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Una storia vera di straordinaria follia, di Daniele Perra
Da NetMagazine a MagNet, di Simona Caraceni
L'avventura di MagNet, di Riccardo Balli

 

Una storia vera di straordinaria follia
di Daniele Perra
(Ex-Capo Redattore di MagNet)

 

La storia di NetMagazine/MagNet ha tutti gli elementi propri della favola.

Alcuni giovanissimi studenti universitari alle prime armi, con forti passioni, si ritrovano con l'insegnante di new media, assuefatto entusiasticamente da tutto ciò che necessitava di corrente elettrica per funzionare, a ideare una rivista elettronica. Nel 1994, anno della sua nascita, non era affatto così diffuso il termine di rivista online; del resto non erano forse neanche prevedibili i notevoli sviluppi e le incredibili conseguenze sociali e culturali a cui ha dato, in seguito, vita l'Internet. Per essere una favola che si rispetti sono fondamentali degli ingredienti che rendono difficoltoso l'evolversi della storia. Non mancarono certo i colpi di scena, le difficoltà, gli innumerevoli traslochi della redazione - tanto da farci sentire i piccoli fiammiferai della tecnologia - le discussioni, le nottate con gli occhi gonfi a causa della sovraesposizione di bit, le continue pause caffè e naturalmente la fine della storia, priva del consueto happy end. MagNet non esiste più!

Di lei, mi piace ricordare MagNet al femminile, rimangono però un grande archivio di testi e immagini, conservato gelosamente dal suo lungimirante direttore, tanti ricordi, ma soprattutto un'esperienza viva che ha accompagnato la mia vita professionale. La scoperta giorno dopo giorno del nuovo, il forzare gli strumenti disponibili per creare nuove interfacce, rinnovate modalità di fruizione, sondare terreni inesplorati. La redazione era una fucina, un laboratorio di idee, un luogo di scambio, di confronto, di creazione, uno spazio fumosissimo, sebbene i politically correct divieti di fumo. Ricordo ancora l'emozione collettiva nel preparare la conferenza stampa di presentazione della nuova "pelle" della rivista, che da BBS faceva il grande passo, entrava nel World Wide Web.

Una grande avventura!

Sono ancora vivi e freschi i ricordi: il super creativo htmmellista Daniele Poidomani che girava con la borsa piena di manuali sempre a caccia di codici, Alessandro Barile, l'art director, sempre pronto a nuove trovate visive e la sua convinzione di progettare la rivista fatta di errori del codice html, Simona Caraceni, la pr più tecnologica al tempo, con il suo portatile e il modem (rigorosamente esterno) sempre accesi e la sua scorta di Coca Cola (apprezzata anche da PLC, sempre attento alla netiquette) e Matteo Tontini, tra i fondatori, energico e puntiglioso. Non dimenticherò mai quando, stanchi di navigare siti a tipica struttura verticale, abbiamo avuto la brillante idea - costataci ore e ore di riunioni snervanti e magnifiche, litri di caffè caldo, e-mails a catena e floppy inizializzati macintosh a volontà - di riprogettare interamente la rivista e svilupparla orizzontalmente. Era un vero e proprio esperimento e la convinzione di Barile di sfruttare gli errori del codice ci ha permesso di dar vita a una pubblicazione del tutto inedita, che partiva da un nucleo centrale per espandersi in orizzontale. Un MagNete, MagNet per l'appunto.

Ricordo ancora una riunione invernale in cui si discusse se pubblicare o meno un volume dedicato alla storia/favola di MagNet prima della sua, più volte temuta e poi avvenuta, chiusura. Preparai una breve bozza per quello che sarebbero stati i punti da sviluppare nel mio intervento nel volume che riporto fedelmente.

Digitale versus cartaceo. Nuovi modi di fare informazione, marzo 1998.

Sono diverse le argomentazioni che tratterò all'interno del mio intervento. Innanzi tutto MagNet, oltre ad essere una pubblicazione elettronica che ha avuto un'origine elettronica e non rappresenta quindi la trasposizione di una già presente realtà informativa cartacea, è una sorta di laboratorio. Ciò indica un nuovo approccio nel fare, nell'organizzare e nel presentare dei contenuti. La messa a punto di una pubblicazione in rete necessita inevitabilmente della costruzione di un "corpus redazionale" che si faccia carico della tradizionale esperienza cartacea e, allo stesso tempo, sviluppi una serie di competenze proprie del territorio elettronico. Oltre all'ormai dilagato e comune uso della posta elettronica come mezzo di trasmissione e collegamento vi sono ancora molteplici elementi propri di un magazine elettronico tra i quali:

- Organizzazione dei testi in base alla necessità di presentare un'informazione chiara, diretta ed immediata (Possibilità di download-scaricare il testo dopo una breve lettura di un abstract di presentazione);

- Approccio multimediale (Uso di immagini e suoni quali componenti potenziali per una maggiore ricchezza fruitiva);

- Sviluppo di "Zone" di approfondimento come habitat-ambienti da esplorare;

- Ricerca costante e attenta navigazione investigativa ai fini di una maggiore conoscenza delle dinamiche d'interazione del rete-utente per lo sviluppo di nuove modalità percettivo-immersive;

- Coordinamento dello staff redazionale al fine di creare non una pubblicazione tradizionale bensì un contenitore culturale per un'informazione ramificata e sviluppata attraverso una struttura ipertestuale.

Naturalmente questi punti danno vita a una serie di riflessioni per quanto riguarda l'organizzazione di una redazione online e di tutte le strategie di promozione e visibilità della pubblicazione nella rete (Segnalare ad esempio la propria presenza nel Web attraverso i "motori di ricerca", quello che oggi viene definita indicizzazione).

Dopo la chiusura della rivista, insieme agli altri componenti, prima che ognuno lasciasse la città di Bologna per cercar "fortuna" in altri luoghi (l'ultima e-mail di Daniele Poidomani proveniva dall'Australia), ci siamo chiesti cosa sarebbe diventata oggi, se avrebbe ottenuto riconoscimenti ufficiali, se avremmo mai pensato di pubblicare "snobisticamente" una versione cartacea ridotta rispetto a quella digitale. Cosa mancava in fondo? Uno sponsor? La ricerca sperimentale universitaria e l'esigenza privata, ovvero ciò che sarebbero poi diventati la corsa agli accessi, il bacino d'utenza e il target da colpire (troppo di nicchia per il contenuto specialistico e avanguardistico) sembravano inconciliabili (o forse inaccettabili?).

Cosa resterà di quegli anni Novanta? Quell'esperienza mi ha fatto comprendere appieno il significato del lavoro d'équipe, mi ha spinto a sperimentare e a scoprire sempre realtà nuove, a confrontami continuamente con gli altri. Dal punto di vista professionale mi ha dato la possibilità di crescere ma soprattutto dal punto di vista umano mi ha lasciato segni indelebili, che spesso riaffiorano, come appartenessero a una favola vissuta e mai scritta.

[Daniele Perra è giornalista, critico d’arte e curatore indipendente. È caporedattore della rivista d’arte contemporanea “tema celeste” e collabora con Il sole 24-ore (Domenicale). Ha curato la prima mostra personale in Italia di Shahryar Nashat in collaborazione con il Centro per l’Arte Contemporanea Luigi Pecci, presso i Cantieri Culturali ex-Macelli di Prato, e recentemente ha curato la mostra "Project Room. A show without works / Una mostra senza opere" presso Spazio Lima di Milano. Insegna Fenomenologia dell'arte contemporanea alla Scuola Politecnica di Design (SPD) di Milano, dove vive e lavora.]

 

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Da NetMagazine a MagNet
di Simona Caraceni

Ho conosciuto Pier Luigi Capucci nel 1994, a Bologna. Mi ero iscritta al corso di Strutture della Figurazione come complementare per quell'anno: ah già, facevo il DAMS :-)

Quando avevo incominciato l'Università avevo deciso di approfondire tutta la parte relativa alle Comunicazioni di Massa, e già dal primo anno avevo incominciato con degli esami "in tema": Tecniche del linguaggio radio televisivo con Mario Wolf, Filosofia del Linguaggio con Ugo Volli, Comunicazioni di Massa con Roberto Grandi, Semiotica, Semiologia del Linguaggio...

Pier Luigi era assistente al corso (il titolare era Pignotti) e teneva un seminario sull'arte e le nuove tecnologie. Seguendo già le sue prime lezioni mi trovai di fronte ad un nuovo modo di insegnare l'arte e la comunicazione, nuove poetiche, nuove modalità espositive e di fruizione: a farla semplice era la cosa più interessante che mi fossi mai trovata davanti, e decisi di approfondire la materia. Anche perché quello di Pier Luigi era anche un nuovo modo di cercare di trasfondere la conoscenza, molto open source, direi adesso: non si limitava ad esporre gli argomenti in programma ma incoraggiava noi studenti a partecipare interattivamente alla materia. Come, direte voi? Con un progetto interattivo di una piccola pubblicazione interamente sul Web: si chiamava NetMagazine e si appoggiava ad un centro studi, Baskerville, che fra i tanti dava più spazio alle tematiche di frontiera delle comunicazioni di massa, come Internet e nuove tecnologie. Non ero la sola: a chiedere ad un poco infastidito ed estremamente disponibile Pier Luigi c'erano anche altri studenti: Matteo Tontini, Daniele Poidomani, Riccardo Balli, Simone Bedetti ed Alessandro Barile. Pier Luigi ci introdusse al Centro Studi, ed iniziammo a collaborare alla pubblicazione dei testi di NetMagazine, che allora era fruibile all'interno della BBS di Baskerville mediante un'interfaccia grafica, FirstClass, che permetteva sì più interattività rispetto a BBS "classiche", ma che lasciava comunque poco spazio alla creatività grafica del Web come lo conosciamo adesso.

E quella divenne la sfida del momento: fare di NetMagazine una pubblicazione anche sul Web, e quindi in HTML. Il gruppo di lavoro si divise i compiti: Daniele Poidomani, Matteo Tontini e Alessandro Barile lavoravano sull'HTML, mentre noi ci occupavamo dei testi e dell'interattività della pubblicazione.

Mi ricordo di quei giorni, il lavoro al Centro Studi, dove grazie alla disponibilità dei fratelli Marinelli ci incontravamo per mettere a punto i testi, aggiornare NetMagazine, ma anche le volte in cui partecipavamo a qualche convegno, come gli stand alla Festa Nazionale dell'Unità di Modena, in cui Daniele Poidomani offriva la possibilità di entrare in chat con redattori della pubblicazione (a quei tempi il concetto di chat era molto più evanescente e vago di quanto sia oggi), o quando andammo a Lugo di Romagna per un convegno, "Audio-video ergo sum", e salimmo sul palco del Teatro Comunale per spiegare alla cittadinanza Internet, questa sconosciuta! :-)) Eravamo emozionatissimi, il pubblico era tanto, ma andò tutto nel migliore dei modi.

Sì, perché il feedback che avevamo ai tempi negli stand o ai convegni, era che esistesse un'idea vaga dei cosa era Internet, ma il vuoto assoluto su quello che Internet potesse fare, a cosa servisse realmente, che cosa si poteva trovare nella Rete (non solo pedofili e crackers).

Il progetto NetMagazine si arricchiva di collaboratori, perdendone altri: nel 1996 eravamo io, Alessandro, Daniele Poidomani, e Daniele Perra: un altro laureando del DAMS, più interessato all'aspetto dell'arte in rete. Ed il 1996 si rivelò per NetMagazine un anno cruciale: un'altra casa editrice, l'Editrice Compositori, si mostrava interessata al progetto di Pier Luigi, e voleva lanciare la pubblicazione con una conferenza stampa con il patrocinio del Comune di Bologna, mettendoci a disposizione computer, connettività e pochi ma cruciali mezzi. In effetti è stato quello il grande problema con cui ci siamo dovuti confrontare negli anni: il fatto che per quanto interessati e votati a qualunque sacrificio per far crescere il nostro progetto, NetMagazine aveva per forza di cose bisogno di una sede, di spazio su un server su cui risiedere, di risorse e di visibilità per continuare ad esistere. L'Editrice Compositori ci offrì tutto ciò, e dalle ceneri mai sopite di NetMagazine nacque MagNet, rinnovando il nome, l'interfaccia grafica ma non i contenuti ed il nostro entusiasmo. Ricordo le riunioni che facemmo per decidere la nuova interfaccia grafica, che nella mia opinione rimane ancora un capolavoro, grazie agli apporti di Daniele Poidomani e di Alessandro. E ricordo i mesi di preparazione dei nuovi contenuti e delle nuove sezioni della pubblicazione, di cui ci occupavamo principalmente io e Daniele Perra. Avevamo tutti altri impegni o altre occupazioni saltuarie, primi fra tutti gli ultimi esami, o la preparazione della tesi, o lavori che ci consentissero di guadagnare qualcosa, ma per MagNet eravamo sempre pronti, felici di fare quello che realmente ci interessava in quel momento, ed orgogliosi di costruire veramente qualcosa, anche se nel mondo virtuale, ma che era per noi più reale di tutto il resto.

Arrivò il giorno della Conferenza stampa, prima al Comune di Bologna, poi alla sala del Baraccano, e per noi, per MagNet, fu un grande successo. Ma anche MagNet aveva dei costi, degli oneri per la struttura che ci ospitava, e la volontà di sobbarcarsi anche quelli venne meno. Facendo autocritica credo che da parte nostra avessimo una grande inesperienza nel mondo dell'impresa, sentivamo MagNet come una nostra creazione, e per quanto in quel momento fossimo chiamati a sforzi maggiori per far crescere il nostro progetto, la parte emotiva ebbe il sopravvento e tendemmo a disinteressarci del progetto per altre priorità: Alessandro si occupò del sito web dell'Editrice Compositori, Daniele Poidomani partì di lì a breve per l'Australia, Daniele Perra continuò ad occuparsi di arte.

Per quanto mi riguarda, dopo la fine di MagNet e dopo aver finito e discusso la tesi, negli anni successivi toccai pochissimo il computer. E dopo la laurea, tornata nelle Marche, non cercai nessun tipo di lavoro inerente alle nuove tecnologie. Non so perché, ma mi adattai a fare una serie di lavoretti temporanei fino a quando nel 1999 venni contattata da Alma Laurea, la banca dati dei laureati dell'Università di Bologna, per una borsa-lavoro al Comune di Bologna, su alcuni progetti nella Intranet dell'Ente. Il mio nominativo era stato estratto per le prime selezioni grazie alla mia tesi. E quindi grazie a Pier Luigi.

Devo moltissimo a Pier Luigi Capucci. Collaboro ancora con Pier Luigi in Noema, dove curo la rubrica "Bytes" nel tempo libero. Perché ad oggi la mia occupazione primaria è lavorare a tempo pieno con una società di Ancona che si occupa di consulenza sulle riforme del piano e-Government nelle Pubbliche Amministrazioni, ed insegno all'Università di Macerata, come assistente volontaria, al corso di Informatica 3 nella facoltà di Economia Bancaria. All'Università cerco nel mio piccolo di fare miei gli insegnamenti di Pier Luigi: la conoscenza non è qualcosa di prezioso da conservare nel buio della nostra scatola cranica, ma da condividere e mixare con la conoscenza degli altri, per far nascere e crescere qualcosa di nuovo.

 

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L'avventura di MagNet
di Riccardo Balli

Se mi si chiede di MagNet, non posso fare a meno di parlare di un determinato periodo del mio sviluppo culturale, per certi versi ossessivo. Era dal 1993 che ero affetto ininterrottamente dalla febbre del cyberpunk: la mia prima contaminazione con suddetta tendenza/moda culturale era avvenuta tramite la letteratura, in specifico ovviamente la letteratura di fantascienza, mio interesse centrale sin dall'infanzia ed il passo tra la lettura delle magnifiche imprese di hackers dai nomi bizzarri per le praterie del ciberspazio e il passaggio dall'interesse prima teorico poi sempre più pratico per il mondo delle nuove tecnologie (all'epoca si parlava in particolare di realtà virtuali, reti telematiche e cd-rom interattivi) è stato veramente brevissimo... Hey, ma mi sto dimenticando un particolare non del tutto marginale al fine della presa di coscienza delle tematiche che ruotano attorno all'immaginario tecnologico (tematiche alle quali, sottolineo, ero già fortemente interessato per conto mio): l'incontro all'epoca con un tal ricercatore o ad essere più precisi un cultore della materia, le bibliografie dei cui esami erano costituite ESATTAMENTE dai libri che stavo leggendo o che mi interessava leggere. Non ci potevo credere e per uno come me che veniva dalla scuola di riflessione estetologica (ho studiato filosofia) fondata dal sempre attuale maestro Luciano Anceschi che predicava la necessità di una critica culturale militante che aderisse al presente e ne abbracciasse la complessità a 360°, non poteva essere presentata dimostrazione pratica migliore di tale teoria. Immediatamente presi le mie decisioni, lasciai stare esami troppo boriosi ed accademici per seguire in tutto e per tutto quel cultore della materia con cui ho fatto due esami (perché di più l'ordine accademico non permetteva!!!) e tesi di laurea. Per farlo ricordo che facendo ampio perno sulla mia formazione fantascientifica ho letteralmente "inventato" davanti a burocratiche segretarie della facoltà di lettere ed a capi del corso di laurea in filosofia sempre più scettici, un sotto-indirizzo "Filosofia con indirizzo estetico/nuove tecnologie" di cui penso di essere ad oggi l'unico laureato!!!!

Queste sono le premesse inscindibili dunque quando mi si chiede di parlare di MagNet, ma arriviamo all'oggetto in questione. La mia collaborazione alla rivista si è svolta soprattutto in senso di contributi teorici, cercando però al contempo di carpire da Pier Luigi e dagli altri redattori quanti più dettagli tecnici possibili. I miei contributi teorici sono stati indirizzato principalmente nelle seguenti direzioni:

1) una lunga indagine sulla scia dell'entusiasmo per la lettura di Hacker Crackdown di Bruce Sterling (letto, ci tengo a precisarlo, in lingua originale e non nella pessima edizione italiana) sul cosiddetto "Italian hacker crackdown" ovvero l'operazione anti-hacker messa a punto dalla Procura di Pesaro nel 1994;

2) un dettagliato reportage sulla scena della telematica amatoriale ovvero su tutto ciò che era rete prima di Internet, ovvero le B.B.S. e le reti ad esse collegate, Fidonet, Cybernet, Peacelink, E.C.N.. Anche qui l'entusiamo della mia condizione di hacker con in gestione la Link B.B.S., nodo bolognese della rete alternativa Cybernet, giocò il suo ruolo. Tra l'altro, un breve estratto di questa mia ricerca è stato pubblicato (ed a dire il vero ha dato il titolo al libro) nell'antologia sulle implicazioni sociali delle nuove tecnologie Nubi all'orizzonte, Castelvecchi, 1996, Roma;

3) una complessa ed approfondita ricerca tra sociologia delle nuove tecnologie e immaginario della letteratura fantascientifica inevitabilmente confluita nella mia tesi "Le comunità virtuali: un'indagine tra analisi della comunicazione telematica ed immaginario della letteratura fantascientifica" preparata ovviamente con l'immancabile Pier Luigi.

Oltre a questo intenso lavoro teorico, l'esperienza di MagNet è sicuramente servita a "metter mano" in maniera sempre più consapevole al computer, cosa che biograficamente facevo sin dall'Intellivision per poi passare al Commodore 64 ed approdare finalmente al primo Personal Computer, un 286 dell'IBM. E questo mio "metter mano" al computer è proseguito in maniera decisa anche dopo che MagNet era arrivata agli sgoccioli nell'utilizzo di software per l'audio. E qui arriviamo al mio altro grande interesse oltre alla letteratura di fantascienza, la musica elettronica sperimentale: fin dal 1993 ero dj radiofonico in numerose radio libere bolognesi, e con l'incredibile sviluppo dell'audio digitale ho iniziato a realizzare una mia ambizione di sempre, quella di essere oltre che dj anche produttore musicale. Ho anche fatto un corso della Comunità Europea di 800 ore per "Compositori di musica per la multimedialità specializzati in tecnologie informatico-musicali" ed ho iniziato a realizzare delle mie produzioni in ambito di musica dance sperimentale. Ad oggi, come dj Balli ho pubblicato numerosi brani su etichette francesi ed ho fondato una mia etichetta discografica chiamata "Sonic Belligeranza" (www.angolobi.it/belligeranza.htm)

Anche sul versante della scrittura in ambito tecnologico mi sono mosso pubblicando sempre la Castelvecchi Anche tu astronauta nel 1998 ed al momento sono in attesa (ma ci riuscirò mai?) di pubblicare un romanzo di fantascienza intitolato 333 bpm.

Dopo questa caterva di positività, un rimpianto... certe volte riflettendo a posteriori ad "evoluzione tecnologica avvenuta" che dato l'assoluto anticipo sui tempi con cui l'idea di una rivista in rete era stata partorita e sviluppata, forse a causa del fatto che non abbiamo mai trovato partner editoriali credibili e forse anche per una leggera carenza di determinazione (ed in primis la critica è rivolta a me stesso) ha fatto sì che noi perdessimo un po' la strada di cui siamo stati pionieri a vantaggio di altri venuti decisamente dopo, che si sono poi goduti in maniera molto maggiore di noi frutti di tale ricerca.

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