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Tecnologie e Società

 

Scimmie intellligenti... chi più, chi meno
23/04/2010

Gli studiosi hanno utilizzato alcune batterie di test per determinare il parametro "g" elaborato in psicologia per valutare la correlazione tra i risultati ottenuti in diversi compiti cognitivi.

Ricercatori della Harvard University (http://www.harvard.edu/) hanno mostrato per la prima volta come l'intelligenza possa variare tra diversi di individui in una popolazione di scimmie, nella fattispecie nel tamarino a chioma di cotone (Saguinus oedipus).

Nel nuovo studio sono stati considerati 22 tamarini sottoposti a 11 compiti diversi congegnati in modo da valutare diverse funzioni cognitive, tra cui la memoria di lavoro, il controllo esecutivo, la velocità di elaborazione delle informazioni e il controllo inibitorio.

Grazie ai test, gli studiosi sono riusciti a identificare esemplari di alta, media e bassa capacità, in base a un punteggio di intelligenza generale. Quest'ultimo, indicato anche con la lettera “g”, è un parametro pensato per l'intelligenza umana ed è concettualmente simile al più famoso quoziente di intelligenza QI. Proprio l'utilizzo di un parametro “umano” consente ai ricercatori di avere ulteriori informazioni sull'evoluzione dell'intelligenza nei primati.

Il parametro g si riferisce alla correlazione positiva delle prestazioni dimostrate in diversi compiti all'interno di un test di intelligenza: Konika Banerjee e colleghi hanno trovato che g rende conto del 20 per cento delle prestazioni delle scimmie nei compiti proposti nel corso dello studio, mentre il restante 80 per cento della variabilità sembra dovuto a fattori contingenti relativi al compito stesso o all'ambiente.

Sebbene non si possa fare un confronto diretto, il valore di “g” per l'uomo rende conto del 40-60 per cento della variabilità individuale nei risultati di diversi compiti di un test QI: da questo punto di vista, l'incremento potrebbe essere effettivamente connesso all'evoluzione del cervello umano.

"L'intelligenza generale è una componente importante dell'intelligenza umana ma è anche possibile che si basi su substrati neurali antichi”, ha commentato Banerjee, ricercatrice del dipartimento di psicologia della Harvard e coautrice dell'articolo pubblicato sull'ultimo numero della rivista ad accesso libero PLoS One (http://www.plosone.org/article/info:doi/10.1371/journal.pone.0005883). “Se diversi taxa di primati differiscono nel valore di 'g' e se gli esseri umani si collocano a grande distanza dal resto delle specie ciò può significare che soltanto noi siamo in grado di combinare pensieri derivati da diversi domini della conoscenza per creare nuove rappresentazioni del mondo.”

Sempre secondo i ricercatori la batteria di test da loro ideata, in cui molti compiti comprendevano l'ottenimento di una porzione di cibo, dovrebbe rappresentare un primo passo per la realizzazione di metodi di valutazione standard per tutti i primati, da verificare anche con altre specie. (fc)

Tratto da "Le Scienze" online

http://www.lescienze.it/














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