie a questi strumenti, aprire un blog è un’operazione semplice e gratuita [2].

 

2. Il “blogger”

Per spiegare che cosa sia un blog, però, non basta descriverlo tecnicamente: occorre anche tenere presente che dietro ad ogni blog c’è un essere umano. Il “blogger”, appunto. E dal punto di vista delle relazioni umane, i blog sono semplicemente people speaking and connecting online [3]. Ma di fronte al successo dei weblogs, viene naturale chiedersi perché una persona debba dedicare del tempo ad una attività che non gli renderà nulla, non lo aiuterà nella professione (salvo alcune fortunate eccezioni) ed il cui solo effetto pratico sarà probabilmente l’aumento delle bollette del telefono.

Una possibile risposta è senza dubbio questa: la passione per la scrittura. Avere voglia di raccontare, oppure di informare, commentare, suggerire, provocare. Probabilmente entrano in gioco anche fattori legati alla vanità e alla voglia di farsi notare e stimare. Sicuramente, la valvola di sfogo ideale per aspiranti scrittori o aspiranti giornalisti. Oppure la possibilità, per chi facesse già una professione di questo tipo, per avere a disposizione uno spazio più libero e aperto al dialogo con i lettori.

Nel suo libro Mondo blog, Eloisa Di Rocco racconta così il suo primo impatto con i weblogs:

Una porta verso qualcosa di davvero nuovo, che mi eccita ma riesco a malapena a descrivere. Una buona metafora potrebbe essere questa: immaginate che il vostro scrittore preferito vivente annunci ai suoi lettori: - Ho scritto il mio ultimo romanzo. Solo che non l’ho pubblicato. L’ho sparpagliato a piccoli pezzi nella Rete, andatevelo a cercare. Non importa da dove cominciate né che troviate tutti i pezzi [4].

 

Note

1) Maurizio Dovigi, Weblog personal publishing, Milano, Apogeo, 2003, p. IX-X. [back]

2) Anche questa tesina, ad esempio, potrebbe essere pubblicata su un blog. Basterebbero pochi minuti per aprire l'url bloginitalia.splinder.it, e con un copia e incolla i capitoli di questo file potrebbero essere online in una manciata di secondi. Per segnalare l'esistenza di questo blog ad altri, il metodo più breve sarebbe inserire qualche commento nei blog più famosi, avendo cura di segnalare accanto alla firma l'indirizzo del proprio weblog. Così si potrebbero in poco tempo avere dei lettori, e questi a loro volta potrebbero scrivere i loro commenti. [back]

3) In Blogroots (www.blogroots.com). [back]

4) Eloisa Di Rocco, Mondo Blog, Milano, Hops Libri, 2003, pp.2-3. A questo libro si rimanda anche per la storia della diffusione dei blog in Italia, non essendo questa la sede per affrontare l’argomento. [back]