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Tecnologie e Società

 

I diritti di libertà
di Alessia Maria Michela Giurdanella

 

Tradizionalmente, nel linguaggio politico occidentale, si pensa ai diritti umani soprattutto in termini di libertà negative. Questa prospettiva non è più semplicemente riproponibile in questi termini; se si guarda con attenzione alla stessa Dichiarazione Universale dei Diritti dell’Uomo dell’Onu, si potrà notare come essa vada ben oltre rispetto ad un semplice elenco di garanzie.
Mai nella storia dell’uomo la ricchezza era stata ridistribuita in maniera così ineguale, tra le nazioni e all’interno delle nazioni stesse. Non c’è dubbio quindi che le disuguaglianze, accanto alle identità, stanno assumendo un ruolo sempre più predominante nell’interpretazione della società globalizzata e che la ricerca di una più equa distribuzione delle risorse è diventata la priorità sociale e politica per l’ampliamento delle libertà e dei diritti umani.

Da anni alcuni psichiatri, antropologi, sociologi assieme ad economisti di matrice liberale sono tornati a riflettere insieme, convinti che la prima caratteristica che deve assumere oggi un dibattito per contenere la realtà è quello della multidisciplinarietà. Questi studiosi si autodefiniscono “studiosi dell’happiness”. L'aspetto dell'happiness guarda specificamente al vissuto, all'esperienza che porta alla felicità, alle caratteristiche di tale esperienza piuttosto che al percorso e alle condizioni che l'hanno sostenuta, analizzando le modalità per garantirla e ripeterla.Uno di questi ricercatori è Amartya Sen.

Secondo Sen, il riconoscimento dei diritti umani come diritti naturali sarebbe sufficiente ad imporne la cogenza applicativa, alla stegua della Grundnorm kelseniana, obbligando eticamente le parti sociali forti a riallocare le risorse dimodochè l’individuo possa finalmente esprimere se stesso nella sua peculiare unicità. Decisamente, questo sarebbe un passo determinante. Ma si rivela insufficiente, in quanto - come ben dice Pier Francesco Grossi - la libertà è la più grossa responsabilità che possa esistere ed è necessario che l’individuo sia in grado di farne buon uso: molto più di frequente invece ci troviamo davanti a gente che necessita di una guida costante per l’intera vita, incapace di prendere decisioni autonome e non “comandate”. Questo si rivela un problema altrettanto importante, in quanto, eventualmente disponendo delle risorse, il loro impiego potrebbe essere vanificato dall’incapacità degli individui di una corretta gestione delle stesse.
Sen sostiene fortemente l'adozione di un concetto positivo di libertà, cioè una visione della libertà come abilità concreta di fare qualcosa e di essere qualcuno, in opposizione a un concetto negativo, che intende la libertà come assenza di impedimenti formali.

Lo sviluppo basato sui diritti dell'uomo è un concetto che comincia a prendere corpo verso la fine degli anni 90, con gli eruditi dei diritti dell'uomo e gli attivisti, i quali hanno cominciato a mettere a fuoco il problema della povertà globale. Si accorsero così che non vi era protezione adeguata contro la povertà e i diritti dell'uomo venivano ampiamente calpestati, giungendo alla conclusione che questi ultimi sono pertanto al centro delle questioni relative ai processi di sviluppo.

Una comprensione etica dei diritti dell'uomo va non soltanto nella direzione di vederli come richieste legali; essa inoltre differisce da un metodo centrato sulla legge che vede i diritti umani come fondamento stesso della legge - quasi "leggi in attesa". I diritti umani non si esauriscono quindi nella legislazione e la loro classe è in continua espansione. Se i diritti di libertà, peraltro, non possono essere realizzati a causa di istituzioni inadeguate, anche la riforma delle stesse istituzioni può essere una parte degli obblighi generati dal riconoscimento di questi diritti.

La lotta per la libertà si configura, così, anzitutto come lotta per il riconoscimento della propria responsabilità e quindi come lotta contro l’apparato di dominio dello Stato assoluto. E’ per questo che la teoria liberale è severissima riguardo ai confini da porre all’arbitrio del potere statale, in quanto ogni limitazione della libertà individuale è anche una corrispondente limitazione della responsabilità individuale e quindi della certezza del diritto. Se nessuno è libero, infatti, nessuno risponde delle proprie azioni e nessuno può essere riguardato come l’aggressore di un altro.

E’ necessario segnalare in questa sede che sul sito www.youtube.com circola un delizioso video intitolato “Il 29° diritto umano: la responsabilità”, proposto dagli autori del sito www.youthforhumanrights.org.

http://www.youtube.com
http://www.youthforhumanrights.org














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