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Tecnologie e Società

 

Il paradosso di Internet rivisitato
Mattia Miani

 

Gli stessi studiosi dell’HomeNet Project che avevano formulato il discusso “paradosso di Internet” sono ritornati dalle famiglie di Pittsburgh che avevano indagato tra il 1995 e il 1997 per un follow-up. La scoperta, che prossimamente sarà pubblicata in articolo sul Journal of Social Issues di cui circolano già i preprint, è che il paradosso non c’è più.

Nel primissimo studio, i ricercatori avevano dimostrato che l’uso di Internet era collegato alla diminuzione della comunicazione fra i membri del nucleo famigliare e del numero di conoscenti, vicini e lontani, all’aumento del senso di solitudine, di sintomi depressivi e di stress nella vita quotidiana. Si noti che la ricerca aveva messo insieme sia indicatori sociali che psicologici. Il fenomeno veniva spiegato con la teoria che le relazioni on-line erano superficiali e non erano qualitativamente paragonabili a quelle faccia a faccia che andavano a sostituire.
La ricerca scatenò feroci polemiche e numerose storie giornalistiche. Tra i detrattori della prima ricerca ci fu anche Howard Rheingold, il “guru” delle comunità virtuali, che rispose ai risultati dello studio con un breve scritto intitolato “Misunderstanding New Media”. Ne avevamo già parlato in una precedente Survey in cui avevamo presentato i risultati di una ricerca che aveva ribaltato i termini del problema, giungendo a una riformulazione.

La nuova ricerca, che contiene un un follow-up dell’indagine precedente, è stata condotta dal 1998 al 1999, per valutare di nuovo gli effetti di Internet sul benessere psico-sociale degli individui. Nel follow-up si nota come l’uso di Internet sia associato positivamente a variabili quali la comunicazione faccia a faccia, fiducia nelle persone, coinvolgimento sociale, benessere psicologico, ecc. L’unico effetto negativo rimasto invariato risulta essere il grado di stress riscontrato negli utenti di Internet.

Che cos’è successo? Gli studiosi escludono che possa trattarsi di un semplice capriccio statistico dovuto all’esiguità del campione e anche di un fenomeno di maturazine. Infatti, oltre alle famiglie di utenti già indagate e ormai famigliari con il mezzo, è stato studiato anche un gruppo di utenti nuovi nel quale si sono riscontrati gli stessi effetti positivi. Allora è più probabile che ad essere cambiato, sostengono gli studiosi, sia il contesto: su Internet ci sono più persone e più servizi, specialmente servizi dedicati all’instaurazione di relazioni on-line (gli stessi la cui nascita gli studiosi auspicavano nel primo studio).

Links: l'HomeNet Project, i preprint del Journal of Social Issues, il primo studio e lo scritto di Howard Rheingold:

http://homenet.hcii.cs.cmu.edu/progress/index.html
http://homenet.hcii.cs.cmu.edu/progress/paradox-revisited-16 -2.pdf
http://www.apa.org/journals/amp/amp5391017.html
http://www.feedmag.com/essay/es102_master.html














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