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Tecnologie e Società

 

L'arte al telegiornale (1)
Dorina Pileri

 

LA NOTIZIA


1.

Le statistiche dicono che gli italiani passano, in media, tre ore al giorno davanti alla televisione di cui una frazione importante del tempo dedicato alla Tv viene riempita con l'informazione. Ogni rete nazionale trasmette fra una e due ore di notiziari, con un totale di circa cinquanta edizioni diverse di telegiornali. Il numero delle edizioni messe in onda si equidistribuiscono per testate e per fascia oraria di edizione. I telegiornali nazionali sono grandi macchine comunicative, che vengono accolte da un vasto pubblico. Va innanzitutto sottolineato il fatto che, l'attualità televisiva, pur se dipende dalla realtà, non la registra, la rappresenta. E lo fa secondo regole che pervengono alla rappresentazione, non necessariamente al rappresentato. Per cui ogni più piccolo segmento di realtà che chiamiamo evento, quando viene raccontato, per cui subisce una sorta di trasformazione, divenendo pertanto notizia, possiede alcune tipiche caratteristiche:

- L'evento è eccezionale
- E' compiuto o in via d'attuazione

Ogni evento diventa degno di notizia, soltanto se si distacca dalla normalità, soltanto se prende rilievo rispetto ad uno sfondo o una continuità.
Una domanda di fondo a cui un'intera area di studi ha cercato e cerca ancora oggi di dare una risposta si fonda sulla necessità di rispondere alla domanda: "che cos'è una notizia", "che cosa trasforma un evento in notizia". La difficoltà di questa risposta deriva dal fatto che a costruire le notizie sono i singoli testi telegiornalistici. Possiamo considerare le notizie come un effetto di senso, l'esito pragmatico di una relazione tra il senso comune che è virtuale, e la sua messa in testo che è attuale. Da un lato, infatti, c'è la cultura giornalistica e il sistema di attesa del pubblico, che sulla base del senso comune condividono una certa idea di notizia. Dall'altro lato c'è il modo in cui questa idea di notizia viene ripresa e trasformata all'interno del testo. E' il testo l'elemento centrale dell'asse comunicativo a partir da cui possono essere ricostruiti sia il senso comune sia l'effetto di senso. Il racconto giornalistico possiede due livelli: il racconto della notizia e il racconto del modo in cui questa notizia viene trovata e comunicata. Così a seconda di come in cui l'enunciatore e l'enunciatario entrano in relazione tra loro all'interno del testo, ci sarà all'esterno del testo una certa definizione della notizia.

Come prima approssimativa definizione si può considerare la notizia come la comunicazione di un evento, ma la domanda di partenza si trasforma in un altro interrogativo, ovvero: "come un evento diventa notizia, attraverso quali meccanismi". Certo ogni accadimento, anche il più piccolo,è di per se assolutamente unico in quel tempo, in quel luogo, con quei protagonisti e avrebbe, soprattutto dal punto di vista di chi li vive, i requisiti per essere comunicato, per divenire notizia: effettivamente è un evento dal momento che non c'è stato mai niente di uguale. Ovviamente non tutti gli eventi diventano notizia. Ecco allora che alla domanda "come nasce una notizia, come un evento diventa notizia, come si passa dalla realtà alla sua comunicazione", c'è dunque implicitamente il segno di una doppia selezione: tra tutti gli accadimenti soltanto alcuni si trasformano in notizie e tra tutti i dettagli, tutti i particolari, dell'evento notizia soltanto alcuni verranno poi comunicati. Quindi, dopo una prima selezione fra gli avvenimenti per individuare quali trasformare in notizie, l'informazione si nutre di una ulteriore selezione nel rappresentare gli avvenimenti/notizia scegliendo quali siano i loro tratti maggiormente rilevanti.La questione fondamentale è comunque cosa ci sia di mezzora l'evento e la notizia, sui processi di trasformazione di alcuni eventi in notizia. L'evento si trasformerebbe in notizia perché alcuni giornalisti avrebbero interesse a farlo diventare tale. Parallelamente a questa prima risposta, si sviluppò una seconda impostazione: già a partire dagli anni venti, con Lippman e la sua attenzione al processo di raccolta delle notizie e successivamente, intorno agli anni cinquanta con Lewin che elaborò il concetto di gate-keeper e White che lo applicò agli apparati organizzativi dell'informazione. Questo approccio evidenzia soprattutto che la doppia selezione e stilizzazione del reale corrisponde a criteri che cambiano con il tempo, con i luoghi, condizionano le culture giornalistiche all'interno dei differenti contesti culturali: ciò che oggi può essere considerata notizia non necessariamente poteva essere considerata tale ieri e non necessariamente è tale in un altro contesto socio-culturale.

Nel discorso giornalistico una notizia è tale se è nuova. In linea di fatto, però questo fenomeno è soggetto a una doppia trasformazione: nel discorso giornalistico il nuovo è un valore in se; in un regime di concorrenza qual è, per esempio, quello del giornalismo televisivo italiano, il fattore della novità non dipende dal momento in cui l'evento notiziabile è accaduto, non si misura cioè nella relazione tra il tempo dell'enunciatore e il tempo dell'enunciazione. La novità è tale soprattutto rispetto al tempo delle enunciazioni concorrenti. Cioè una notizia se è inedita, mentre è vecchia se è già stata detta da altri, anche se l'evento di cui deve rendere conto risale soltanto a pochi momenti prima. Così se da un lato si esaspera l'idea di novità, da un altro lato questo valore è costantemente messo a rischio dalla presenza della concorrenza. Tra le diverse testate giornalistiche è riscontrabile una sorta di competizione. Nel 1975, una riforma dell'Ente Radio Televisivo Italiano (Rai) crea una lotta interna tra le sue reti, il Tg1, il Tg2, il Tg3. Nel 1990 la cosiddetta Legge Mammì permette l'uso della diretta alle televisioni private,. Di fronte ai tre telegiornali Rai si schierano così, trail 1991 e il 1992 i tre telegiornali prima Fininfest, poi Mediaset: Tg5, Tg4 e Studio Aperto.


2.

La comunicazione della notizia da parte del telegiornale è una forma particolare di racconto, ovvero si potrebbe parlare a tal proposito di uno specifico genere narrativo, che se pure non viene contemplato nelle tradizionali classificazioni dei generi letterali, possiede regole, complessità e intenti analoghi a quelli di altri generi narrativi. Già da tempo gli studi narratologici e semiotici hanno affrontato il problema del racconto del giornalistico, prospettandone somiglianze e differenze con, per esempio, il racconto letterario, cinematografico,teatrale,etc. e mostrandone al contampo il significato ideologico, sociale e antropologico.

La comunicazione delle notizie presenta una struttura narrativa invariante. All'interno di questa struttura, l'evento-notizia si presenta come un insieme di elementi necessari alla sua comprensione: è l'idea che il racconto giornalistico comporta almeno due racconti, che si sovrappongono e si intrecciano tra loro, cioè, quello di cui si parla (la notizia vera e propria) e quello di chi ne parla (riguardante il giornalista e l'apparato redazionale nel suo complesso).

Uno degli obiettivi del Tg è quello di abolire lo iato tra esterno ed interno spaziali, in modo molto più evidente l'enunciazione del telegiornale fa di tutto per rendere vana la non-concomitanza con il proprio enunciato,per avvicinare il più possibile a sé il tempo dell'evento. Per farlo il Tg ha uno strumento ben preciso, da sempre considerato lo specifico televisivo: quello del collegamento in diretta, spesso utilizzato sia per esibire le proprie capacità tecniche sia per garantire una presunta obiettività. La diretta è il modo attraverso cui la televisione tende a negare se stessa come attività di produzione discorsiva, per farsi finestra sul mondo, soggetto sociale tra gli altri soggetti sociali. La diretta sarebbe garanzia dell'obiettività giornalistica, poiché riprenderebbe senza filtri ciò che accade nella realtà esterna (1). Tuttavia, già dalla fine degli anni Cinquanta Eco ha chiarito che la ripresa diretta non è mai una rappresentazione fedele del reale. Essa viene normalmente costruita a partire da un certo numero di telecamere collocate in punti precisi dello studio dal regista, il quale, decide durante la trasmissione, quali immagini di volta in volta mandare in onda.

La diretta, dunque, se pure fa coincidere il momento della ripresa con quello della messa in onda, mantiene per quanto velocissimo, il momento centrale del montaggio. Non solo la scelta degli avvenimenti da riprendere, ma anche le modalità, la forma, il taglio, la regia della ripresa hanno funzioni di filtro. Se i telegiornali ne fanno un così largo uso è a semplice scopo simbolico. La diretta è insomma una metafora spaziale. Uno degli scopi del telegiornale è quello di ricorrere a strutturazioni narrative soggiacenti, non soltanto per raccontare le singole notizie, ma anche per organizzare l'intera trasmissione e costruire pertanto l'identità di testata. Alla costante ricerca di un flusso televisivo il più possibile continuo, i Tg cercano di dotarsi di una struttura testuale il più possibile unitaria, una struttura che possa cioè ricondurre la molteplicità, una struttura che possa cioè ricondurre la molteplicità, la frammentarietà e la caoticità del mondo esterno a una serie unitaria di notizie tra loro omogenee. Tuttavia ogni tema, può a sua volta essere raffigurato in modi diversi, poiché, ci sono temi che si collegano, per così dire, automaticamente con certe figure


3.

Il servizio telegiornalistico,con i sui servizi, cera, innanzitutto, di coinvolgere il pubblico,infatti all'interno dei contenuti del telegiornale abbondano i fenomeni di richiamo del telespettatore e ne sono un esempio le ingiunzioni ("dovete seguire"),impegni ("vi daremo questo…"), etc…

Questi fenomeni di coinvolgimento del telespettatore, che mirano ad includerlo nel programma aumentano sempre più. L'incontro tra televisione e audience lo si designa con il nome di Patto Comunicativo. Si tratta di quell'accordo di sfondo grazie a cui emittente e recettore riconoscono di agire in un ambito comune: di essere entrambi parte di una medesima partita, di operare in relazione reciproca. In altre parole si tratta di quell'accordo grazie a cui emittente e recettore riconoscono di comunicare. Tuttavia questo patto va inquadrato nelle capacità, non solo di trasmettere dei contenuti, ma anche di costruire dei rapporti sociali, più specificatamente dei rapporti comunicativi.
Di fronte al video il telespettatore è sollecitato di riconoscere gli oggetti, i personaggi, le azioni che man mano gli si presentano. Comunicare non è solo trasmettere dei significati: è anche interagire.

Ma che cosa si intende per Patto Comunicativo? L'accordo è alla base del patto, ciò che fa del patto un patto. Tuttavia il momento in cui l'esigenza di costruire un patto o l'esigenza di richiamarsi ad esso emerge con più evidenza è quando la pratica comunicativa si concreta e si traduce nel programma specifico, in questo o in quel discorso per immagini e suoni, insomma in questo o in quel testo audiovisivo: è il testo a suggerirci quanto il bisogno di un accordo regola l'interazione.
Oggi la televisione esalta sempre di più i legami con la con il proprio spettatore, e li coniuga sui modi del colloquio quotidiano, per cui è evidente che chi segue il programma si senta chiamato in causa sempre più individualmente.

Questa dimensione quotidiana investe anche la finzione e i media events. La finzione tende ad assumere ambientazioni il più possibile familiari, sia perché direttamente esperibili dallo spettatore, sia perché conoscibili anche attraverso altri media. La competenza del telespettatore, desunta dalla sua esperienza quotidiana, nutre e insieme si nutre dalla competenza televisiva. A questo circolo si è dato il nome di Grammaticalizzazione della Quotidianità. Lo spettatore non viene più visto come un semplice terminale al quale giunge meccanicamente un messaggio, me è, invece , ad ogni istante richiamato alle parole del telegiornalista e la sua presenza davanti ai teleschermi viene in questo modo sottolineata e valorizzata. Il grado zero della partecipazione è per lo spettatore quello della semplice visione del programma.E' cura però del conduttore valorizzare ed enfatizzare l'importanza di questa presenza. Lo spettatore evocato è, dunque, il primo gradino della partecipazione:il "voi" con cui il mediatore si rivolge al pubblico non è più distaccato ed indifferente, ma è partecipato e caloroso. E' come se il conduttore ripetesse continuamente: "E' a voi che mi rivolgo".

Lo spettatore, d'altronde, accettando questo tipo di ingaggio, giocato sull'asse della simpatia e della comprensione, passa a sua volta di grado e da spettatore evocato diviene spettatore complice, proprio scegliendo di fermarsi su un certo canale e di seguire quella data trasmissione. Il rapporto personale che viene a stabilirsi, porta con sé, da parte del conduttore una serie di presunzioni e di attese: esse vengono direttamente e costituiscono la base su cui lo spettatore modella il proprio comportamento di consumatore televisivo. Allo spettatore si demanda la facoltà di emettere una sanzione. Lo spettatore giudice è uno dei gradi di intervento che contraddistingue lo spettatore dell'attuale servizio telegiornalistico: la figura del telespettatore viene evocata e ad essa viene affidata la possibilità di emettere una sanzione e di dimostrare in tal modo la validità di tale servizio. L'esplicitazione della sanzione avviene in differenti modi: dalla telefonata in studio alle attestazioni di simpatia verso il conduttore, dalle lettere indirizzate alle reti televisive, alle testimonianze pubbliche, alle cifre degli indici di ascolto. In particolare in quest'ultimo caso, la misura del numero di televisori accesi e sintonizzati in un dato canale starebbe a significare il "gradimento" di una trasmissione: proprio queste cifre starebbero a testimoniare il successo di un programma.
Tra le diverse testate telegiornalistiche è riscontrabile una sorta di competizione. Nel 1975, una riforma dell'Ente Radio Televisivo Italiano (Rai) crea una lotta interna tra le sue tre reti; il Tg1, Tg2, il Tg3 si fanno concorrenza tra loro sulla base di diverse scelte e espressive,(ufficiale e rassicurante il primo, d'opinione il secondo, documentaristico il terzo). Nel 1990 , la cosiddetta Legge Mammì permette l'uso della diretta alle televisioni private. Di fronte ai tre telegiornali Rai si schierano così, tra il 1991 e il 1992 i tre telegiornali prima Fininfest, poi Mediaset: Tg5, Tg4, studio Aperto. Questa situazione di doppia concorrenza (una interna alla Rai, l'altra nei confronti di Mediaset) ha contribuito ad accelerare il ritmo di costruzione del Tg come tipo testuale autonomo, orientandolo sempre più verso moduli di tipo "spettacolare".


4.

Il genere di narrazione telegiornalistica può essere analizzata anche dal punto di vista dei tipi di discorso messi in atto. Si intende per "tipo di discorso" una nozione di semiotica strutturale molto precisa: la maniera con cui viene articolata l'enunciazione nelle sue varie componenti (attorializzazione, cioè la definizione dl soggetto che agisce; spazializzazione, cioè la definizione del luogo in cui avviene l'atto comunicativo-temporalizzazione, cioè l'organizzazione temporale del medesimo). L'enunciazione, non ci dice solo chi produce il testo, ma ci dà anche la definizione dell'ascoltatore (o lettore, o spettatore, o fruitore). Attraverso l'enunciazione si delinea un contratto potenziale con il fruitore, (o il lettore o il telespettatore), che viene installato nel discorso secondo una dimensione cognitiva e una dimensione passionale.

Tuttavia, l'informazione televisiva, per quanto fonte informativa tra le più importanti, non può essere considerata come totalmente autonoma. Essa si colloca in un sistema complesso di trasmissione delle notizie, nel quale la Tv ha trovato una collocazione centrale e fondamentale, ma in cui ogni mossa ha delle conseguenze sulle mosse delle altre componenti. Questi diversi soggetti possono essere così elencati: quotidiani, rotocalchi, agenzie di stampa, radio, internet. E' caratteristica di ogni testata telegiornalistica ridurre il discorso televisivo a pochi elementi semplici e comprensibili, tenendo presente che esiste un reale problema di tempi, per cui non si riesce ad afferrare l'attenzione di un telespettatore per un tempo troppo lungo. Va innanzitutto sottolineato che il servizio telegiornalistico si serve di alcuni accorgimenti per poter raggiungere un pubblico consistente, per fare ciò deve presentare un argomento che interessi il pubblico.

Nel nostro sistema sociale e culturale, la televisione è fondamentalmente un dispositivo utilizzato dagli spettatori per il piacevole consumo del tempo libero. Anzi il televisore è il primo elettrodomestico di uso familiare dedicato essenzialmente a questo fine edonistico. I telegiornali, che per definizione dovrebbero avere, innanzitutto, una natura informativa, non possono, certamente sottrarsi a tale caratteristica di fondo che rende così popolare tutta la televisione. Il principale apparato della società dello spettacolo è proprio la televisione e in particolare, la sua straordinaria capacità di portarci, col "racconto del telegiornale" il mondo in casa, naturalmente in forma spettacolare. Nel giornalismo televisivo la forma di spettacolo, è dunque preminente o almeno preliminare rispetto ai contenuti dell'informazione. Il modo in cui il pubblico fruisce e gradisce e sceglie un telegiornale o l'altro, e all'interno di ciascuno presta attenzione a questo o a quel servizio, somiglia, in effetti, più al funzionamento di una platea teatrale, o ancor meglio a quella di uno spettacolo di varietà, che alla lettura di un manuale economico o di un manuale informativo. In televisione anche le notizie esistono solo se fanno spettacolo e si sottopongono alle leggi dello spettacolo. Insomma, nello spettacolo giornalistico, messo in scena dalle televisione è parte essenziale un'illusione di realtà per cui la scena rappresentata dal telegiornale viene percepita come immediatamente reale ed autonoma. La televisione, si presenterebbe, quindi, come "una finestra sul mondo", che, tuttavia, non si limita a raccontare le cose, le fa vedere.

In generale, la comunicazione televisiva è spettacolare, nello stesso modo in cui è spettacolare un concerto, una rappresentazione teatrale, per il fatto, di essere organizzata intorno alla presenza dell'esecutore, di essere performance.
La discussione sulla "spettacolarizzazione"dell'informazione televisiva sembra svolgersi, più che altro, intorno a questioni di ordine etico-professionale o tecnico-comunicativo. Nel caso della competizione tra le diverse testate giornalistiche il Tg deve, innanzitutto, essere, un prodotto appetibile sul mercato, ed è per questo che la ricerca dell'obiettività e della completezza dell'informazione ha finito per avvalersi di forme discorsive che fanno grande uso di tecniche di intrattenimento. L'obiettivo è la cattura del telespettatore grazie a un flusso ininterrotto di offerta televisiva.

In questi ultimi anni l'informazione televisiva italiana, sta profondamente cambiando: oggi, problemi pratici riguardanti la gestione quotidiana dei telegiornali coinvolgono un problema teorico di un certo rilievo, quello riguardante il genere misto dell'infotainment,ossia quel genere televisivo che mescola al suo interno intenti informativi e intenti spettacolari. Si è generalmente convinti che l'informazione televisiva sia già e debba in ogni caso essere spettacolarizzata e questo principalmente, perché la struttura e le capacità stesse del mezzo mettono in gioco procedure semiotiche, sostanze espressive e ritmi discorsivi profondamente differenti da quelli della carta stampata o della radio.In tv, pertanto, giornalismo e spettacolo si trovano a coincidere, formando un genere discorsivo del tutto specifico (appunto, l'infotainment) a partire dal quale si possono dare molteplici stili enunciativi, e di conseguenza, diversi tipi di trasmissione, tra cui i telegiornali.

Ciò che emerge da una approfondita analisi dei telegiornali italiani è che essi hanno grosse difficoltà nel costruirsi come specifico tipo di discorso. Nell'ossessiva ricerca di se stessi, essi sembrano stare a metà strada tra le esigenze della televisione in cui si trovano inseriti (flusso continuo, ritmo accelerato, euforia costante, tendenza alla rassicurazione e alla popolarità) e l'imitazione del giornalismo della carta stampata (divisione dei generi, tassonomia dei sotto-generi, culto della novità,etc…).


5.

Quando si parla di informazione telegiornalistica vengono in mente i Tg nazionali, come il Tg1, Il Tg2, o i tre Tg delle reti Mediaset, sottovalutando i Tg regionali. In realtà i Tg regionali ricoprono un ruolo centrale, per essere più precisi colmano un vuoto. Un abisso che ha generato la tv nazionale. La televisione regionale sa che per conquistare l'attenzione del pubblico deve fornire quel servizio in più che un'informazione locale rappresenta.

La collocazione del Tg regionale è costruita sulle abitudini dettate dalle emittenti nazionali, con aggiustamenti che consentono al pubblico di seguire gli uni e gli altri. Del resto i Tg regionali della Rai possono vantare, da quando esistono, un ottimo ascolto superiore a quello di alcuni telegiornali nazionali. Questo lo si riscontra dal fatto che i telegiornali regionali vanno in onda non in concomitanza con quelli nazionali e vanno a ricoprire quel patrimonio informativo non segnalato da emittenti nazionali. I servizi telegiornalistici regionali Rai, dedicano un massimo di un minuto e trenta secondi di tempo a ogni servizio, a differenza delle emittenti nazionali che dedicano al servizio un massimo di un minuto e dieci, questo vale per le edizioni principali.Per le "edizioni corte", per esempio il tgR delle 22:30 e dei giorni festivi, hanno una durata massima di un minuto circa. Tuttavia, come anche per i Tg nazionali, la notizia, sia essa politica, di cronaca, di cultura, deve avere una forte capacità di interessare, deve attrarre l'attenzione del telespettatore, deve avere un suo contenuto che catturi l'attenzione del telespettatore. Per questo il materiale notiziabile è troppo spesso legato a ciò che fa audience, ovvero la prerogativa di ogni telegiornale è quella di far sì che la notizia comunicata sia nuova, comprensibile dalla massa e che interessi,quindi, in grado di attrarre l'attenzione di chi guarda.

Una caratteristica, se vogliamo in negativo,dei servizi telegiornalistici regionali, è che, l'informazione regionale è troppo spesso concentrata sul capoluogo di regione, mentre troppo poco spazio è dedicato alle altre province e alle realtà periferiche. Questa caratteristica dell'informazione regionale la si può riscontrare in qualsiasi tipo di informazione, da quella politica, a quella sociale, a quella sportiva, a quella culturale.


Note

1) Marone G., Estetica del telegiornale. Identità di testata e stili comunicativi, Meltemi Editore, Roma, 1998.














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