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Tecnologie e Società

 

Architettura digitale
Biagio Oppi

 

Furio Barzon è un giovane architetto che ha ideato e promosso alcuni progetti molto interessanti: "Terra.trema", prima mostra di architettura digitale, architecture.it, sito e motore di ricerca di architettura, "Communication Center for Peace", Collaboratorio. Lo abbiamo intervistato.


Considerare Internet qualcosa di più che un semplice medium, ma un vero e proprio spazio virtuale non significa solo sommare media precedenti (che pure avevano spazi virtuali propri) in un mega-medium, o se vogliamo in un mero universo multimediale; t'ho sentito parlare di uno spazio da esplorare/abitare/costruire, puoi parlarcene.

Da architetto ti vorrei dire, perché non è così scontato, che l'architettura è da sempre stata la disciplina artistica che studia la composizione e la costruzione di possibili spazi di relazione tra gli esseri viventi (la "piazza" per le relazioni pubbliche, la "chiesa" per quelle religiose, la "casa" per quelle familiari). Ora abbiamo improvvisamente un nuovo spazio dedicato alla relazionalità tra umani: Internet ci pare essere principalmente il più potente strumento di comunicazione di cui l'uomo contemporaneo sia dotato. Uno strumento-spazio fatto di un nuovo alfabeto che, ridotto ad un'unica entità, acceso o spento, on/off, zero/uno, riesce a costruire parole e frasi nuove, fatte di testi, immagini, suoni ospitati in spazi virtuali, appunto. I testi, le immagini ed i suoni li conosciamo bene, gli spazi virtuali ancora no, ma incominciamo ad intuire che sia compito degli architetti indagarne strutture profonde e possibilità di costruzione. Internet accoglie all'interno di questa nuova specie di spazio i media tradizionali che vengono "moltiplicati" uno per l'altro (e non sommati come suggerisci tu). Siamo nella jungla, ancor più che nel labirinto, sappiamo ancora poco di che cosa sia uno spazio virtuale, ma di certo, da architetto, sono sicuro che abbia un'organizzazione architettonica: "indirizzo" internet, "sito", "spazio" virtuale, "home" page, "stanze" di discussione, "finestre", "portali".


Fra le altre iniziative da voi promosse mi ha interessato Terra.Trema di cui ho letto il catalogo. Puoi spiegarci cos' è l'architettura digitale. Magari con qualche suggerimento per la lettura (link e libri)

Terra.trema è stata la prima mostra di Architettura Digitale che sia stata realizzata in Italia. Architettura Digitale è un termine molto scomodo e non mi piace tanto, dà l'impressione che si tratti di una branca particolare all'interno dell'architettura, forse si dovrebbe cominciare a parlare di Architettura nell'era Digitale. Quello che sta accadendo nel nostro settore è straordinario, ti accenno qualche spunto: tutti gli studi di architettura, anche quelli di piccole dimensioni, sono oramai definitivamente passati dal tecnigrafo al disegno elettronico assistito e visto che è diventato così semplice ed economico si sono anche collegati alla rete; ora tramite la rete si scambiano file e disegni, si aggiornano quotidianamente, in maniera interattiva e collaborativa, consultando postazioni Internet, portali, webzine e motori di ricerca, diventando spesso anche protagonisti, prosumatori; i più attenti e curiosi tra di loro hanno incominciato ad usare software per il disegno tridimensionale e stanno indagando nuove forme, che in questo primo periodo prendono un aspetto definito bloboidale o zoomorfo, forme sinuose che rimandano alle carrozzerie ergonomiche delle automobili, sperimentazioni destinate a segnare un'epoca e niente più; altri, ancor più illuminati ed illuminanti, incominciano a riflettere sull'architettura come membrana di interazione, non solo filtro energetico intelligente con l'ambiente, non solo nuovo abito domotico, ma anche vero e proprio supporto per la comunicazione globale, luogo di sfondamento spazio-temporale, dove i muri divengono hypersurface, interfaccia di comunicazione. La ricerca è piuttosto settoriale, ma in questo specifico caso mi sentirei di segnalarti un recente libro di Derrick De Kerckhove, che non a caso si sta interessando sempre più di architettura, pubblicato in italiano da testo&immagine di Torino nel 2002 che si intitola "L'Architettura dell'Intelligenza", proprio nella collana nella quale anch'io ho scritto "La Carta di Zurigo - Eisenman De Kerckhove Saggio" che ha l'ambizione di porsi come primo manifesto di questa nuova consapevolezza architettonica. Mi chiedi un link. Considerando che curo personalmente un motore di ricerca dedicato all'architettura (l'unico esistente al mondo) e che a queste tematiche è molto sensibile, ti suggerirei di navigarci al suo interno (http://www.architecture.it/it/minotauro/default.asp) magari provando a cercare con la parola chiave "digitale" o "virtuale".


Le chat, i siti personali, i blog, le webcam: il "privato" messo online cosa significa per l'architettura? Quale contributo può offrire l'architettura? Che tipo di costruzioni può progettare l'architetto digitale?

Ad Ottobre 2003 si terrà a Firenze il Settimo Festival Internazionale di Architettura in Video, promosso da iMage di Marco Brizzi ed è intitolato "Intimacy" per indagare proprio nella direzione che tu indichi. Per rispondere alla tua domanda è necessario organizzare un vero e proprio simposio internazionale, come vedi, ma è significativo che ad organizzarlo siano degli architetti. La domanda centrale che ci si vuole porre è "Quali caratteristiche assumono gli ambienti che le nuove tecnologie costruiscono intorno agli individui?". Sto collaborando al Festival, spero di dare il mio contributo. Chi crede di avere qualcosa da dire non esiti a contattarmi. Alla tua ultima domanda risponderei che l'architetto dovrebbe presto possedere le competenze per attrezzare l'accesso umano alla "matrice", costruendo le interfacce di ingresso, dai nostri uffici, dalle nostre case, dalle nostre nuove piazze, costruendone anche il doppio virtuale tridimensionale.


Collaboratorio e Architecture.it mi sono sembrati progetti molto interessanti. Sono pensati in quella prospettiva di collaborazione aperta che una parte di abitanti della rete hanno abbracciato. Attualmente c'è un'effettiva collaborazione? E una inter/multi-disciplinarietà?

Collaboratorio, che è il nome registrato della nostra società, si pone fondamentalmente come luogo di ricerca e produzione di una nuova cooperazione umana, nella fattispecie nel settore dell'architettura, ma non è detto che una volta costruiti i sistemi e gli spazi virtuali, questi non possano venir messi a disposizione dell'intera collettività. Attualmente c'è un'effettiva collaborazione, che è basata soprattutto sul volontarismo e sul magnanimo apporto gratuito delle persone, sulla stima reciproca e sul regalo, come nella filosofia opensource alla quale tu ti riferisci. Ora noi riteniamo di essere in una fase in cui sono maturati i tempi perché tutto questo si traduca in un vero e proprio prezioso lavoro, salatamente remunerato, da noi per primi verso chi sta compiendo ricerca in questo ambito. Quella a cui si aspira più che intra o multi è una trans-disciplinarietà. In questo senso abbiamo da due anni avviato un ambizioso progetto denominato CCPeace, Communication center for Peace, che sarà un mondo virtuale compartecipatile online dedicato alle tematiche della Pace e che sarà reso disponibile alla comunità internazionale, mantenendo, è bene premetterlo, un rigoroso distacco dalle pericolose strumentalizzazioni politiche.


Una domanda che esce dall'architettura digitale e riguarda piuttosto il comunicare l'architettura. Durante una recente conferenza, cui tu prendevi parte, per il decennale della facoltà di Architettura di Ferrara, ho sentito un architetto dire che negli Stati Uniti si parla molto di architettura sui giornali, i progetti vengono discussi dall'opinione pubblica, mentre in Italia questo non avviene a scapito poi di ciò che viene costruito. Sei d'accordo? Come lo spieghi? Non vedi una responsabilità degli architetti che forse sono troppo autoreferenziali e non comunicano all'esterno?

Per la proposizione dei progetti di ricostruzione del World Trade Center c'è stata un'accesa discussione pubblica negli Stati Uniti, che si è svolta, seguitissima, in prima serata nelle maggiori emittenti televisive, nelle quali si sono succeduti i gruppi di architetti, capeggiati dai massimi esponenti dell'architettura internazionale, che avevano elaborato dei progetti, peraltro molto spinti e sperimentali sul piano formale architettonico (http://www.renewnyc.com/plan_des_dev/wtc_site/new_design_plans/default.asp). In Italia questa è ancora un'utopia. Se chiediamo alla persona comune di farci il nome di un architetto contemporaneo nella migliore delle ipotesi farebbe quello di Renzo Piano (snobbato dall'Accademia) o quello di Massimiliano Fuksas, sentito al telegiornale il primo e visto nella pubblicità di un automobile il secondo. L'avanguardia artistica dei primi del Novecento che ha infine radicalmente rivoluzionato anche l'architettura, e che è stata basata su un processo astrattivo estremamente logico, colto e raffinato, ha allontanato la gente comune dalla comprensione del risultato formale finale, risultato di complesse elaborazioni concettuali. Penso che proprio il digitale ed anche perfino "la moda" potrebbe invece tornare ad avvicinare l'uomo qualunque ai valori dell'architettura. Bisogna essere consapevoli che è un processo estremamente rischioso, in particolar modo in una condizione così ricca di tradizione come è quella italiana.


Ti ho sentito dire che le interazioni del digitale con l'architettura hanno influenzato l'architettura quasi da prospettare una nuova prospettiva (scusa il bisticcio ma è significativo) diversa da quella rinascimentale, su cui ancora si basa gran parte della rappresentazione contemporanea: pittura, fotografia, cinematografo e televisione. In poche battute puoi dirci che tipo di prospettiva prospetti?

Incominciamo a dire e sentire che stiamo entrando in un nuovo telaio prospettico. La prospettiva rinascimentale aveva creato la nostra scientifica rappresentazione del mondo, geometrica, misurabile. C'era un punto di vista dal quale guardare le cose e l'Uomo stava al centro del cerchio. È evidente che non è più così. Ora siamo già dentro ad uno spazio immersivo, che non ha punti di vista preferenziali, nel quale tutto confina con tutto il resto, dove la nostra stessa identità è messa in crisi, esplosa, delocalizzata, istantaneamente multipla. Usiamo protesi biomeccaniche per estendere i nostri sensi, dall'infinitamente grande all'infinitamente piccolo. I nostri occhi sono mille bulbi oculari che guardano il mondo ovunque, fino all'estremo di rigirarli contro noi stessi. Siamo già dentro ad un novello telaio prospettico che attualmente, bene per noi, solo gli architetti vedono, ad occhi sbarrati. Sta cambiando la prospettiva del mondo e l'11 Settembre potrebbe essere stata (troppo breve ancora la distanza storica) la prova che il nuovo telaio geo-spaziale-politico è mutato. Ogni volta che l'Uomo occidentale ha modificato la propria concezione dello spazio (dagli egiziani ai greci, attraverso il labirinto cretese, dai romani agli americani, attraverso il post-modern e, in una progressione iperbolica, incalzante ed incontenibile dal reale al virtuale, attraverso alla rete) è cambiato il modo di pensare. Cosa sta succedendo al nostro pensiero, al nostro essere uomini, ora che siamo online?


Per informazioni:

il sito di architecture.it http://www.architecture.it
l'email di Furio Barzon furio@architecture.it

http://www.architecture.it
http://www.citicord.uniroma1.it/saggio/RivoluzioneInformatica/ITAIndexIT.Html
http://architettura.supereva.it/image/festival/2003/it/index.htm
http://www.ccpeace.org
http://www.renewnyc.com/plan_des_dev/wtc_site/new_design_plans/default.asp














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