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Tecnologie e Società

 

Dagli al Selector!
Francesco Cisternino

 

Gli ascoltatori di Rai Radiotre si saranno probabilmente accorti del fatto che da circa un paio di mesi a questa parte sono intercorse nella vita dell’emittente diverse novità. Quella che ci interessa più da vicino è l’introduzione di un sistema informatico, denominato Selector XV, il quale gestisce elettronicamente la selezione musicale dei brani sostituendosi alle scelte combinate di conduttori e programmisti-registi, che da sempre hanno rappresentato per Radiotre la prassi più comune e radicata.

Franco Fabbri, conduttore radiofonico di grande esperienza e da tempo collaboratore dell’emittente, ha ricostruito in un interessante articolo comparso sull’Unità del 30 ottobre scorso (“Spezzatino di Radiotre”, pag. 22) il funzionamento dello stesso e le intenzioni in merito del direttore di rete Sergio Valzania, secondo il quale le scelte arbitrarie dei conduttori sono da ritenersi “rischiose”. In sintesi estrema, ecco su quali basi avviene oggi la programmazione musicale di programmi tipo “Il Terzo Anello”: una commissione composta da conduttori ed esperti musicali della rete ha cominciato sin da luglio ad assegnare dei coefficienti di beat, mood ed energy in scala da uno a cinque a brani e composizioni diversissimi per genere e tipo, dalla classica alla contemporanea, dal jazz al funk al pop e così via. I brani così connotati sono andati a formare un grosso database dal quale Selector attinge con lo scopo di aiutare la programmazione musicale: questi non metterà mai vicini un brano di Michael Jackson con uno dei Jackson Five, ad esempio e cercherà di sintonizzare i brani scelti con l’atmosfera, l’orario, gli accostamenti che gli parranno più equilibrati.

E’ bene precisare che sistemi tipo quello nominato sono già da tempo in uso presso tantissime emittenti, in Italia e all’estero, ma hanno coadiuvato in genere programmazioni con un raggio relativamente limitato di generi musicali, incentrati perlopiù in ambito popular. Più l’arco si restringe - è il caso delle emittenti tematiche via satellite, che trasmettono ad esempio solo classici del Soul degli anni Sessanta o brani dance Settanta e così via -, più è precisa l’assegnazione dei coefficienti e dunque migliore sarà la qualità della ‘scaletta’.

A giudicare da ciò che si ascolta nel corso del programma citato, per un’emittente che copre generi lontanissimi dalla musica antica alla contemporanea, accademica e non, dal jazz al rock alla musica etnica finanche a sprazzi pop, il risultato è da brivido, quasi fosse una rivisitazione in chiave postmoderna del concetto di radiofonia. Poniamo l’accento sul fatto che non vogliamo essere moralisti e dunque criticare negativamente a priori accostamenti azzardati, come potrebbe essere quello fra Gruppen di Karkheinz Stockhausen e Today dei Jefferson Airplane, ma una scelta stilistica così radicale deve essere lucida nelle intenzioni e invece, alla prova dei fatti, par di capire l’esatto contrario. Ad una innovazione tecnologica dannosa perché priva di un progetto culturale definito si contrappone il fare antico dei conduttori, i quali compiono salti mortali retorici per accostare tal brano con tal altro proseguendo una vecchia prassi oggi assolutamente inutile. Spiega Fabbri: ”I bravi musicisti ed esperti (mal) capitati alla conduzione del Terzo Anello in queste prime settimane devono arrampicarsi sui vetri, fare inutile sfoggio di erudizione, trovare pretesti fiacchi per ‘motivare’ le sequenze inventate da quel geniaccio di Selector. (...) Per non dire dei programmi nei quali il Terzo Anello musicale si infiltra nel parlato musicale senza alcun nesso: l’esperta di letteratura giapponese finisce una frase, e parte una bossa di Elis Regina; Margherita Hack rievoca la Shoah, e al termine della frase la voce del vecchio Satchmo intona What A Wonderful World... “.


La protesta diffusasi nei mesi scorsi attraverso manifesti di vario tipo, firmati da personalità della cultura di orientamento politico anche piuttosto eterogeneo, appare dunque non solo legittima ma anche auspicabile: un minimo di rispetto per un pezzo di storia della radiofonia italiana, che da anni si distingue in positivo per scelte coraggiose e format innovativi - ma anche, a dirla tutta, per un atteggiamento eccessivamente professorale dei conduttori e per scelte musicali parecchio conservatrici - non si può negare e dunque se delle modifiche vanno apportate, che siano pensate e ragionate in maniera plausibile. Ciò non toglie che sembra veramente curioso che ci si accapigli così tanto su questioni concernenti la paleoradio quando il presente più prossimo è rivolto altrove: emittenti satellitari, tematiche e non che già adesso sono tantissime, web radio oltre che via cavo. E' per esse che bisogna elaborare nuovi palinsesti e formati, introdurre e sfruttare le potenzialità tecniche, che sono tantissime negli ambiti più disparati, dalla multimedialità alla sconfinata disponibilità di frequenze, enorme guaio dell'etere che ha portato ad un numero medio di emittenti basso (meno di quaranta in una città come Bologna) e ad un’offerta troppo parziale, fino ai minori vincoli giuridici legati a concessioni governative e limiti sulla copertura del territorio. La triste decadenza di Radiotre va presa dunque come monito per una radiofonia più consapevole, oltre che per un uso delle tecnologie meno brutale.














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