NOEMA Home › IDEAS
Tecnologie e Società

 

L'arte al telegiornale (2)
Dorina Pileri

 

La mostra "Gli Espressionisti 1905-1920"
Come i servizi telegiornalistici italiani hanno presentato l'evento


1.
La mostra "Gli Espressionisti 1905-1920", esposta a Roma dal 5 Ottobre 2002 al 2 Febbraio 2003 al Complesso del Vittoriano, rappresenta un'importante testimonianza delle creazioni di artisti espressionisti provenienti dai più importanti musei internazionali e raramente esposte in Italia, tra l'altro una sezione della mostra del tutto originale è stata dedicata alla poco nota scultura espressionista, cioè le opere di quegli artisti che hanno ricercato nell'intaglio e nella fusione le stesse caratteristiche espressive che ricercavano con la pennellata e il colore. La presenza di queste sculture arricchisce così di nuove sfaccettature la già complessa trama degli elementi figurativi. La predilezione per le figure allungate, l'asciutta plastica di Lehmbruck si contrappone alla massiccia corporeità delle creazioni di Barlach. Sono circa centosettanta le opere distribuite lungo il percorso del Vittoriano ampliato per l'occasione in due sale. Un percorso rinnovato nella forma e nell'illuminazione, avvolgente e coinvolgente, dove la qualità e la quantità delle creazioni, dal carattere forte e dalle linee spezzate, da sole raccontano l'arte tedesca del primo Novecento.
L'Espressionismo rappresenta uno dei contributi più decisivi della cultura tedesca all'arte europea del XX secolo.

L'intensità espressiva del colore, la forza del gesto pittorico e l'immediatezza della sensazione sono i criteri principali che hanno guidato gli artisti espressionisti. La mostra al Complesso del Vittoriano ha avuto come scopo la riabilitazione di questo movimento artistico e i suoi grandi protagonisti, proponendo un'ampia rassegna collettiva di venti artisti e un gran numero di opere, tra incisioni, acquarelli, dipinti, schizzi e sculture, provenienti in maggior parte dal Brucke Museum di Berline il Museum am Ostwall di Dortmund, oltre che da collezioni private.

La mostra, inoltre, presenta anche un interessante aspetto legato alla presenza di opere di grandi artiste: l'espressionismo è stato caratterizzato, anche, dalle creazioni femminili, frutto di una lotta che queste donne hanno condotto a lungo, poiché le accademie erano chiuse alle donne.E' il caso della berlinese Gabriele Mumter, compagna di Kandinsky fino al 1915, affascinante pittrice che nel 1957 donerà la sua ricca collezione alla Stadtische Galerie di Monaco. Forte riabilitazione anche per Marianne Von Werefkin, valente pittrice lituana che nel 1891 si legherà a Jawlensky e ne sosterrà la carriera sacrificando la propria, fino al 1907, quando riprenderà a dipingere. Il suo salotto a Monaco diventerà un famoso punto di incontro per l'avanguardia russa e tedesca.

Questa grande rassegna sull'arte espressionista, che si è tenuta a Roma, abbraccia un ampio periodo, che va dal 1905 al 1920, presentando opere che vanno dalla pittura, alla litografia, all'incisione, dalla tempera alla scultura. L'obiettivo di questa mostra è stato quello di dare uno sguardo complessivo sulla nascita e sullo sviluppo di questo stile, nell'arco temporale, appunto, che va dal 1905 al 1920. In questo modo sono stati documentati non solo, non solo gli inizi o la fase matura degli anni immediatamente precedenti alla prima guerra mondiale, ma anche le nuove tendenze e i modi espressivi sorti con la guerra e che si sono mescolati all'originario vocabolario espressionista. Nello stesso tempo si è voluto anche dare un' immagine precisa dell'Espressionismo senza confonderla con il Dadaismo e le successive correnti realistiche. Significativo a questo riguardo è il caso di Otto Dix che come giovane artista si misura con l'arte espressionista prima di ripudiarla abbracciando il Dadaismo prima e la Nuova Oggettività dopo.Lo scoppio della Prima Guerra Mondiale conduce a riflettere sulla forza di un'arte radicata proprio in quella realtà drammatica e contraddittoria: dall'interno dell'Espressionismo prende corpo un uovo espressionismo-realistico. Ne sono un esempio le opere di Grosz che suscitano scandalo negli ambienti borghesi dell'epoca per l'intenzionale per l'intenzionale volgarità dei soggetti trattati- prostitute, ubriachi, assassini, militari in atteggiamenti sconci-, inquietanti armi di denuncia del militarismo e della borghesia della Germania prenazista, e le opere di Dix, tese a riflettere l'asprezza della realtà contemporanea e gli orrori della guerra. L'Espressionismo diventa forza rivoluzionaria, mentre vive la sua ultima fase stilistica. Non si combatte più con la forma ed il colore, come facevano i primi espressionisti, è il contenuto che diviene protagonista dell'opera.

Altro aspetto curato dalla rassegna è stato il fatto di presentare ogni artista nei temi più caratteristici prescindendo da categorie tradizionali come "nudo", "ritratto", o paesaggio. Si è anche cercato di presentare l'intero sviluppo creativo degli artisti principali, con opere significative delle loro fasi stilistiche, anche di quelle meno note, perché legate agli anni drammatici della guerra e del dopoguerra. Infine, la mostra non si è soffermata ai nomi maggiori e più famosi, ma al contrario, ha dato spazio anche alle creazioni di personalità meno note che però hanno dato un contributo essenziale alla storia dell'Espressionismo e alla sua diffusione. La selezione della opere ha mirato a cercare un equilibrio tra le creazioni famose e sempre presenti nelle grandi rassegne e quelle inedite invece per l'Italia, in modo di far avvicinare il pubblico a tutte le sfaccettature dell'arte espressionista.


2.
L'Espressionismo nasce da una crisi profonda, una protesta che alimentava, sulle basi dello Sturm und Drang, la violenta opposizione da parte degli artisti all'involgarimento della società borghese, alla mortificazione dei valori individuali operata dal processo industriale alla precognizione dello scoppio della terribile guerra. L'Espressionismo tedesco stabilisce un legame profondo con la tradizione figurativa dei "primitivi", in particolar modo con la scultura africana, e con tutte quelle manifestazioni antropologiche che vedono nella natura un modello di forma spontanea autofinalizzata. Da qui la loro attenzione alla superfici bidimensionale, priva di profondità e di volumi, alla linea, al colore piatto, puro e violento. Nel 1905, nasce così a Dresda il gruppo Die Brucke (Il Ponte), nome ispirato da Nietzsche, formato da alcuni studenti di architettura, Kirchner, Bleyl, Heckel, Schmidt-Rottluff, a cui si uniscono Emil Nolde, Max Pechstein, Otto Muller. La loro tecnica intende tradurre la forma del colore affrontando soggetti legati alla sfera urbana e politica. Nel 1913 il movimento si scioglie, anche se i componenti continueranno a lavorare in modo autonomo. Nel frattempo, nel 1911, Kandinsky e Franz Marc fondarono a Monaco Der Blaue Reiter (Il Cavaliere Azzurro), caratterizzato da una ricerca più spirituale verso l'elemento naturale, visibile nei quadri di animali di Marc, e che avrebbe portato più tardi a un vero e proprio astrattismo lirico, come nelle "Improvvisazioni" kandiskyane. Per questi artisti la sorgente del loro lavoro è l'esperienza emozionale e spirituale della realtà, i cui mezzi sono nella forte accentuazione cromatica e nell'incisività del segno, che per molti pittori era il mezzo più adatto ad esprimere il crescente disagio della civiltà. Se Nella prima fase del movimento prevale una ricerca all'unità mistica tra vita e arte, dopo la guerra si fanno strada idee, soggetti e tecniche più realistiche. Ed ecco i corpi spigolosi e taglienti di Kirchner, il suo uso dei colori freddi, i volti cadaverici, le atmosfere cupe, l'uso della xilografia, la volontà di denuncia contro una società borghese allo sbando, la rinuncia a una bellezza come valore consolatorio dell'arte. E poi la guerra:dapprima attesa con frenesia come purificazione della vecchi Europa e poi l'orrore, espresso da Dix, Beckmann e Grosz con una visione spietata, dissacrante e lapidaria della realtà.Il contenuto dell'opera diviene ormai il vero protagonista "urlante". Dopo Dresda e Monaco di Baviera, l'Espressionismo cominciò nel 1910 a muoversi in maniera spettacolare, e qui visse ancor prima della guerra, il suo successo e la sua crisi. Con i suoi acuti contrasti sociali e le suggestioni culturali, Berlino era diventata una sfida per gli artisti che arrivavano dalle province. A Berlino il tema della grande città toccò nella critica culturale un livello nuovo per l'arte espressionista. Le spettrali immagini di prostitute nelle strade berlinesi dipinte in quegli anni da Kirchner costituiscono il culmine della sua visione demoniaca dell'eros mercenario.

Egli fu il primo nella pittura europea del XX secolo a tematizzare in modo esemplare nel suo aspetto di alienazione civile la prostituzione sulle strade di Berlino. A partire dal 1913, anno dello scioglimento della Brucke, la vita comunitaria dell'associazione a Berlino si era allentata e logorata, e affiorarono rivalità. Ognuno prese a seguire la propria strada, ma i legami d'amicizia persistettero.

L'Espressionismo, non è tanto uno stile, quanto piuttosto un movimento che ha improntato l'arte tedesca nel periodo fra il 1905 e il 1920 circa. Esso dava forma artistica a un senso nuovo della vita e una nuova immagine dell'uomo. I suoi artisti miravano a un rivolgimento dal quale risultò un rapporto nuovo tra l'io e il mondo. Ci si opponeva al realismo accademico dallo stato, ma anche all'impressionismo, che a sua volta raffigurava il mondo esterno con una tavolozza rischiarata e in termini più o meno realistici. Il sentire interiore, la propria visione della realtà, evocavano un'immagine nuova del mondo esterno. Era dominante una definizione soggettiva: emozioni e sentimenti facevano il loro ingresso nell'opera d'arte.


3.
L'elemento che emerge da un'analisi dei telegiornali è uno scarso spazio riservato alle notizie di carattere artistico-culturale, relegando per lo più la notizia alla fine del notiziario. La mostra al Complesso del Vittoria, è stata considerata tra gli eventi culturali più importanti dello scorso anno, nonostante ciò, i servizi telegiornalistici italiani le hanno dato un tipo di informazione limitato rispetto al suo calibro, ma questo non solo perché nel servizio telegiornalistico italiano prima vengono le notizie sportive poi quelle culturali, ma anche perché c'è da rispettare il palinsesto, cioè quella sorta di scaletta televisiva che si propone di "disciplinare", in senso generale, i programmi all'interno di una data fascia oraria di uno stesso emittente televisivo, e in senso particolare di "disciplinare" la successione delle notizie all'interno del telegiornale. Tuttavia, la mostra del Complesso del vittoriano, ha incarnato un alto valore notiziabile, fondamentalmente perché era la prima volta che l'Italia ospitava una simile rassegna dedicata all'arte espressionista, proponendo opere per lo più inedite per il panorama italiano.

Per alcuni Tg, come per esempio per l'edizione delle 14 del Tg3 del 5 Ottobre 2002, la notizia è apparsa nei titoli di testa. Nel comunicare l'evento i Tg italiano hanno messo in primo piano non solo l'importanza dell'esposizione in sé, ma anche la rilevanza del luogo che la ospita, ovvero il Complesso del Vittoriano. Inoltre i telegiornali hanno sottolineato l'equilibrio raggiunto tra il necessario vigore fisiologico da una parte e la ricerca di una nuova presentazione dall'altro. Dei molti artisti si è voluto far vedere tutti gli aspetti tematici e stilistici più personali e nello stesso tempo le opere, per lo più inedite per l'Italia, delle vere scoperte, come le sculture della Brucke. Altro elemento non sottovalutato dai servizi informativi italiani riguarda il fatto che all'inizio del XX secolo l'Europa si stava avviando verso la tragedia della guerra, mentre l'arte tedesca viveva una stagione di grande intensità creativa. La Germania del dopoguerra, umiliata e vinta, trova tono accesi nella feroce critica sociale di Gorge Grosz e Otto Dix che denunciano ora con ironia, ora con sarcasmo, la perdita di ogni valore morale nello squallido panorama della Repubblica di Weimar.

Il servizio-coda dell'edizione delle 14 del TgR dell'Emilia Romagna, dell'Ottobre del 2002, dalla durata di un minuto e trentacinque secondi, così ha comunicato l'evento:

"Del bello in senso classico gli espressionisti se ne facevano un baffo, un concetto da distruggere, o almeno da corrodere le cose che volevano mettere in risalto nelle loro opere erano i sentimenti nascosti, spesso inconfessabili,i luoghi e gli individui visti con occhi deformati, le miserie, le sofferenze. Guardare per credere nelle Sale del Complesso del Vittoriano "La Ragazza allo specchio" di Karl Schmidt-Rottluff, davvero un inno allo stravolgimento delle forme. Tutti gli autori del gruppo "Il Ponte", attivo come gruppo prima a Dresda poi a Berlino dal 1905 al 1913. espressionismo voleva dire armonia di sorta, rottura con l'ordine borghese ed accademico, ma apertura verso tutto ciò che si poteva scoprire nel mondo dei colori e delle linee, nel mondo visivo, insomma. Ecco allora Kandinsky con "Studio per improvvisazione", con "Diluvio1" opere del 1910-'12, viaggiare verso qualcosa che si può definire astratto e nella lunghezza d'onda vicina Franz Marc, autore di queste forme spezzate, un compagno di Kandinsky nel gruppo "Il Cavaliere azzurro" fondato nel 1911. C'era poi il lato di protesta e satira sociale dell'Espressionismo, il maggior esponente? Grosz e Dix, che negli anni prima del nazismo graffiavano con lavori come "Lo sfruttatore di ragazze" e "Wisky".

Un altro Tg ci ha così informato della mostra: "Il Complesso del Vittoriano accoglie a Roma, dopo molti anni, un'importante rassegna dedicata ai protagonisti dell'Espressionismo. La loro arte, pure da tempo annoverata fra i valori consolidati, è ancora capace di impegnare attivamente l'uomo contemporaneo. La possibilità di recuperare le radici più profonde dell'umano, di documentare una quotidianità non esente da traumi e da angosce, attribuendo all'operazione creativa un significato etico, rimane valore esemplare. Siamo in grado di avvertire ancora oggi la vitalità del linguaggio che si avvale talora di un segno deformante, teso alla consapevole ricerca di una espressività esasperata, nel quale da un lato è costante la ricerca di identità da parte dell'artista, dall'altro emerge la volontà aperto un dialogo con lo spettatore. I giovani artisti della Brucke sono convinti che solo con un impegno totale sia possibile dare vita a una nuova arte. Dotato di forte impatto emotivo, il loro linguaggio elimina ogni schema. Ugualmente non possiamo sottrarci al richiamo immaginativo del versante lirico-astratto del movimento che si sviluppa a Monaco dalla fine del primo decennio del secolo, momento privo di riferimenti realistici, indirizzato verso una pura spiritualità. Nasce una concezione dell'arte come autoidentificazione con l'universo, inteso come expoit di colori, come poesia o come musica simbolica. Volto ad esaltare un potenziale di natura favolosa, l'artista del Blaue Reiter si abbandona alle alle invenzioni più immaginose. Alla fine del primo conflitto mondiale l'Espressionismo torna a porsi in termini violentemente critici nei confronti della società e dei mali del dopoguerra, esprimendosi ancora una volta con toni accesi e esasperati.
Nasce la necessità di liberarsi dalle orribili esperienze vissute, di fermarle in immagini per condividerne in qualche modo il peso. Il volto del mondo torna ad essere tetro, crudele, sarcastico. Rabbia e indignazione, alimentano un linguaggio capace di fissare senza indulgenze e con amarezza la fisionomia di un'epoca".

Pur non avendo dedicato l'attenzione adeguata a questo evento artistico-culturale, i servizi telegiornalistici italiani , nel mese di Ottobre del 2002, hanno, comunque, così definito la mostra:

"La mostra "Gli Espressionisti 1905-120" è un contributo importante per la conoscenza diretta dell'arte contemporanea, in linea con gli obiettivi programmatici che il Complesso del Vittoriano sta seguendo in questi anni. La pittura e la xilografia dell'Espressionismo rappresentano lo straordinario apporto della Germania all'arte del XX secolo. Anche se Roma aveva dedicato in passato importanti mostre al movimento espressionista, mai era stata organizzata una rassegna che affrontasse in maniera completa i vari periodi del movimento attraverso l'esposizione di ventuno artisti. Al Vittoriano appaiono in mostra oltre centocinquanta opere provenienti da tutto il mondo, con l'obiettivo di presentare le diverse tonalità dell'arte espressionista e di come si è sviluppata tra il 1905 e il 1920".
"Era il 1920 quando Berlino rubò lo scettro dell'arte a Parigi…", così comincia il servizio del Tg in onda domenica 22 Dicembre 2002 nell'edizione della notte del Tg2. Il servizio ha mostrato, commentato, narrato la grande rassegna romana sull'arte espressionista, parlando degli artisti, della loro vita, della loro arte e dei diversi periodi dell'Espressionismo: Monaco, Dresda, Berlino.

Questo servizio telegiornalistico, in onda in edizione notturna del Tg2, in realtà non ha detto più degli altri apparsi prevalentemente nel mese di Ottobre 2002, cioè quando la mostra è stata aperta. Il servizio si è maggiormente soffermato sull'uso del colore espressionista e sulle maggiori personalità del movimento, quali: Kandinsky, Marc, Macke, Kirchner, mostrando con riprese brevi e veloci i dipinti di maggiore riconoscibilità.














Cerca dentro NOEMA - Search inside NOEMA



Iscriviti! - Join!

 

RSS

 

Top