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Il dibattito sulla “fuffa”

 

 

 

 

Si è visto come i blog possano essere una riserva inesauribile di informazioni; il problema è che è difficile orientarsi e trovare qualcosa di interessante in una rete che conta ormai decine di migliaia di nodi. Riccardo Staglianò ha sintetizzato così l'ambivalenza di questo "nuovo" giornalismo:

Chi ha qualcosa da dire può farlo, comportandosi, di fatto, da giornalista, senza bisogno di giornali che accettino di pubblicare i suoi pezzi o di Ordini che ne certifichino l'abilitazione professionale. E' anche chiaro che l'abbattimento di questo ultimo steccato provocherà una valanga di pensierini narcisi, infiniti sbrodolamenti sulle materie più microscopiche e tanta roba di cui a nessuno eccezion fatta, forse, per amici intimi e familiari fregherà un bel niente. Ma la rivoluzione sta nella realizzazione dell'antica promessa della rete di offrire una piattaforma impareggiabile per consentire, come mai era avvenuto in passato, una possibilità diespressione REALE a tutti [28].

Qualcuno allora ha iniziato a pensare che, se questi blog "inutili" scomparissero, l'informazione in generale ne guadagnerebbe: chiunque avesse qualcosa di sensato da scrivere, potrebbe dunque farlo a costo zero e in uno spazio non intasato dal rumore di fondo. In un servizio dedicato all’esplosione dei blog in Italia, Francesca Reboli riportava tra l’altro una conversazione telefonica con Carlo Formenti (direttore del blog Quintostato.it):

«Il rischio», osserva Carlo Formenti, saggista e studioso del rapporto tra nuove tecnologie e dinamiche sociali, «è quello insito nella sensazione di totale libertà e onnipotenza data dai blog. Probabilmente, come già ora accade in America, i blogger andranno incontro a censure e contraccolpi di tipo giuridico o politico». Potrebbero arrivare querele, per esempio, o limitazioni della libertà di espressione. Le conseguenze? «Maggiore attenzione e autocensura», continua Formenti, «e poi una scrematura fisiologica (oggi circa il 60 per cento dei blog è costituito da diari personali) che eliminerà la fuffa e premierà i weblog più utili, quelli di servizio, consolidandoli su livelli di alta professionalità» [29].

Queste poche righe hanno cambiato molte cose nell’ambiente dei blog italiani. Alle parole “autocensura” e “scrematura fisiologica”, si è scatenata una lunga polemica che è stata definita “il dibattito sulla fuffa”. Infatti, nella prospettiva di Formenti, il diario personale è un po’ sbrigativamente classificato come “fuffa”, e viene sostanzialmente negato il suo stesso diritto di esistere. In molti però hanno rifiutato una classificazione così netta, persino fra i bloggers che si potrebbero definire “affini al giornalismo”:

[…] Mi piace poi ancora meno l'accenno finale ai blog di servizio di utilità è e di alta professionalità. Personalmente credo non sia vero per nulla. Trovo del tutto ininfluente che un blog sia professionale o altamente professionale e ancora meno mi interessa che sia un blog di servizio o un blog utile o utilissimo. Nemmeno so poi cosa significhi. Mi pare questa la solita posizione lievemente elitaria di chi ancora crede alla favola della autorevolezza dei professionisti dell'informazione. Se uno apre un blog (magari professionale come Quinto Stato) e continua a credere a queste cose secondo me è spacciato [30].

Cinque giorni dopo, lo stesso Mantellini lancia questa provocazione:

Siccome mi pare si ritorni sempre al medesimo punto di partenza forse si potrebbe risolvere la questione alla radice. Ai blog dei giornalisti più o meno titolati che vogliono sfruttare lo strumento-blog potremmo appiccicare un bel bollino come si fa con le banane. Il lettore sarà così più tranquillo, tutelato e la deontologia salva. Più o meno come accade ora [31]. Vorrà dire che la rete di relazioni orizzontali e distribuite, capace di organizzare e produrre intelligenza sarà un poco meno orizzontale e un poco meno distribuita. Resta da comprendere come, a queste condizioni, la produzione di intelligenza possa lo stesso aumentare [32].

Successivamente chiarisce così il concetto:

O ci si affida a patenti e patentini e si invita ( o si costringe come si è fatto fino ad ora) i lettori a orientarsi in base a quelli e alla corretta informazione o ci si adatta all'inevitabile che è sotto i nostri occhi ogni giorno. E cioè che se internet è comunicazione e la comunicazione diventa alla portata di tutti (anche dell'idraulico) potrà accadere non infrequentemente che l'idraulico comunichi meglio o con maggiori capacità di ascolto del professionista dell'informazione. E se l'idraulico diventa più ascoltato del giornalista non è colpa di nessuno. Certo restano intatti molti problemi (come ad esempio quello della privacy o della autorevolezza delle fonti) ma da qui mi pare si dovrebbe partire [33].

Anche Gino Roncaglia ha evidenziato il carattere orizzontale e non verticale dell’informazione in rete, per dimostrare che qualunque censura è impossibile:

Il fattore al quale fare appello è in questo caso la natura orizzontale e distribuita della rete, la sua capacità di creare 'intelligenza collettiva'. Io spero tanto che quello dell'intelligenza collettiva non sia un altro mito di stampo hegeliano, ma non ne sono del tutto sicuro. In ogni caso, gli strumenti che possono aiutare a 'dare sostanza' a una rete di relazioni orizzontali e distribuite, capace di organizzarsi e produrre intelligenza, sono tutti benvenuti [34].

A proposito del concetto di “scrematura fisiologica”, è interessante rileggere questa obiezione:

"Affermando che solo i blog più interessanti (ma potremmo dire siti, o media), utili e ricchi di contenuto avranno la meglio, Formenti non fa che ricordare un’ovvietà. E’ stato così per la stampa, la radio, la televisione, è sarà probabilmente così anche per Internet". La stampa, la radio, la tv, sono cose che stanno sul mercato: Internet no. Anche questa è un'ovvietà.
Mi rendo conto che è una prospettiva pessimistica, ma chi scrive diari on line noiosi e autoreferenziali continuerà a farlo. Aumentando gli utenti di Internet, aumenterà la fuffa. E' più facile che si ritiri, deluso, chi invece cerca di organizzare un sito interessante per gli altri perché si aspetta un ritorno economico. Perciò vi dico (senza voler essere polemico) che nel futuro di Internet c'è più fuffa che contenuti professionali
[35].

Il problema di fondo sembra essere: chi decide sulla professionalità dei contenuti? Ed è poi vero che è possibile spaccare in due la blogosfera, con la fuffa da una parte e i contenuti dall’altra? In questo senso, le posizioni sono rimaste distanti. Formenti è stato accusato di manicheismo, e si è giocata contro di lui anche l’arma dell’ironia.

A margine del dibattito vero e proprio, infatti, la questione “fuffa” è stata affrontata con un certo spirito goliardico:

 

E tu da che parte stai?

Sei un pezzente del Sesto Stato o sei un giornalista col bollino blu? [36]

E’ giusto ad ogni modo ribadire che la questione è ruotata intorno a due espressioni un po’ infelici pronunciate durante un'intervista. A poco è servita una più meditata riflessione dello stesso Formenti, apparsa sempre su Quintostato.it:

L'esplosione del blogging fa paura perché coincide con il fulmineo diffondersi d'uno strumento che favorisce una "presa di parola" democratica e di massa, che non coinvolge (solo) guru, opinionisti, giornalisti, professori, politici ecc. ma milioni di persone (per intenderci: sta al web degli ultimi anni, sempre più ingessato da interessi economici e politici, come i girotondi stanno alla sinistra ufficiale). E questo, in un momento in cui governi e corporation high tech, compiono il massimo sforzo per "purgare" la Rete di ogni potenziale conflittuale, significa che le energie saranno selettivamente rivolte contro il bersaglio grosso. […] Esistono blog di eccezionale livello (pochi) e blog spazzatura (molti). E a me la spazzatura non piace. La compianta rivista Cuore dedicava una geniale rubrica ("Chi se ne frega") ai giornalisti che inserivano confessioni personali nei loro pezzi. Per quanto mi riguarda il chi se ne frega vale anche per i diari personali on line dei non giornalisti (fatte salve le eccezioni: si può fare un diario personale creativo, divertente, intelligente, ecc.) [37].

Infine, il 18 aprile 2003 la redazione di Quintostato ha organizzato una conferenza dedicata all’argomento, Blog Age. Il comunicato di presentazione riassume così le tesi di Quintostato:

[…] al di là delle caratteristiche tecnologiche, è soprattutto l'uso sociale di questo strumento a imporsi all'attenzione. In generale, possiamo distinguere almeno due grandi poli di questo fenomeno. Il primo è caratterizzato da una forte propensione all'individualismo, al diarismo autobiografico, alla rappresentazione pubblica del sé. In genere si tratta di siti "firmati" da un solo autore. Il secondo è invece comunitario, politicamente o eticamente impegnato, teso verso la controinformazione e la lotta verso i media dominanti, oppure verso la diffusione di contenuti culturali, tecnologici e artistici: insomma, sostanzialmente attraversato dai flussi di scambio delle conoscenze, degli interessi e delle passioni [38].

Carlo Annese ha esaminato questa polemica da un altro punto di vista, intuendone forse per primo l’autoreferenzialità:

Ho la sensazione che, al di là di eccessi e forzature (da cui mi dissocio), per la prima volta un po' di blogger si stiano annusando, stiano conoscendosi più in profondità, per quello che scrivono e che sono. Se fino a qualche tempo fa il fatto di appartenere alla stessa comunità virtuale, di condividere la medesima passione ci faceva sentire in qualche modo affini, ora questo non basta più: cominciano a venire fuori dei distinguo, prendono forma interessi diversi, schieramenti, opinioni. Mentre prima veniva naturale avviare un intervento o un commento al post di un altro con la parola “Condivido” o “Concordo”, oggi è facile che si ricorra al contraddittorio, all’ironia o alla provocazione, sia pure elegante.
A differenza di altri, io non me ne vergogno, non mi dissocio né minaccio di non partecipare più a queste discussioni, scambiate erroneamente per sterile polemica. Senza voler caricare questa affermazione di valori scientifici o sociologici eccessivi, direi che in questa occasione ci stiamo analizzando da dentro. Stiamo provando a individuare, se esiste, un tratto comune nell’esperienza che alcune decine di noi stanno facendo con i weblog. E se non dovesse esistere, vogliamo comunque difenderne e affermarne il valore e il significato.
A maggior ragione, questo momento di verifica dall’interno è importante, se si pensa a quanto è accaduto negli ultimi due-tre anni dentro e intorno a Internet: dall’improvvisa esplosione della net economy alla sua fine altrettanto rapida. Molti hanno pensato di poter realizzare e governare trasformazioni straordinarie, che sarebbero avvenute con la diffusione della Rete, semplicemente applicando gli stessi sistemi che valevano per la old economy. Così, ad esempio, grandi aziende editoriali hanno aperto siti web dall’oggi al domani senza preoccuparsi di capire come poterli rendere produttivi, pensando che fosse sufficiente trasferire sul nuovo medium caratteristiche, regole e abitudini dei vecchi media: un grave errore di valutazione che stanno continuando a pagare. Oppure responsabili marketing di aziende petrolifere sono stati nominati direttori generali di siti di turismo elettronico e via enumerando, poiché si è creduto che le strategie classiche di gestione aziendale potessero essere applicate a qualcosa di assolutamente originale e che non si riesce ancora oggi a codificare con precisione
[39].

Al di là comunque di una discussione in buona parte pretestuosa, si era ormai posto il grande problema dell’organizzazione logica dei contenuti nella “blogosfera”. Le informazioni servono a poco, se non si sa dove andarle a cercare.

 

Note

28) R. Staglianò, Giornalismo 2.0, Milano, Carocci, 2002. [back]

29) F. Reboli, “Dieci cento mille blog”, L’espresso, 10 gennaio 2003. [back]

30) M. Mantellini, “Nessuna zona franca”, www.mantellini.it, 10 gennaio 2003. [back]

31) Link al sito del quotidiano La Padania (ironico). [back]

32) M. Mantellini, www.mantellini.it, 15 gennaio 2003. [back]

33) M. Mantellini, citato in http://fuoridalcoro.blogspot.com/2003_01_01_fuoridalcoro_archive.html [back]

34) G. Roncaglia, in http://roncaglia.homeip.net/merzlog/stories/storyReader$98 [back]

35) Leonardo, commento apparso su www.quintostato.it, 14 gennaio 2003. [back]

36) G. Granieri, in “Blog Notes” (http://www.bookcafe.net/blog/), 16 gennaio 2003. [back]

37) C. Formenti, www.quintostato.it, 13 gennaio 2003. [back]

38) In www.quintostato.it [back]

39) C. Annese, in http://fuoridalcoro.blogspot.com [back]