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Tecnologie e Società

 

UCLA Internet Report
Mattia Miani

 

Prime riflessioni sullo stato della ricerca quantitativa su Internet

Per il secondo anno consecutivo, lo scorso novembre, è stato pubblicato l’UCLA Internet Report 2001 – “Surveying the Digital Future” prodotto dal Center for Communication Policy della University of California at Los Angeles (www.ccp.ucla.edu). Ampliato nei contenuti, lo studio è un tentativo di tracciare l’uso e l’impatto di Internet nella società americana (ma il progetto si sta internazionalizzando con simili ricerche condotte anche da partner in altri paesi). La corposa batteria di domande riguarda anche i non-utenti e indaga temi quali i numeri dell’accesso alla rete, le preoccupazioni degli utenti per la privacy, gli acquisti on-line, l’impatto del mezzo sull’uso degli altri media, ecc.

Di tutti i dati presentati, due meritano attenzione. In primo luogo, sembrerebbe che si stia affermando una differenziazione nell’uso della rete da parte dei newbies (gli utenti on-line da meno di un anno) e i navigatori esperti (quelli con oltre cinque anni di esperienza). La differenza principale fra i due gruppi consisterebbe nel fatto che i primi sono molto più inclini a frequentare chat rooms e siti a sfondo ludico, mentre i secondi passano più tempo a spedire e ricevere email, ad informarsi e ad usare Internet per lavoro (e anche per fare trading on-line). A prima vista la situazione si può spiegare osservando che è stato proprio il pubblico professionale il primo ad andare on-line (e a costituire dunque oggi la base degli utenti esperti). Comunque sarà interessante seguire come si evolverà quest’ennesima “divide”. In secondo luogo, lo studio ha identificato nell’ottenimento rapido di informazioni la primissima ragione per essere on-line.

Lo studio ha suscitato un’interessante discussione sulla mailing list dell’Association of Internet Researchers di cui sono membro circa l’utilità di simili ricerche (per lo più molto povere teoricamente) che stanno abbondando negli Stati Uniti e non solo con lo scopo di generare dati “grezzi”. Ci tengo a sintetizzare alcuni dei contributi (disponibili on-line, al sito www.aoir.org, nei messaggi dal 29 Novembre al 7 Dicembre). Ho messo giù molto semplicemente una lista di alcune critiche emerse dalla discussione che potrebbero applicarsi a questa come a molte altre indagini:

- Il tipo di domande poste si basa su una visione “strumentale” di Internet, come strumento per realizzare transazioni (specie nel campo e-commerce)
- Sarebbe utile avere studi più accurati delle differenti tipologie di utilizzo di Internet, piuttosto dei sui effetti generici.
- Questo tipo di analisi quantitative potrebbe essere affiancato da studi qualitativi (etnografici) per approfondire il significato dell’uso del web per gli individui (siamo un po’ come agli albori degli studi sulla televisione)
- L’interpretazione dei dati è resa difficoltosa dalla mancanza delle esatte definizioni operative e domande poste.

www.ccp.ucla.edu
www.aoir.org














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