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Tecnologie e Società

 

Prendiamo le misure. Misurare il successo del web
Mattia Miani

 

Se si dice che una trasmissione ha fatto 10 milioni di ascoltatori, anche in un contesto di interazione quotidiana, si comunica esplicitamente che quella trasmissione ha avuto un certo successo. Poco importa cosa significa questo 10 milioni (se si tratti di ascolto medio, come è la norma, o di picchi).

Recentemente, molti degli articoli pubblicati a proposito del calo di ascolti dell'ultimo Festival di Sanremo citavano questa soglia psicologica come il limite inferiore da non oltrepassare per non avere dei grossi problemi, non solo con gli sponsor. Tutto questo per dire che ci sono cifre, mutuate dai sistemi di misurazione dell'audience, che assumono un certo significato anche per in non addetti ai lavori. Abbiamo qualcosa del genere in Internet? Cosa significa se un sito fa 1 milione e mezzo di pagine viste al mese o ha avuto 200.000 visite (o sessioni) in un giorno? Quali numeri fanno di un sito un sito di successo (o un flop)? In queste note vorrei provare a trovare alcune metriche per misurare il successo di un sito in termini di pubblico.

Innanzitutto, è chiaro che il successo di un'iniziativa in rete dipende dalla penetrazione nella sua target audience: lo stesso numero può significare un ottimo risultato per un sito di nicchia (pensiamo a un portale di settore), mentre può determinare la chiusura di un portale generalista. Si può poi distinguere la penetrazione nella target audience in generale, e la penetrazione in quella parte qualificata di target audience che ha accesso ad Internet. Per tirare fuori qualche numero, prendiamo il caso più semplice: i portali generalisti (da IOL a Jumpy per intenderci) che mirano, anche se spesso con alcune differenze, a catturare chiunque sia utente di Internet.

Secondo i dati resi pubblici da OnetOne Research, nel mese di gennaio, i leader del mercato sono stati IOL.it e Virgilio.it, con rispettivamente una penetrazione (reach) del 67% e del 58,6% e con 334.865.000 e 319.499 pagine viste. Ma ci sono delle metriche più interessanti per valutare il successo di un sito: per esempio, con che profondità e con che ampiezza il sito è visitato? Per definire la profondità suggerisco di usare il parametro del tempo trascorso sul sito, mentre per valutare l'ampiezza potremmo impiegare il numero di pagine viste per utente; l'ideale è che entrambi i parametri vadano verso la stessa direzione. Infatti, se il tempo di permanenza è alto, ma le pagine viste poche, si tratta probabilmente di un sito utilizzato per la posta elettronica, o tenuto aperto solo in poche pagine specifiche; allo stesso tempo, se il tempo di permanenza è scarso, ma le pagine viste sono molte, può essere che il sito incuriosisca, ma non attragga. Cioè, non sia, come dicono gli americani, "appiccicoso". Da questo punto di vista, un sito che si distingue nella rilevazione citata è Clarence.com che ha un reach del 20% e "solo" 1.308.000 utenti i quali però generano 142.125.000 pagine/mese. A IOL.it per generare poco più del doppio delle pagine servono ben più del triplo degli utenti: 4.380.000.

OnetOne nella sua ricerca ha il merito di aver elaborato una metrica originale chiamata VIC, per misurare la concentrazione di traffico su un sito. Il VIC rappresenta la % di utenti che generano il 50% delle pagine. Un VIC del 25% significa che il 12,5% degli utenti generano tutte le pagine del sito. Un VIC basso significa che pochi utenti costituiscono il nocciolo duro del pubblico del sito. Il VIC non coincide con il concetto di fedeltà intesa come azione di ritornare sul sito per periodi lunghi.

Infine, una considerazione per i siti di commercio elettronico. Fino ad ora abbiamo infatti parlato di siti il cui modello di business principale consiste nella vendita di contatti pubblicitari che invece diventano secondari nei siti che fanno commercio elettronico. Qui quello che conta sono le vendite. Però, un conto è un sito che riesce ad attirare milioni di utenti e riesce a totalizzare poche migliaia di vendite e un altro è un sito che magari attira solo poche migliaia di utenti dei quali la stragarande maggioranza diventano acquirenti. Questo ragionamento ci serve per introdurre il concetto del rateo di conversione. Qual è la % di utenti che si tramutano in acquirenti?

Personalmente questa è la metrica che preferisco quando si tratta di valutare un sito di e-commerce. Inoltre, lo stesso ragionamento si può utilizzare anche per valutare l'impatto dei servizi accessibili dietro registrazione nei portali editoriali.














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