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Tecnologie e Società

 

Dopo la democrazia? Intervista a Derrick de Kerckhove e Antonio Tursi
Antonio Tursi

 

Derrick de Kerckhove, direttore del McLuhan Program in Culture and Technology dell’Università di Toronto, e Antonio Tursi presentano Dopo la democrazia? Il potere e la sfera pubblica nell’epoca delle reti (Apogeo, Milano, 2006, pp. 200, euro 13 http://www.apogeonline.com/libri/88-503-2479-0/scheda). Un volume da loro curato e che raccoglie anche i contributi di Alberto Abruzzese, Sara Bentivegna, Franco Berardi Bifo, Pierre Lévy, Michele Prospero, Stefano Rodotà e Luca Toschi.

Che cosa c’è dopo la democrazia?

Ddek: L’e-government, un governo senza ideologia. In futuro la politica si orienterà sempre più verso la funzione amministrativa implementata dalla nuove reti digitali, in quanto, salvo in situazioni di crisi, i governi di partito ideologico non sono indispensabili e implicano costi notevoli.

Tursi: Ancora, anzi finalmente la democrazia. Dopo il Novecento, la prassi democratica, benché diffusa, non ha ancora realizzato appieno le sue promesse di inclusione. Le nuove tecnologie di comunicazione offrono l’opportunità di realizzarle garantendo la presenza nelle sedi decisionali dei corpi vivi dei cittadini. Senza rivoluzioni, ma all’interno di progetti politici forti e definiti all’altezza dello sviluppo della tecnica.

Nel volume scrivono diversi intellettuali e di diverse discipline. Quali sono gli elementi principali che accomunano e dividono gli autori?

Tursi: Philip Dick indica l’elemento più profondo che accomuna gli autori impegnati a riflettere con noi su questi problemi: “E’ impossibile evitare l’argomento. Perché è dovunque, in un libro che mi capita di prendere in mano o in una raccolta di dischi, in quei portatovaglioli d’osso… un bottino accumulato dai conquistatori e saccheggiato alla mia gente”.
Poi naturalmente le riflessioni sono assai diverse, indirizzate dai diversi giudizi sulle reti di comunicazione (ritenute capaci o meno di accelerare dei processi politici) e sul peso della sfera politica (ritenuta capace di fare società o concepita come pura amministrazione).

Cover libro



Tre parole chiave per descrivere la sfera pubblica nell’epoca delle reti?

Ddek: Glocale, connessa, trasparente.

A chi è rivolto il libro? Lo consigliereste agli architetti?

Ddek: Abbiamo voluto realizzare un volume non puramente accademico, ma che sapesse rivolgersi all’opinione pubblica nel suo complesso. Che riuscisse a superare i confini nei quali gli studiosi tendono a rinchiudersi e ad offrire alcuni spunti di riflessione su problemi decisivi del nostro presente.

Tursi: La spaccatura elettorale dell’Italia (e prima quelle degli Stati uniti e della Germania) ha riproposto il tema della capacità del sistema democratico di rispondere alla complessità del tempo presente. Finley, osservando la democrazia ateniese, indicava la presenza di gruppi di interesse anche diversi, ma capaci di ritrovarsi intorno a un interesse comune. Comprendere l’apporto specifico delle tecnologie di comunicazione rispetto ai sistemi politici attuali, può aiutare a riscoprire (anche ripensare) le motivazioni profonde che fondano lo stare insieme. Perciò il volume si rivolge al cittadino. Anche a quello arrabbiato: forse gli architetti dovrebbero comprendere anch’essi queste motivazioni ed evitare i progetti senza arte ne parte che incidono negativamente sulle condizioni pubbliche e private di vita, come hanno mostrato di recente i fatti accaduti nelle banlieu francesi.

Tre motivi per comprarlo? E un libro per chi volesse approfondire?

Ddek-Tursi: 1) per riflettere sull’importante rapporto tra forme politiche e scenari mediali nella società contemporanea; 2) per l’importanza degli autori e l’aggiornamento dei contributi che ci hanno offerto; 3) per colmare una carenza negli studi sull’argomento: con i sociologi della comunicazione che trascurano di confrontarsi con le categorie fondanti della politica e con i politologi che non conoscono affatto i mezzi di comunicazione.

Ddek: Pierre Lévy, Ciberdemocratie, Odile Jacob, Paris, 2002.

Tursi: Stefano Rodotà, Tecnopolitica, Laterza, Roma-Bari, 2 ed. 2004.

Un errore che evitereste in una nuova edizione?

Ddek: Mi farebbe piacere avere un contributo di Joi Ichi Ito, che nel suo blog ha riflettuto brillantemente sui nostri temi.

Tursi: Avrei preferito che alcuni testi si attenessero maggiormente agli spazi inizialmente previsti.


[da PresS/Tletter n. 18 del 19 maggio 2006, www.prestinenza.it]

http://www.apogeonline.com/libri/88-503-2479-0/scheda














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