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La visione e le immagini nel cinema di Wim Wenders

di Roberta Antonioni

 

[Ricerca realizzata per l'esame del Corso di Teoria e tecnica delle comunicazioni di massa
(prof. Pier Luigi Capucci), DAMS, Università di Bologna, A.A. 2002/2003
Programma del corso (pdf, 12 Kb)]

 


Image courtesy MPTV.net

 

Il riscatto più significativo dal modello hollywoodiano avviene sul piano linguistico e narrativo. Il cinema di Wenders si è sottratto agli obblighi dell’intreccio, negando le convenzioni drammatiche e gli schemi narrativi tradizionali, per reintegrare la restituzione oggettiva della realtà colta nella sua interezza. La narrazione è “descrittiva”, la cui “lentezza” è la conseguenza di una rispettosa fedeltà alla dimensione spazio-temporale del reale. Proprio il desiderio di sfuggire alle regole della drammaturgia “classica” ha fatto sì che l’itinerario metalinguistico di Wenders si allarghi a toccare il problema stesso della visione. La personale battaglia dell’autore contro la percezione standardizzata imposta dal cinema tradizionale e dalla televisione, è combattuta operando un lavoro d’essiccazione, di depurazione dell’immagine dalla mercificazione spettacolare, per riconquistarne tutta la purezza e la pregnanza semantica.