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Tecnologie e Società

 

Alba, arte transgenica, arte del vivente

Pier Luigi Capucci

 

Abbiamo ricevuto e pubblichiamo volentieri questo appello di Louis Bec, responsabile di AVIGNONumérique (http://www.avignonumerique.com), una delle manifestazioni più interessanti di Avignone 2000 Città Europea della Cultura, dedicata alle nuove tecnologie e alle forme artistiche emergenti (tra l'altro Avignone è una delle città partecipanti al network Cafe9.net, progetto culturale europeo di cui si danno informazioni in un'altra sezione di Noema). Conosco personalmente Louis Bec, scienziato e importante artista internazionale impegnato nell'affascinate settore della vita artificiale, cioè nella realizzazione di entità viventi fatte di software e in grado di nascere, crescere, moltiplicarsi e imparare, che possono esistere solo nei computer.
Dalla fine degli anni '80 (gli atti del primo storico convegno internazionale, a cura di Charles G. Langton, Artificial Life, Reading (Mass.), Addison-Wesley, sono del 1989) l'apporto della vita artificiale è stato molto importante dal punto di vista teorico. Ha messo in discussione l'idea dominante che la vita risieda nella sostanza di ciò che consideriamo "vivo", nella costituzione fisica degli organismi, estendendo il concetto stesso di "vita". Prima della vita artificiale, dato che non conoscevamo altre forme di vita che quelle presenti sul nostro Pianeta e dato che tutte queste sono di tipo organico (cioè basate su composti del carbonio), si riteneva che la vita potesse essere fondata solo sulla presenza del carbonio, cioè sulla costituzione fisica degli esseri definiti "viventi" (detto in termini bruti: sull'hardware). Era la materia di cui erano fatti gli organismi che definiva la vita. Gli studi sulla vita artificiale e le applicazioni che ne sono derivate hanno invece generato nei computer creature che soddisfano i princîpi fondamentali della vita (nascere, crescere, riprodursi, morire...) ma che non sono di tipo organico, che sono fondate su algoritmi (in termini altrettanto bruti: sul software). La vita non è dunque basata sulla composizione fisica, sulla materia degli organismi viventi (l'hardware) bensì, a livello più generale, sulle istruzioni che li governano (il software), sul programma biologico/genetico che ne regola la costituzione fisica e, conseguentemente, ne fonda l'esistenza e il comportamento. La vita non risiede nei materiali ma sono i meccanismi e i processi a determinare il discrimine tra la vita e gli altri fenomeni naturali. Dagli anni '90 un numero crescente di artisti in vari paesi del mondo ha cominciato a interessarsi a questi strumenti tecnologici e a utilizzarli.
Quando si parla di "nuove tecnologie", tuttavia, quasi sempre si intende "tecnologie basate sull'informatica". Ma esistono anche tecnologie al di fuori dell'informatica e della telematica, per esempio quelle basate sulle biotecnologie e sulla genetica, che iniziano ad essere usate come strumenti dagli artisti. Perché non dovrebbero essere utilizzate? E qui entriamo nel merito dell'appello di Louis Bec.

 

Alba (GFP Bunny), coniglio transgenico

 

Eduardo Kac (http://ekac.org), artista brasiliano internazionalmente noto operante con le tecnologie, ha "realizzato" Alba, un coniglio albino molto speciale: quando viene esposto a una luce particolare risplende di una luce verde, diviene fluorescente. Alba, il cui nome come opera d'arte è GFP Bunny, è stata creata artificialmente con una mutazione sintetica del gene GFP della fluorescenza della medusa Aequorea Victoria. Alba è nata in Francia nel Febbraio 2000 grazie all'aiuto dello stesso Louis Bec e degli scienziati Louis-Marie Houdebine e Patrick Prunnet. È uno dei primi esempi di arte transgenica: la creazione di un essere vivente organico complesso, totalmente artificiale, a scopi artistici.
Alba doveva essere presentata pubblicamente dal 19 al 25 giugno all'interno di AVIGNONumérique nella manifestazione "Artransgénique", ma le è stato impedito di apparire, è stata censurata. Di qui l'appello di Louis Bec contro la "proibizione al pubblico di avere accesso a sviluppi scientifici e culturali che lo concernono direttamente" e di "riflettere sulle trasformazioni del vivente operate dalle biotecnologie, nei domini dell'arte, dell'etica e dell'economia".
Alba (o GFP Bunny) apre nuovi orizzonti dell'arte ma anche nuovi interrogativi. Posto che si rispetti la sua esistenza, come pare evidente dal testo di Eduardo Kac, ciò che ci si chiede è: si ha il diritto di farlo? E, più nello specifico: l'arte, che non possiede per definizione finalità scientifiche, pratiche o utilitaristiche (che in qualche modo giustificano la sperimentazione) ma culturali, ha il diritto di farlo?
Chi ci conosce sa come la pensiamo: l'arte si è sempre servita degli strumenti delle tecnologie, anche contro la cultura che vi si opponeva. Perché dunque per alcune tecnologie dovrebbe esservi un veto? Dove sta la contraddizione?
Alba, come tutta l'arte interessante, porta in realtà lontano dall'arte, con la sua esistenza provocatoria contribuisce a minare alcuni concetti fondamentali ed evidenzia contraddizioni, ipocrisie, interrogativi, sui cui si basa la nostra cultura (tra cui l'idea di "artificiale" come contrapposto a "naturale", la centralità della cultura umana, l'etica, l'idea di "vita", quella di "natura", di "arte"...). Fa emergere una realtà scomoda e destinata ad accrescersi al termine della quale per ora non esistono che distinguo sfumati che sanno più di pregiudizio, di sofisma, di ideologia o di religione che di ragione o di scienza. Lasciamo dunque aperta questa discussione che in passato ci ha impegnato e che impegnerà la nostra cultura negli anni a venire. Crediamo che sarebbe molto interessante se i lettori di Noema esprimessero il loro pensiero (staff@noemalab.org).

Testi correlati:
Appello di Louis Bec
Il testo di Eduardo Kac







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