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Tecnologie e Società

 

Rende fare spamming?
Azzurra Pici

 

Secondo alcune ricerche, si è scoperto che fare lo spammer rende. Rende, sì, ma forse non conviene dal momento che il mestiere crea molte inimicizie. Chi di noi non si è accorto che il fenomeno è in aumento e che le nostre caselle di posta risultano sempre più intasate (http://zdnet.com.com/2100-1107-848713.html)? Può sembrare impossibile che l'attività di propinare metodi infallibili contro la ciccia o l'impotenza, quella di proporre affari d'oro con improbabili principi arabi sia una fonte di guadagno, eppure è così, c'è chi intasca denaro da chi ci casca. Ed è per questo che il fenomeno si sta diffondendo massicciamente, tant'è che secondo "Brightmail" (http://www.brightmail.com/) due messaggi su cinque sono spam.

Il "Wall Street Journal" (http://online.wsj.com/article_email/0,,SB1037138679220447148,00.html) ha pubblicato un'intervista ad una spammatrice di medio cabotaggio, Laura Betterly, la quale dice di mandare, assieme ai tre soci, circa un milione di e-mail pubblicitarie al giorno ad indirizzi che, a suo dire, hanno dato loro il consenso ad inviarli. La signora calcola che se soltanto dieci di questi messaggi riescono a vendere il prodotto reclamizzato, non solo riuscirà a coprire le spese, ma ci guadagnerà qualcosa sopra, in modo da raggiungere in un anno la cifra di duecentomila euro di profitto da un investimento iniziale di quindicimila euro. "Computerworld" (http://www.computerworld.com/softwaretopics/software/groupware/story/0,10801,75736,00.html) porta l'esempio di un piccolo spammer che, praticando nel tempo libero, porta a casa quarantamila euro l'anno.

Un caso estremo è riportato dalla Nigeria (http://home.rica.net/alphae/419coal/), dove si stima che l'attività di spamming sia tra le prime cinque fonti di reddito del Paese, mediante le famosa truffa di falsi funzionari governativi africani che offrono, in cambio di un piccolo contributo finanziario, la spartizione di ingenti somme di denaro inesistenti.

Secondo ricerche USA (http://www.usps.com/websites/depart/inspect/pressrel.htm), il raggiro rende circa cento milioni di dollari l'anno. Ma gli spammer sono l'ultimo anello di una lunga catena: prima di loro ci sono società come Himailer.com (http://www.himailer.com/) o Bulkers Club (http://www.bulkersclub.com/) che commerciano indirizzi e li vendono a milioni di spammer. Tali indirizzi possono essere venduti all'infinito e le società incassano anche quando quegli imprenditori che sono gli spammer falliscono nei loro intenti. Tutto questo business è illegale in alcuni Paesi, mentre in altri (come la Florida di Laura Betterly) non è così, data l'inesistenza di leggi antispam. E poi gli spammer riescono a trovare accorgimenti di ogni tipo pur di dimostrare che il loro fare è lecito e spesso, se c'è di mezzo una società no europea, le cause legali sono una perdita di tempo e denaro. Quando il proprio indirizzo cade in mano ad uno spammer, è automatico che esso venga rivenduto ad infiniti altri.

Il motivo per cui lo spamming è così efficiente (e odiato!) è che esso scarica sugli altri i propri costi. Infatti mentre in una campagna pubblicitaria tradizionale paga chi invia tramite l'affrancatura, lo spam è pagato da chi lo riceve. E' per questo motivo che talvolta il popolo della Rete insorge, così come è successo contro Laura Betterly che non ha nemmeno ricorso all'anonimato nella sua intervista al "Wall Street Journal". E' successo così che l'articolo è stato segnalato dalla webzine Slashdot.org (http://slashdot.org/articles/02/11/13/140202.shtml?tid=111) e che molti siano riusciti a giungere non solo all'indizzo e-mail della signora, ma anche a quello della sua casa e al suo numero di telefono.

E' inutile dire che decine di migliaia di lettori hanno intasato a suon di e-mail di riprovazione le sue caselle di posta e tenuto occupato il telefono per un bel po' di ore del giorno. La sua attività comunque continua ancora, nonostante la paura delle minacce; tutto questo perché c'è ancora chi abbocca ad improbabili proposte.


[Nell'ambito dell'attività laboratoriale 2002/03 dei Corsi di Teoria e tecniche delle comunicazioni di massa e di Progettazione di contenuti per i nuovi media (Università di Bologna, MUSPE), realizzata in collaborazione con NoemaLab]

http://www.brightmail.com/
http://online.wsj.com/article_email/0,,SB1037138679220447148,00.html
http://www.computerworld.com/softwaretopics/software/groupware/story/0,10801,75736,00.html
http://home.rica.net/alphae/419coal/
http://www.usps.com/websites/depart/inspect/pressrel.htm














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