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Tecnologie e Società

 

Perché la madre riconosce la voce dei piccoli
22/04/2010

La modificazione nella risposta cerebrale al richiamo dei piccoli si presenta sia nelle madri sia nelle non madri, ma nelle prime è più immediata, intensa, duratura e stereotipata.

Specifici cambiamenti in alcune aree cerebrali che permettono alla madre di udire meglio i richiami di un piccolo rimasto isolato sono stati scoperti in alcuni topi di laboratorio da un gruppo di ricercatori del Dipartimento di Biologia della Emory University (http://www.emory.edu/) guidati da Robert C. Liu.

La conclusione della ricerca, di cui la rivista “Neuron” pubblica un ampio resoconto, apre una strada affascinante agli studi sulla comprensione dei meccanismi di inibizione neurale evocati dai richiami dei simili.

"Uno dei compiti fondamentali del sistema uditivo è di elaborare i suoni della comunicazione specie-specifica: nei mammiferi, la corteccia uditiva è fondamentale”, ha commentato Liu. "Sebbene precedenti studi su animali anestetizzati abbiano esaminato in che modo l'eccitazione corticale possa aiutare a migliorare l'elaborazione uditiva, il ruolo dell'inibizione evocata è stata in gran parte trascurato.”

Liu e colleghi hanno progettato lo studio sfruttando il fatto che i piccoli di topo emettono fischi negli ultrasuoni che vengono riconosciuti, in quanto rilevanti dal punto di vista comportamentale, solo dalla madre e non dalle femmine non ancora in età riproduttiva.

Avvalendosi di una tecnica di registrazione elettrofisiologica dalle cellule della corteccia uditiva di entrambi i gruppi di topi si è infatti riscontrato come il fenomeno di eccitazione e inibizione in risposta al richiamo dei piccoli in condizioni di isolamento si presenti sia nelle madri sia nelle non madri, ma si è anche evidenziato che nelle prime avviene in modo molto più immediato, intenso, duraturo e stereotipato.

Ma il fatto più sorprendente è che le trasformazioni maggiori, che riguardano l'inibizione evocata dal richiamo, interessano aree che normalmente rispondono meglio a frequenze più basse di quelle tipiche del fischio dei piccoli: nei test effettuati con diverse frequenze, la maggiore differenza nell'attività inibitoria tra madri e non madri riguardava proprio la frequenza del richiamo del piccolo.
I risultati dimostrano così l'importanza dell'inibizione corticale nella rivelazione materna delle vocalizzazioni specie-specifiche.

"Ipotizziamo che la plasticità della corteccia uditiva migliori la rivelazione del richiamo nella madre in modo relativamente specifico, grazie all'incremento del contrasto tra risposte evocate dal richiamo nelle popolazioni neurali che dovrebbero essere eccitate, quelle per gli alti ultrasuoni, rispetto a quelle della banda laterale, che non dovrebbero esserlo: si tratta di un meccanismo che dimostra la sua utilità in ambienti rumorosi”, ha concluso Liu. (fc)

Tratto da "Le Scienze" online

http://www.lescienze.it/














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