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Tecnologie e Società

 

Apple compie 30 anni
Pier Luigi Capucci

 

Il 1 aprile 2006 la casa della mela morsicata ha compiuto 30 anni tondi. Molta acqua è passata sotto i ponti da quando i due Steve, Jobs e Wozniak, e Ron Wayne, registrarono il marchio e il logo di Apple Computer (quello originale aveva uno stile ottocentesco), e di lì a poco misero in commercio l'Apple I (per 666.66 Dollari). Una strada fatta di invenzioni e di cadute, di colpi di genio e di grandi errori, come accade spesso con i cavalli di razza.

Apple ha creato l'idea del personal computer, "the computer for the rest of us", come amava dire Jobs, liberando l'informatica e il personal computer dall'aura di cose per esperti. A partire dall'introduzione del mouse e dell'interfaccia a icone e finestre, la cui idea originale proveniva dai laboratori dello Xerox Park, la storia di Apple ha significato innovazione. Apple ha iniziato nel 1984 la rivoluzione del desktop publishing. Sulla piattaforma Apple hanno visto la luce i programmi, tuttora più diffusi, per scrivere e far di conto, nonché i programmi dei professionisti (XPress, Photoshop, Director, Avid...). Dal 1987 al 2000 su tutti i computer della mela era installato di serie il primo programma di authoring ipermediale (Hypercard), che trovò legioni di imitatori. Anche oggi quella carica innovativa è presente, basti pensare, per esempio, ai vari standard video basati su QuickTime, all'invenzione e all'esplosione del commercio di musica - e video - su Internet (l'iTunes Music Store), all'importanza del design dei prodotti, che oltre a renderli oggetti del desiderio ha sdoganato il personal computer dall'ineluttabile e ingombrante apparenza di scatole grigie collegate tra loro da intrichi di cavi.

A livello mondiale il marchio Apple è stato al primo posto nel 2004 e al secondo posto nel 2005, dopo Google e prima di Sony, Yahoo, Amazon, Coca Cola. Nel 2006, nella classifica "Top 50" di BusinessWeek, Apple è la numero uno... Tutto ciò è sorprendente per una società che ha il 4% del mercato mondiale dei personal computer. Con questa percentuale Apple è semplicemente obbligata a innovare per sopravvivere, a fare da pilota, a inventare per chi viene dopo. Per questo è indispensabile al mercato dei computer, e da qualche anno anche a quello dell'intrattenimento, per indicare la via, per aprire nuove strade.

"Stay hungry. Stay foolish": è il consiglio che il 12 giugno 2005 Jobs ha dato ai laureati della Stanford University, a conclusione del suo discorso (l'intervento completo è disponibile qui). Ma forse, più in generale, quelle quattro parole possono essere prese a movente dell'intera storia di Apple. E Steve Jobs chi è? Un visionario sognatore, prima cacciato dalla società che aveva fondato e poi tornato come salvatore? Uno spigoloso trascinatore, capace di affascinare platee di adepti? Il sacerdote di una sorta di setta, come spesso vengono considerati i seguaci di Apple? Un businessman, che nel 1986, dopo l'estromissione da Apple, acquista Pixar da George Lucas per 10 milioni di dollari per rivenderla, un paio di mesi fa, per 7,4 miliardi di dollari a Disney, diventandone il primo azionista (e in molti sostengono che, a dispetto delle apparenze, è in realtà Pixar che ha assorbito Disney, dato che i suoi uomini-chiave sono ora ai vertici dell'animazione di Disney)?

Forse Jobs non è "solo" questo... Quelle quattro parole possono anche riferirsi alla storia di domani di Apple, dato che con il passaggio ai processori Intel e con la possibilità - non dichiarata ma certa - di poter installare il prossimo sistema operativo di Windows (Vista) sui computer della mela si apre una nuova sfida al "lato oscuro", al colosso di Redmond, alla più potente e controversa società di informatica del mondo, sul suo terreno: il 95% dei sistemi operativi. Un compito visionario, temerario, folle... Fallire, questa volta, potrebbe essere senza ritorno. "Stay hungry. Stay foolish"...

http://www.macitynet.it/applemuseum/
http://www.brandchannel.com/start1.asp?fa_id=248
http://www.interbrand.com/
http://www.businessweek.com/magazine/toc/06_14/B397806bw50.htm
http://news-service.stanford.edu/news/2005/june15/jobs-061505.html














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