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Tecnologie e Società

 

L'arte al telegiornale (3)
Dorina Pileri

 

La mostra "Picasso a Milano"
Come i telegiornali hanno comunicato l'evento


1.

La mostra "Picasso a Milano", allestita a Palazzo Reale dal 15 Settembre 2001 al 27 Gennaio 2002 è stata considerata un evento eccezionale, da annoverare tra i grandi eventi artistici italiani degli ultimi tempi. Forse troppo spesso si è abusato della parola "evento", applicata ad una manifestazione artistica. Oggi invece, per quanto riguarda la retrospettiva dedicata a Pablo Picasso, si può tranquillamente parlare di un grande evento artistico dallo spessore culturale e scientifico davvero di alto profilo. Palazzo Reale ospita "I Picaro di Picasso", cioè le opere più intime, dalle quali l'artista spagnolo non si volle mai separare, oggi in possesso degli eredi. Le opere esposte ricostruiscono la carriera del maestro di Malaga: dipinti, incisioni, ceramiche, disegni, sculture, dai ritratti degli amici spagnoli ai periodi blu e rosa, dal cubismo al classicismo degli anni Venti, all'opposizione al fascismo ai dipinti erotici della maturità.

Dopo l'indimenticabile mostra del 1953, allestita nella Sala delle Cariatidi, visibilmente martoriata dai bombardamenti della seconda Guerra Mondiale, Palazzo reale ha ospitato un'altra grande mostra antologica dedicata al più grande maestro-simbolo dell'arte del XX secolo. Oggi la sala delle Cariatidi è interamente restaurata ed ha cancellato tutte le sue ferite, anche se lo scenario non sembra essere del tutto cambiato. A cinquant'anni di distanza, Milano ha nuovamente ospitato una mostra dedicata a Picasso: oggi come allora la sede scelta è stata Palazzo Reale e l'emozione nel vedere le sue grandi opere è rimasta inalterata. Manca rispetto alla grande mostra del '53 il celebre "Guernica", l'opera dipinta per commemorare il bombardamento del villaggio spagnolo durante la guerra civile.

Durante l'inaugurazione di "Picasso. 200 capolavori dal 1898 al 1972", Bernard Ruiz, nipote del pittore e curatore assieme a Bernice Rose, ha letto un telegramma del 1973, inviato da Picasso durante gli anni della guerra civile, in cui afferma che "un artista che lavora con i valori spirituali non può rimanere indifferente ai conflitti o ai massacri" (Cit. in AAVV, Catalogo della mostra Picasso 200 capolavori dal 1898 al 1972, Milano, Palazzo Reale, 15 Settembre 2001-27 Gennaio 2002, Electa, Milano 2001).

Oggi, a distanza dalla mostra, "gli animi si sono un po' raffreddati", anche se sicuramente è stata una mostra che ha toccato il cuore dei visitatori, portandoli ad osservare le opere con occhio diverso, più attento e sensibile, perché queste opere parlano di pace, di gioia, di voglia di vivere, dei valori dell'arte e della cultura contro quelli dell'odio e della guerra. La rassegna milanese ha presentato 239 opere tra dipinti, sculture, incisioni, ceramiche tra cui molte mai esposte in precedenza, e anche i costumi di "Parade", il rivoluzionario balletto cubista messo in scena da Djaghilev nel 1917. Circa 50 opere provengono dalle più importanti collezioni private del mondo e altri 21 dipinti dai musei internazionali. La maggior parte dei lavori (135) appartengono ai suoi eredi: sono opere di ogni periodo che Picasso volle tenere con sé fino alla morte e rappresentano pertanto una particolare scelta fatta dallo stesso artista, documentandone così anche un aspetto intimo. Quel Picasso per il quale questa mostra è stata pensata e costruita: "I Picasso di Picasso", quelli che più di tutti aprono una finestra, non tanto sul Picasso artista, quanto sul Picasso uomo, padre, amico, amante. Picasso vi rivive dagli esordi spagnoli ai primi contatti con l'ambiente artistico parigino, dai periodi "blu" e "rosa", alla sperimentazione cubista, dalla parentesi neoclassica alla metamorfosi stilistica degli anni Trenta, dalle opere di denuncia contro l'oscurantismo fascista fino all'ultima e sempre vitalissima stagione creativa.

La mostra è stata organizzata secondo un percorso cronologico, che illustra le fasi salienti dell'arte di Picasso. Si parte dalle opere giovanili, due intensi ritratti degli amici spagnoli con cui Picasso condivise i primi anni di formazione culturale e la splendida incisione "Pasto frugale", ricordata dalla compagna di quegli anni, Fernande Olivier, come un'opera che l'aveva sconvolta per il tremendo senso di miseria e di alcolismo che emerge dalla coppia raffigurata. Tra le opere più importanti del periodo blu, per arrivare ad alcuni studi di nudi preparatori per "Les Demoiselles d'Avignon" che documentano le fasi iniziali della rivoluzione cubista e poi il passaggio alle nature morte del cubismo analitico e sintetico, all'interno delle quali si celano personaggi e atmosfere dei cafè parigini. Le opere degli anni Venti riflettono, invece, i canoni estetici di una nuova fase stilistica, ispirata alla classicità dell'arte italiana e ai lineamenti della prima moglie, la ballerina russa Olga Kokhlova. Negli anni Trenta e quaranta, Picasso vive in modo lacerante la gravissima situazione politico-sociale, e il bisogno di denunciare gli orrori e gli eccessi della guerra lo porterà ad un realismo esasperato ed esasperante, come si evince da "Guernica" o dalla Guerra in Corea.

L'Arte deve quindi tornare ad essere realista per poter giungere ad una più larga fetta di opinione pubblica ed esprimere una denuncia sociale precisa e violenta, ma per l'artista di Malaga, realismo non significa necessariamente realtà e dunque l'artista ne deforma l'anatomia, pare giocare con i volti, creando scandalo e scalpore. Nell'ultima sezione della mostra sono esposte le opere degli anni '60 e '70 nelle quali Picasso rilegge temi e svolte stilistiche alla luce di un'esperienza umana e artistica senza confronti, ed è artefice di nuovi capolavori ("il Matador", "Femme assise", "Homme dobout") e dei dipinti erotici degli ultimi anni di vita. Picasso fu fondamentalmente un innovatore sia formale che tecnico, ed è straordinario vedere nelle ultime sale, questo grande artista, ormai ottantenne, fare suo il cosiddetto sgocciolamento, cioè la tipica tecnica dell'informale americano.

Nell'ultimo decennio, diverse sono state le mostre su Picasso in Italia (tra le più importanti si ricordano: "Picasso in Italia", alla Galleria d'arte moderna di Verona, nel 1990; "Picasso 1917-1953", alla Galleria Nazionale d'arte moderna di Roma, nel 1998) tutte orientate ad analizzare un aspetto particolare della produzione picassiana. Nella rassega di Palazzo Reale è possibile ripercorrere l'intera avventura artistica di Picasso, attraverso le varie fasi del suo lavoro: era dal 1953 che l'Italia non ospitava un'intera monografia sull'artista spagnolo.

Alcune curiosità: durante l'esposizione c'è stata la proiezione di un film degli anni Cinquanta in cui Picasso è protagonista di un raro documento del 1953, una prova di trasmissione della Rai sulle mostre di quell'anno allestite in Italia, inoltre il bar di Palazzo Reale, durante la mostra ha allestito un "menù Picasso", approntato con i suoi piatti preferiti, e con alcune ricette che l'artista amava cucinare.
Nello stesso periodo in cui la mostra è stata allestita a palazzo Reale, a Milano sono state aperte altre esposizioni dedicate a particolari aspetti della produzione picassiana: alla fondazione Mazzotta è stata aperta "Omaggio a Picasso", con cento grafiche dell'artista e una seri di omaggi elaborati da artisti contemporanei; a Montreal, al Musèe des Beaux-Arts è stata allestita la mostra "Picasso èrotique"; a Martigny alla fondazione Gianadda, è stata allestita la mostra "Picasso. Sous le soleil de mitra", mentre negli Stati Uniti, a Wadsworth, è stata allestita la mostra "Picasso:the Artst's Studio; a Monaco, alla Haus der Kunst, è stata aperta la mostra "Dora Maar-Pablo Picasso".


2.

La mostra presentata a Milano a Palazzo Reale, apporta gli elementi necessari a un approccio a diversi livelli interpretativi e analitici, capaci di mettere in luce l'opera e le posizioni assunte dall'artista nel corso di tutta la sua vita. I pezzi che compongono questa rassegna ci presentano in ordine cronologico la varietà, la potenza del lavoro del maestro spagnolo e il modo in cui egli rivoluzionò la creazione artistica della sua epoca. La mostra ha fatto sì che si potesse ripercorrere l'intero percorso artistico di Picasso (1881-1973), dal giovanile periodo "rosa" e "blu", alla fondamentale svolta del cubismo analitico prima, seguita dal cubismo sintetico, dove vengono utilizzati i primi collages, al "momento del ritorno all'ordine", al Surrealismo degli anni '20, fino alla metamorfosi stilistica degli anni '30 e all'evoluzione continua degli ultimi anni, dove Picasso si confronta in modo programmatico con la tradizione stessa della pittura. La multiforme produzione picassiana è stata presentata nella sua completezza, mostrandone la continua sperimentazione: infatti, disegni, che mostrano l'idea colta classicamente dal vero, si confrontano con l'evoluzione del pensiero svolta in quadri o in sculture, le più diverse tecniche e materiali anche nuovi mostrano come l'artista abbia così saputo creare o anticipare inediti e fecondi paradigmi culturali.

Maestro di tutte le tecniche artistiche, Picasso le piega all'insaziabile desiderio di conoscere, di produrre nuovi significati. Spiazza le attese riducendo le cose e persone a metafore. La pittura è l'attività prevalente, ma grafica, scultura, ceramica sono per lui solo potenzialità creative, strumenti per rigenerare aspetti del reale, sequenze di possibili prospettive.

Nel 1990, Picasso decide di lasciare Barcellona, per trasferirsi a Parigi, il cui ambiente creativo gli è propizio: qui definirà nuovi concetti e troverà, al contempo, nuovi modi di espressione plastici ed estetici; il luogo, nonché i suoi sentimenti concorrono con ogni altro fattore affettivo a formare la materia che nutre la sua creazione. Fu Picasso ad aprire la strada attraverso attraverso una serie di scoperte al di fuori del canone occidentale e culminante nell'opera che cambiò il corso dell'arte occidentale: "Les Demoiselles d'Avignon", vhe rappresenta la rivoluzione del XX secolo.
La mostra di Palazzo Reale riflette questo rinnovamento creativo e ripercorre il succedersi di sviluppi e trasformazioni che contraddistinguono l'opera di Picasso. "Les Demoiselles d'Avignon", l'opera manifesto del cubismo non è presente alla mostra milanese, ma sono stati esposti alcuni studi di nudo preparatori per l'opera che scandalizzò amici e visitatori per l'impopolare cambiamento estetico dei volti, quasi ridotti a maschere prive di umanità. L'unico autoritratto presente in mostra, "Meditazione", risalente al 1904, raffigura Picasso sprofondato in una malinconica fantasticheria di fronte all'amante addormentata, una Fernande Olivier immersa nella luce, mentre Picasso siede e legge nella penombra.

La grande eposizione antologica su Picasso è stata un'occasione straordinaria perché, non solo ha permesso di incontrare "da vicino" uno dei massimi del XX secolo, ma anche perché ha consentito di comprendere il particolare rinnovamento della percezione e della figura nello spazio: con Picasso viene gradualmente distrutta la rappresentazione tradizionale della prospettiva, ora lo spazio è costruito diversamente.

La mostra milanese dedicata al maestro spagnolo ha avuto un successo strepitoso, tanto che ha toccato le trecentosessanta mila presenze con una media di 3.131 visitatori al giorno. Le oltre 200 opere esposte hanno complessivamente un valore 350 mila dollari e la mostra è costata undici miliardi di vecchie lire. La grandezza della rassegna deriva fondamentalmente dal fatto che in questa mostra l'opera di Picasso può essere ripercorsa attraverso una prospettiva rimasta finora segreta, legata, magari, al mondo più segreto dell'artista: agli affetti familiari, alle amicizie, che forse in qualche modo hanno determinato il destino stesso di alcune opere.
Certamente rivedere in Italia il XX secolo attraverso l'opera di un artista che ha contribuito a fondare le radici culturali e artistiche contemporanee, è un'operazione che promuove lo sviluppo della cultura nel nostro paese.


3.

Molti servizi telegiornalistici italiani nel comunicare l'evento hanno ricordato la grande mostra del 1953: "Se la Sala delle Cariatidi di Palazzo Reale ha conservato per tanti decenni i segni della guerra la "colpa" o il merito è anche di Picasso. Fu lui, infatti, nel 1953, quando seguì personalmente l'ordinamento della propria mostra milanese (la sua prima esposizione del dopoguerra in Italia) a voler collocare "Guernica" in quello che era stato uno scintillante salone da ballo da Ancièn Régime, ma che era ormai un rudere devastato dalle bombe; e fu lui a volere che rimanesse così, a memoria perenne della follia della guerra. Un indimenticabile brivido di emozione colse i visitatori nel vedere "Guernica" dominare la scena del Salone delle Cariatidi bombardato. Da quella data, 1953, però, l'opera del genio del XX secolo non varcò più i confini della capitale lombarda. Nell'antologia allestita nello stesso luogo di allora e che dà il tono alla stagione espositiva autunnale milanese, non ci sono "Guernica", simbolo delle atrocità della guerra, né "Les Demoiselles d'Avignon", che segnò la rivoluzione artistica nel 1907. Tuttavia la scelta delle opere e la cronologia del percorso sanno dare altre forti emozioni. Il percorso si svolge in undici saloni e culmina nella Sala delle Cariatidi dove sono esposte le opere di maggiori dimensioni degli ultimi anni. In queste opere (oltre 200) scorre non solo il vulcanico itinerario artistico di Picasso, ma viene messa in luce anche la sua personalità di uomo generoso e senza ambiguità, nei rapporti con gli amici, compagni di strada, con la amate/detestate compagne di vita, con i figli, dei quali sapeva diventare compagno di giochi.

Dal suo sguardo intenso e indagatore, che tutto sa cogliere amalgamare e tradurre in capolavoro, traspare un carisma che trascina artisti, poeti e letterati: Braque, Apollinaire, Max Jacob, André Salmon, Pierre Reverdy…sono gli assidui frequentatori del suo stodio. Rotto il sodalizio cubista con Braque nel 1914, Picasso si trasferisce a Montparnasse, dove un'altra banda di amici si ricompone intorno a lui per il Balletto Parade, messo in scena nel 1917 con Cocteau, Satie e la compagnia dei Balletts Russes di Diaghilev".

Altro aspetto interessante della vita di Picasso che va a costituire una caratteristica della sua arte e per questo non è passato inosservato ai Tg nel comunicare l'evento, che ne hanno, anzi, sottolineato la peculiarità, è il fatto che il suo percorso artistico si arricchisce anche negli intensi amori per le sue compagne di vita. La modella Fernande Olivier è al suo fianco negli anni difficili del Bateau-Lavoir e della rivoluzione cubista. Nel 1917 al seguito dei "Ballets Russes", incontra Olga Kokhlova, madre di Paulo, che immortala nelle opere del periodo del classicismo. La Kokhlova è la gigantesca dea che solleva il figlio in un piccolo legno del 1921. La vitalità della giovanissima Marie-Thérèse Walter, madre di Maya, risveglia in Picasso una forte carica erotica. Nel 1937 Dora Maar diventa la "Donna che piange", abbandonata per la giovane Françoise Gilot, la "Donna fiore" della felicità e della pace. Nel 1954 Jacqueline Roque, l'ultima compagna è la "Donna sfinge", misteriosa protagonista dell'ultima stagione feconda di Picasso. L'amore per i figli è tradotta negli straordinari ritratti di Paulo, Maya, Claude e Paloma e nel pretesto nel giocare con i colori, oggetti, forme, spazi. Riassume questo intento il dipinto I Giochi, nel quale appare, in un mare di giocattoli variopinti, una bimba dallo sguardo di velluto:Paloma.

Altro aspetto importante della mostra che è stato più volte sottolineato nel corso dei Tg è il fatto che i curatori hanno voluto costruire la mostra come un viaggio emozionante dell'opera di Picasso, alla scoperta di rivoluzionarie innovazioni formali e di una concezione della bellezza completamente al di fuori degli schemi accettati. Nella sezione dedicata alla scultura, ampiamente articolata e arricchita dalla presenza di alcuni dei lavori più importanti, viene sottolineata l'importanza di Picasso nella fondazione del linguaggio plastico del Novecento e la sua profonda influenza su molti artisti.

Nel servizio coda andato in onda nell'edizione delle 13:30 del Tg1, nel Settembre del 2001, il giornalista in studio così ha presentato l'evento: "…Pablo Picasso a Milano noi siamo andati a vederlo in anteprima".
Il servizio del Tg1, dalla durata di un minuto e dieci secondo, ha così parlato della mostra:
"Picasso, genio creatore dell'arte del XX secolo, eppure un'intera generazione non ha mai potuto vedere in Itali una retrospettiva completa. L'ultima quasi cinquant'anni fa a Palazzo Reale a Milano. Picasso torna nello stesso luogo con 250 capolavori dal 1898 "Ragazzo a Barcellona" al 1972 poco prima della morte. Accanto ai dipinti noti il "Picasso privato", opere dalle quali non si è mai separato ora proprietà degli eredi. Un doppio percorso artistico e personale: gli amici, gli amori, i figli, i giochi infantili, il Periodo Blu nel 1901. La malinconia per il suicidio del carissimo amico Casagemas. Nel 1907 la rivoluzione delle "Demoiselles d'Avignon", nasce il Cubismo: sintesi geniale della sintesi di Cézanne, della scultura catalana e dell'arte tribale, risultato spazio scompigliato, simultaneità dei punti di vista, nuovo concetto di bellezza. La stagione della pittura continua, fino agli ultimi giorni, accanto a Jacqueline Rocha moglie devota".

Il servizio coda dell'edizione delle 13 del Tg2, andato in onda nel settembre del 2001, ha esordito con il giornalista in studio che ha così parlato dell'evento: "Picasso a Milano 200 opere del maestro spagnolo quasi tutte inedite per il pubblico italiano assicurate per 2000 miliardi". Il servizio del Tg2, della durata di un minuto e venticinque secondi, ha così comunicato la mostra. "Pablo Picasso, il genio che ha inventato l'arte moderna per tutta la sua lunga vita ha cercato nuove strade per la scultura e la pittura, un vulcano di idee sempre nuove che hanno cambiato più volte l'arte del ‘900. Fino al 1973 a 92 anni continuò a dipingere velocemente anche sei quadri al giorno con l'ardore di un ragazzo. Le donne soprattutto, sua grande passione. A Milano fino al 27 Gennaio la sua mostra più importante, più di 200 opere, molte mai viste, nascoste finora tra i patrimoni degli eredi. Eccole le donne: mogli, modelle, amati, affascinate dal genio Picasso, poeta di passioni tiranniche e di immagini mitiche. Un'arte che diceva è metà pittura e metà amore, tutte le tele hanno i lori volti, la loro anima e il colore nostre passioni, ma è sempre la pittura diceva ad essere alla fine più forte di me, mi fa fare quello che vuole. Emozioni dalle tele che raffigurano i figli che giocano intriganti e misteriosi, ed ancora le donne, ancora l'amore, l'amore degli ultimi anni del maestro, spicchi d'espressione per infiammati sentimenti, scivolate di colore gettate con l'ardore di un bambino che ha tolto all'umanità tutte le sue maschere".

Tuttavia, alcune recensioni critiche dedicate a questa mostra hanno più volte sottolineato il fatto che c'erano troppe opere, di ogni genere, assolutamente non valorizzate, disposte in maniera non appropriata e soprattutto, la mostra, nonostante l'obbligo della prenotazione non ha permesso ai visitatori di fruire adeguatamente della bellezza di tale rassegna rapportata alla grandezza dell'artista.














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