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Tecnologie e Società

 

La Radio, il digitale e la Rete. L’evoluzione del medium radiofonico [1]
Anna Pazzaglia

 


[Testo adattato dalla tesi di laurea in Teorie e tecniche del linguaggio radiotelevisivo intitolata L’evoluzione della radio, dalle radio pubbliche a quelle private. Lo stage a Radio Tau, discussa nel novembre 2003 per il Corso di Laurea DAMS, Indirizzo Cinema, Università di Bologna, relatore prof. Pietro Favari]


1. La dinamica di penetrazione della radio: la diffusione del mezzo e delle sue modalità comunicative

Guglielmo Marconi dimostrò oltre cento anni fa che esisteva la possibilità di trasmettere un segnale a distanza utilizzando una versione rielaborata del trasmettitore di Hertz [1]. Da allora le innovazioni tecnologiche nel campo delle comunicazioni di massa sono cresciute a livello esponenziale. Nonostante ciò il concetto tecnologico fondamentale legato alla radiofonia, ovvero l’utilizzo della propagazione delle onde elettromagnetiche attraverso l’etere per la codifica e trasmissione di segnali acustici, ha continuato a coesistere insieme agli altri mezzi di comunicazione (intesi come supporti tecnologici utilizzati per trasmettere segnali di informazione). E' possibile parlare di coesistenza poiché è stato dimostrato che esiste una legge naturale dello sviluppo di tutti i media, la cosiddetta “curva E-P-S” [2], che descrive l’andamento sinusoidale tipico della dinamica di penetrazione dei prodotti nei mercati e nel caso dei media, l’evoluzione della diffusione del mezzo e delle sue modalità comunicative. Il punto di partenza coincide con un livello di fruizione esclusivamente elitario (E), dove solo una ristretta parte dell’universo dei possibili utenti (culturalmente progredita ed economicamente abbiente), possiede tecnologia e know-how necessari per accedere al consumo dei messaggi veicolati dal nuovo mezzo. Il successivo superamento delle barriere economiche, tecnologiche e culturali porta allo stadio intermedio della curva dell’evoluzione dei media, quello di diffusione popolare (P) in cui prevalgono le logiche di mercato che generano standard tecnologici e contenuti atti a soddisfare una parte consistente dell’audience. Infine Il percorso giunge ad uno stadio definito di specializzazione (S) che si instaura solo dopo che si sono realizzati compiutamente alcuni fattori tra i quali un livello di istruzione più elevato e quindi una più articolata segmentazione delle professioni relative al nuovo mezzo e una condizione economica che permetta l’acquisto diffuso del mezzo stesso o addirittura il possesso di più media dello stesso genere (come più riviste specializzate o più di un apparecchio televisivo o radiofonico). In questa ultima fase il medium in questione soddisfa particolari gusti, interessi, esigenze di una utenza ormai specializzata e frammentata, inserendosi di diritto in un ambito concorrenziale rispetto agli altri media. Naturalmente ogni medium possiede una propria modalità propria per percorrere questa naturale evoluzione che può essere ricostruita attraverso una contestualizzazione all’interno di coordinate storiche, economiche e sociali.

Anche la radio in Italia ha subito questo andamento, prima come medium innovativo, poi, con l’avvento della televisione in quanto medium tradizionale. Negli anni venti, con la messa in onda delle prime trasmissioni regolari di programmi radiofonici, si ebbe l’impressione che si avvicinasse la fine del modello di fruizione tradizionale (dal vivo, non mediato) di tutti quei generi, come il varietà o la rappresentazione di eventi musicali, che sembravano essere agevolmente veicolati dal medium radiofonico. Si assistette, inoltre, sia in Europa che negli Stati Uniti, ad un vero e proprio boicottaggio da parte degli editori della stampa poiché ritenevano che nessuno avrebbe avuto più interesse ad acquistare i quotidiani per leggere informazioni già diffuse dalla radio. Inoltre, a causa dell’uso propagandistico del regime fascista, il sistema radiofonico e i sui modelli comunicativi hanno dovuto per lungo tempo sopportare una pesante ipoteca che ne ha represso le potenzialità comunicative. Un percorso uguale ma contrario si è realizzato, nel secondo dopoguerra, con l’avvento della televisione. In questo caso era proprio il mezzo radiofonico, fondato sulla trasmissione di segnali sonori, ad essere messo in discussione. L’inquietudine legata all’avvento del nuovo mezzo di comunicazione si risolse in un riassestamento che non coinvolse solitamente il mezzo radiofonico, ma l’intero sistema massmediatico. La Radio accusò pesantemente il colpo, particolarmente in Europa dove l’emittenza era monopolio di grandi apparati pubblici: soffrì la subalternità, la scarsezza dei mezzi, la fuga dei divi che sciamarono in massa verso la televisione, il disinteresse degli stessi dirigenti che furono i primi a considerarla come uno strumento obsoleto. I nuovi modelli di utilizzo del mezzo radiofonico si realizzarono quasi esclusivamente con la nascita delle emittenti private. All’inizio degli anni novanta la situazione muta: le numerose ricerche svolte indicano un costante aumento dell’ascolto, sia sul versante della radiofonia pubblica che su quello dell’emittenza privata. L’offerta radiofonica si presenta decisamente varia ed articolata e quindi permette all’ascoltatore di scegliere un percorso fondato sui propri gusti ed esigenze. E’ possibile, quindi, collocare il medium radiofonico nella fase terminale della curva E.P.S. all’inizio degli anni novanta. Ma quello dell’evoluzione dei media è un processo sociale in continua evoluzione, è un percorso che non sia arresta: dimostreremo come la radio abbia continuato ad evolversi partecipando all’evoluzione lungo la curva E.P.S. di un altro mezzo: la rete del World Wide Web.


2. La radiofonia incontra il digitale

È opportuno analizzare ora l’apporto che tali innovazioni concettuali e tecnologiche (digitalizzazione, integrazione, multimedialità, interattività, ipertestualità), hanno operato nell’ambito della radiofonia. I processi di produzione e di diffusione del messaggio, a fronte di una maggiore complessità tecnologica, sono diventati più semplici, è quindi favorita l’integrazione multimediale della radio con altri supporti (video, testo, ecc.), di pari passo ci troviamo di fronte, come nel dopoguerra, alla necessità di una nuova alfabetizzazione per l’utilizzo di determinati strumenti (il computer, e numerosi softwares) che permettono l’accesso a questo nuovo modo di produrre conoscenza. La radio per sua natura non è un mezzo che permette la staticità del contenuto informativo; ogni media ha un suo “grado” di staticità: il massimo livello lo raggiunge il libro (il cui contenuto informativo non ha una deperibilità definita: è una conoscenza che è sempre valida), ad un livello intermedio tra staticità e dinamicità, il periodico o il quotidiano (il cui contenuto informativo perde validità con il tempo fino ad essere sostituito con la nuova edizione) ad un livello massimo di dinamicità, come la radio o la televisione (il cui contenuto informativo si esplica nell’istantaneità). Ebbene la radio nel suo essere un mezzo fortemente dinamico, ha un contenuto informativo non immediatamente conservabile, è il concetto dello streaming , inteso come flusso comunicativo incessante.

Lo sviluppo della radiofonia nel mondo del digitale non può che avvenire nel mondo dell’informazione on-line attraverso l’integrazione della radiofonia con Internet, il medium digitale che tra tutti sembra essere il più dinamico, il cui contenuto è un continuo divenire che prescinde da supporti più o meno deperibili, più o meno statici. La radiofonia e la rete hanno molto in comune: sono in primo luogo dei mezzi nati dall’esigenza di comunicare ad ogni costo, entrambi mettono in secondo piano la ridondanza del segnale a favore dell’intelleggibilità e della ampiezza della diffusione, discorso che non vale per il cinema o la televisione dove le necessità di spettacolarizzazione, intesa nel senso di forte ridondanza del segnale, richiedono strutture molto pesanti.


3. Digitalizzazione, integrazione, multimedialità, interattività, vecchi e nuovi media a confronto

Con il termine “multimediale” [3] possiamo indicare l’integrazione delle capacità dei mezzi di comunicazione tradizionali con le capacità di elaborazione di un calcolatore. il “multimediale” implica l’“interattività”, altro termine da definire prima di affrontare il rapporto che la radiofonia italiana, al seguito di quella estera, ha deciso di intraprendere con il mondo delle comunicazioni informatizzate. L’interattività in comunicazione è la capacità del mezzo “fornitore di informazioni” di permettere all’utente di “lavorare” sulle informazioni stesse e di essere quindi “parte attiva”. Un medium tradizionale, come ad esempio un quotidiano, non permette all’utente di modificarne il contenuto, l’organizzazione gerarchica degli articoli, né l’inclusione o l’esclusione di altri temi che non siano quelli scelti dalla redazione. In questo caso l’interattività tra il quotidiano e il lettore è minima, l’utente al massimo può cercare un contatto piu’ diretto esponendo idee e opinioni nelle rubriche proposte. Il livello basso di interattività è ciò che caratterizza anche la televisione e la radio. E’ la stessa struttura di produzione che caratterizza i Mass Media tradizionali ad impedire tale interattività: le routines produttive, i supporti utilizzati e i sistemi di distribuzione sono tali che è impensabile inserire l’utente in una dimensione più attiva.

L’utenza (audience) non può partecipare alla creazione del messaggio, essendo imbrigliata nel suo ruolo di ricevente. L’unica forma di azione permessa sul messaggio è quella della sua reazione al messaggio stesso, che si può esplicare in forme diverse: lettere indirizzate ad una redazione giornalistica telefonate in diretta ad una trasmissione oppure indagini e ricerche condotte dagli stessi emittenti per conoscere le reazioni del pubblico. In ogni caso ciò che importa sottolineare è che l’audience non ha la possibilità di lavorare sul messaggio stesso. Certo, questo non è sempre vero: l’utilizzo del telefono, specialmente nella radiofonia, ha permesso seppure in minima parte che fossero gli ascoltatori a decidere le sorti del messaggio, ma la rilevanza di questo fenomeno è troppo circoscritta per poterla estendere a modello generale. Le tecnologie digitali hanno permesso la modificazione di tale modello. Con la diffusione del personal computer [4] è stato possibile veicolare messaggi attraverso i formati di immagini, testo e audio, attraverso un canale che permette l’elaborazione attiva delle stesse. Per avere idea della portata della “rivoluzione” basti pensare alla differenza che intercorre tra un’enciclopedia su supporto cartaceo e una che utilizza il formato cd-rom: mentre la prima non permette una grande scelta nei percorsi di lettura, né utilizza canali differenti dal testo scritto, il secondo amplia enormemente la dinamica di interazione tra l’utente e il contenuto, permettendo al primo di scegliere tra percorsi alternativi e personalizzati di lettura e approfondimento, e consentendo la fruizione del messaggio stesso attraverso diversi formati (animazioni, immagini, suoni, testo). Occorre, a questo punto, introdurre un’altra distinzione all’interno dei media elettronici possiamo distinguere due gruppi: i media off-line, come i cd-rom, che utilizzano un modello molto simile a quello dei media tradizionali: e i media on-line, ovvero quel mondo parallelo costituito da tutti gli elaboratori connessi: la rete Internet. Nel caso dei media off-line, il livello di interattività è si aumentato, ma si esaurisce nel rapporto tra destinatario e messaggio preposto dall’emittente. Mentre il rapporto tra emittente e destinatario rimane lo stesso che caratterizzava i media tradizionali: un rapporto gerarchico. Con i media on-line e quindi anche attraverso l’ibridazione di internet e radio prende davvero consistenza il concetto di interattività, l’utente può partecipare alla stesura di un testo comunicativo; i ruoli di emittente ed audience tendono a sovrapporsi. Un rapporto dove è impossibile, se non inutile, rintracciare una comunicazione proveniente da un’emittente definito e che si rivolge ad un'audience con determinate caratteristiche. La logica interattiva dei mezzi multimediali on-line scardina il modello classico dei mezzi di comunicazione di massa, dove la comunicazione è “spinta” dall’emittente (modello push), per trasformarlo in un modello pull su cui si basa Internet, in questo modello quello che una volta era un passivo destinatario può oggi partecipare attivamente alla ricerca dei blocchi di informazione di cui necessita (pull significa appunto tirare, prendere e portare a sé). Non solo, una volta elaborati i dati a sua disposizione, il destinatario può trasformarsi in un emittente che produce informazione. Dando origine a un modello “push-pull”. Questo passaggio non sarebbe stato possibile senza l’invenzione di un “sistema” che ha permesso all’uomo di dialogare con un oggetto: il computer.


Note

1) Nel 1890 Heinrich Hertz produsse onde elettromagnetiche. Hertz usò oscillanti (combinazioni di capacitori ed induttori) per trasmettere e ricevere onde radio. Guglielmo Marconi elaborò nel 1895 il primo telegrafo senza fili. Nel 1896 egli ricevette dal governo britannico il primo brevetto per telegrafo senza fili. Il telegrafo di Marconi si basava, in parte, sulla teoria che il campo di trasmissione aumenta sostanzialmente all'aumentare dell'antenna.
Il primo messaggio telegrafico che oltrepassò la Manica fu inviato da Marconi nel marzo del 1899.

2) Teoria elaborata dagli americani E.E. Dennis e J.C. Merril.

3) Luca Toselli, Il progettista multimediale, Bollati Boringhieri, 1998, Torino, p.32.

4) La commercializzazione di massa dei personal computer è iniziata nel 1975.














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