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Tecnologie e Società
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net art e Virtual Museums (1)
Domenico Quaranta

Il World Wide Web ha trasformato l’enorme massa di risorse già presenti nella Rete Internet in un enorme ipertesto globale che grazie al sistema dei link le può rendere immediatamente e facilmente accessibili all’utente. Rispetto ad altri tipo di ipertesto, il linguaggio html consente di fatto una scelta piuttosto limitata di possibilità e di legami ipertestuali, ma questo limite è largamente compensato dal fatto che, in quanto ipertesto globale, il web consente di collegare fra di loro risorse diversissime ed insieme della più varia origine. Quindi, se ogni progetto in Rete è in se stesso un ipertesto, esso è anche per sua natura parte di una Rete più grande che copre tutto Internet, e il suo valore si misura anche sulla capacità che ha di relazionarsi con questo ‘fuori’, e di costituirsi quindi come sistema aperto e non chiuso.


 

I musei in rete (2)
Pietro Bussio

Notiamo come comunemente i siti si dividano in differenti sezioni il cui accesso è garantito da hotword costituenti la barra di navigazione, tale meccanismo sviluppa la possibilità di selezionare percorsi interattivi personalizzati o guidati e gestire continui e volendo (in base alla più o meno accurata realizzazione) infiniti collegamenti ipertestuali. Abbiamo anche visto che la strutturazione delle varie parti di un sito è più o meno simile: le parti create similarmente sono quelle dedicate ai servizi informativi di fondamentale importanza, il web permette l’aggiornamento in tempo reale di qualsiasi comunicazione (orari, prezzi di biglietto, proroghe mostre, ecc.) superando qualsiasi altra fonte di informazione sulla reperibilità e aggiornamento della notizia, sulla velocità temporale e sulla capillarità di diffusione, e queste sono alcune potenzialità insite non solo in questa realtà, ma anche estendibili a tutta Internet.


 

New Media: its Aestethics and Representation
Dunja Kukovec

In its first part the following text presents the canvas for reevalution of author and authorship with certain art history method. To be able to position the author in the demanding frame a certain selfpositioning of the viewer has to be developed. Thus, in the second part of the text I argue the position of the active viewer and co-author. [...] To decide for technology, when various theoreticians are already claiming there is no more difference between artificial and natural, means to decide for ethic. Actually the ethic is the reson to say yes, to be involved, engaged, capable to read so called "new media art". It is not about technology, it is about freedom, society and direct democracy. The artist and the viewer are living in the newly defined art world: a platform to air viewpoints and promote discussions that are not supported by the mass media and official government.


 

I musei in rete (1)
Pietro Bussio

Per via ipotetica si può delineare uno scenario plausibile che tenga conto di quanto detto: in primo luogo i visitatori tradizionali potranno diminuire notevolmente inizialmente per poi riconquistare la fruizione fisica, ipotesi possibile considerando l’incremento dell’alfabetizzazione informatica nella popolazione mondiale (la popolazione che non si è adattata all’utilizzo della strumentazione elettronica, in realtà rappresentata da individui appartenenti a un’epoca precedente alla grossa diffusione informatica ed oggi ormai adulti, è destinata a scemare col passare degli anni); in secondo luogo gli utenti tradizionali e virtuali potranno costituire, aumentando rapidamente, l’aliquota di popolazione dominante: facilmente verificabile se si considera la sopra citata evoluzione, l’acculturarsi informatico e l’inesorabile scomparsa dei fruitori solo tradizionali.


 

Gift(wrap)ing New Media (in an Authentic Chilkat Blanket)
Ryan Griffis

A lot has been written in recent years about the "Gift Economy" operating within the confines of networked art and culture. This economy of information and ideas works in contrast to the monolithic economy of financial capital, or so it is said by many of its proponents. [...] The desire for technological progress to be evolutionary is blind utopianism at best and violently authoritarian at worst. To be sure, I don't want to criticize the practice of a gift economy, per se, but rather the belief that such an economic system exists apart from the necessities of expanding capital, with all its contradictions. One question I pose to myself is how to deal with the agoraphobia brought on by the "public spaces" of New Media, while hoping at the same time that the space for conflict grows, as history gives us reasons to fear the space that seems free from struggle.



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